Nel deserto del Negev, in Israele, ci sono i resti di un’antica città dei Nabatei, Shivta, che col passare dei secoli subì l’influsso dei bizantini prima e degli arabi poi, fino al suo totale abbandono, avvenuto attorno al IX secolo. Tre chiese a pianta basilicale, costruite tra il IV e il V secolo, garantivano la pratica del culto cristiano ai circa 2000 abitanti del villaggio, che poi convissero pacificamente con i musulmani, dopo il VII secolo.

La Chiesa settentrionale di Shivta

Fonte immagine: Wikipedia – licenza CC BY-SA 2.5

Il sito archeologico fu riscoperto alla fine dell’800, e da allora numerosi scavi sono stati condotti da diversi studiosi. La scoperta più emozionante però, è probabilmente quella fatta da Emma Maayan-Fanar, storica dell’arte all’Università di Haifa (Israele).

Pianta di Shivta con la posizione delle sue tre chiese

Lo scorso anno, mentre stava conducendo degli studi sui simboli religiosi tracciati sui muri delle antiche chiese e delle case in pietra di Shivta, Maayan-Fanar ha casualmente intravisto un paio d’occhi che la guardavano dall’alto della cupola del battistero, nella chiesa posta a settentrione (non conoscendone i nomi, le tre basiliche vengono indicate come settentrionale, centrale e meridionale).

La chiesa settentrionale


Dopo un momento di emozione, quasi di smarrimento, la studiosa ha realizzato che si trattava di resti molto sbiaditi di un ritratto di Gesù, raffigurato durante il suo battesimo nelle acque del fiume Giordano, in un affresco risalente all’incirca a 1500 anni fa.

Resti della scena del battesimo di Gesù

Dror Maayan, fotografo del team di ricerca e marito della storica, ha scattato le fotografie di quella che può essere ritenuta la più antica rappresentazione di Cristo finora rinvenuta in Israele, tanto rara quanto preziosa, perché pochissime immagini dell’epoca mostrano i dettagli del volto del profeta.

Il Battistero della Chiesa settentrionale

Un ritratto di Gesù molto compromesso, raffigurato nel momento della sua trasfigurazione, era stato precedentemente trovato nella chiesa meridionale di Shivta. Quel dipinto mostra solo il contorno del viso e un sopracciglio. Il ritratto individuato nel battistero, mostra invece una buona parte del viso di Cristo, che appare come un giovane con i capelli corti e ricci, il viso ovale, occhi grandi e naso piuttosto allungato.


Gesù viene rappresentato con le sembianze di un ragazzo, perché il battesimo era simbolo di una “nuova nascita”, accanto a una figura, più grande, di Giovanni il Battista.

Rappresentazione classica del battesimo di Gesù – Piero della Francesca – 1449

Immagine di pubblico dominio

L’immagine di Gesù trovata a Shivta appare molto diversa dalla classica iconografia cristiana, ma la rappresentazione di Cristo con una folta capigliatura corta e riccia, secondo quanto afferma Maayan-Fanar, era in realtà comune nei territori orientali dell’Impero bizantino, in particolare in Egitto, Siria e Palestina. Si tratta di una rappresentazione convenzionale del VI secolo, e non ovviamente delle reali sembianze di Gesù, mai descritte nei Vangeli.

I primi a notare le tracce di un dipinto sul soffitto del battistero furono gli archeologi che effettuarono degli scavi negli anni ’20, ma nessuno fece una descrizione della scena. Solo la fortuita circostanza di alzare gli occhi in un particolare momento della giornata, con una luce favorevole, ha consentito alla ricercatrice israeliana di vedere il volto di Cristo. Tuttavia, non sarebbe stato possibile arrivare a delineare i lineamenti del ritratto senza l’ausilio di attrezzature fotografiche ad alta risoluzione.

L’antico villaggio di Shivta fa parte dell’omonimo Parco Nazionale ed è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Dove non diversamente specificato, le immagini sono da attribuire a Dror Maayan – fonti: Cambridge UniversityAntiquity.

Categorie: Storia

Annalisa Lo Monaco

Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.