Nel 2016 sono stati scoperti da un esploratore dilettante 13 chilometri di tunnel scavati durante la prima guerra mondiale in Francia. Mark Askat, dopo lunghi mesi di ricerca, ha scovato i ripari sotterranei che furono realizzati per fornire supporto da parte della American Expeditionary Force, inviata dal presidente degli Stati Uniti per supportare le truppe britanniche e francesi sul fronte occidentale.

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I tunnel raccontano la storia della guerra, vista dai soldati costretti a rimanere nel ventre della terra per sopravvivere: innumerevoli incisioni e bassorilievi sulle pareti rimangono unica testimonianza dei tanti uomini che hanno combattuto e sono morti in un paese così lontano dal proprio, un’inquietante capsula del tempo che riporta indietro l’orologio di molti anni, in un mondo politico che, ormai, non esiste più.

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Soldati al lavoro:

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Tutto il territorio nei pressi della rete di tunnel fu devastato da mine e trincee, e questo probabilmente ha fatto smarrire fino a oggi l’esatta localizzazione dei rifugi sotterranei scavati dalle truppe alleate.

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Sorprendentemente il tempo ha inghiottito un pezzo di storia, anche se ben documentato da fotografie e documenti storici.

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Convoglio in Marcia:

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Finora il ricordo della vita che i soldati trascorsero sotto terra era stato dimenticato, ma da quando Marc Askat ha trovato l’ingresso ai tunnel, uno scorcio di storia della prima guerra mondiale è ricomparso in tutta la sua drammaticità.

Oltre duecento incisioni testimoniano il tempo infinito trascorso nei sotterranei, e anche quando la vittoria sembrava irraggiungibile, l’arte ha aiutato queste persone a mantenere il morale più alto di quanto non fosse al piano superiore a livello terra.

Animali, simboli militari e massonici, “in memoriam” e ritratti, costellano le pareti dei tunnel, insieme a pensieri di carattere personale, di fronte ai quali è difficile restare indifferenti.

La divisione di fanteria statunitense arrivò a Saint-Nazaire, in Francia, il 27 settembre 1917. In totale, dopo 210 giorni di combattimento, morirono 1587 soldati e 12.077 rimasero feriti. I sopravvissuti tornarono negli Stati Uniti il 3 maggio 1919.

L’ingresso ai tunnel sarà sigillato con una porta di ferro, perché è necessario un lungo e costoso lavoro di bonifica. All’interno dei sotterranei, e anche nella foresta al di sopra, ci sono ancora molte bombe, granate e munizioni inesplose che rendono pericoloso l’accesso.

Le fotografie delle incisioni potrebbero essere, per molto tempo, l’unico modo per vedere queste drammatiche testimonianze, memoria storica del sacrificio di questi uomini altrimenti destinata a rimanere nascosta qualche metro sotto terra.

Fotografia di un soldato al lavoro:

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Fonte: Daily Mail

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.