In un’epoca nella quale Google Maps è disponibile in ogni smartphone di miliardi di persone sulla terra verrebbe da pensare che non esistano angoli sconosciuti del nostro pianeta, ma questo pensiero è ben lungi dall’essere realtà. E’ stata recentemente scoperta in Canada, nel “Wells Gray Provincial Park”, una grotta che potrebbe ospitare al suo interno un colosso come la Statua della Libertà e che, si ritiene, sia completamente vergine, ovvero inesplorata dall’uomo.

L’annuncio è stato fatto da John Pollack, speleologo e presidente della Royal Canadian Geographical Society, che precisa che la grotta è anche una delle più grandi del Canada, e che racconta la storia del suo avvistamento e della successiva prima esplorazione.

La grotta è stata scoperta all’inizio della primavera, quando un gruppo di biologi e ricercatori stavano conducendo un censimento sui caribù di montagna. Durante le operazioni hanno notato quello che, a prima vista, sembrava un buco nero sopra un pendio innevato. Il pilota dell’elicottero ha inviato le fotografie alla dottoressa Catherine Hickson, geologa che ha lavorato per decenni nel Geological Survey of Canada, e che ha condotto il suo dottorato di ricerca nel parco. La dottoressa  Hickson ha poi contattato un gruppo di esperti, incluso il signor Pollack, attrezzandosi per un’esplorazione di approfondimento.

Sotto, il Team di esplorazione:

Prima delle operazioni hanno dovuto attendere che la neve si sciogliesse del tutto, e il giorno scelto è stato il 9 settembre. La mattina si è alzato in volo un elicottero da Clearwater, nella parte nord-est del parco, in una zona che non ha praticamente mai visto la presenza dell’uomo.

Una volta trovatisi sopra la cavità è stato chiaro che si trattava effettivamente di un’immensa grotta “vergine”

La posizione esatta della grotta non è stata divulgata, in modo da non consentire a speleologi dilettanti e a turisti “di Instagram” (come sono stati definiti dal New York Times) di raggiungere questa zona incontaminata.

In una nota, il Ministero dell’Ambiente e dei Cambiamenti Climatici ha affermato che “si sta impegnando con le comunità locali per determinare se c’è importanza culturale o misure di protezione che devono essere considerate nella gestione di questo luogo remoto“. Amichevolmente, la grotta è stata soprannominata “la fossa di Sarlacc” a causa della sua somiglianza con l’antro della creatura del deserto vista in “Star Wars: Il ritorno dello Jedi”.

Lee Holliss, speleologo e membro della spedizione, ha affermato che: “Capisci quanto è grande solo quando sei lì, ma è difficile capirlo soltanto guardando la foto“. Hollis, cerchiato in rosso nella foto sottostante, è in piedi a destra della cavità.

L’apertura della grotta, chiamata in inglese swallet, è insolitamente grande: si estende per circa 100 metri di lunghezza e quasi 60 di diametro. La profondità è di 180 metri, ma probabilmente l’anfratto non finisce nella parte visibile, e quindi potrebbe articolarsi in cavità molto più lunghe. Il tentativo di scendere all’interno è andato a vuoto: nella grotta si trovano delle imponenti cascate d’acqua formate dallo scioglimento dei ghiacciai soprastanti, e quindi la spedizione è riuscita a calarsi per soli 80 metri di profondità. Dalla grotta, probabilmente, si crea un fiume che da vita a delle cascate, e che sgorga a circa 2 chilometri di distanza dalla grotta.

Il team di speleologi autori della scoperta hanno programmato altre due discese all’interno del “Pozzo di Sarlac” entro il 2020, quando le condizioni climatiche saranno (forse) migliori per la discesa sino alla sua base.

Sotto, il video aereo della grotta:

Categorie: Attualità

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...