Correva il V secolo a.C., quel periodo della storia antica in cui diversi avvenimenti definirono molti aspetti e miti della società moderna. Le truppe persiane di Dario I tentarono di conquistare la piccola Grecia, che resistette eroicamente con i suoi generali Milziade, Leonida e Temistocle. Poco dopo ad Atene Pericle rese celebre la Democrazia mentre Fidia era il supervisore a capo del progetto per costruire il Partenone ed Erodoto registrava gli accadimenti nelle proprie “Storie”, le quali gli varranno il titolo, datogli da Cicerone 4 secoli dopo, di “Padre della Storia”.

Sotto, il Busto di Erodoto trovato nell’area di Porta Metronia, a Roma:

Proprio il celebre Erodoto di Alicarnasso, durante la sua giovinezza, aveva compiuto un viaggio in Egitto durato circa 4 mesi. Trovandosi all’ombra delle ormai già antichissime Piramidi, allora sotto il controllo dei persiani di Cambise II, lo storico di Alicarnasso descrive le famose “baris”, imbarcazioni egizie con “costole interne” di cui l’archeologia non aveva mai trovato riscontro tangibile.

La conferma alle parole di Erodoto è stata scoperta poco tempo fa presso la città di Heracleion, vicina al Cairo, oggi completamente sommersa nel Mediterraneo ma all’epoca principale porto d’Egitto.

Sotto, il Google Maps della Baia di Abū Qīr, dove a 2,5 chilometri dalla costa si trova la città di Heracleion:


I dubbi sulla testimonianza di Erodoto hanno sviluppato una discussione lunga secoli (se non millenni), riguardo la natura di queste imbarcazioni egizie. Grazie al lavoro degli esperti dell’Università di Oxford è stato finalmente identificato un esemplare della famosa “Baris”, incredibilmente intatto per circa il 70% della sua struttura.

Sotto, la descrizione delle Baris fatta da Erodoto, che ne osservò con occhio attento anche le fasi di costruzione:

I battelli egiziani per il trasporto delle merci sono costruiti in legno di acacia: un albero di aspetto similissimo al loto di Cirene, e da cui goccia della gomma. Tagliano da questa acacia pezzi di legno di circa due braccia, che mettono insieme come mattoni, costruiscono il battello come segue. Collegano i pezzi di legno, di due cubiti, con lunghi e frequenti cavicchi; e quando hanno costruito in questo modo vi tendono sopra delle traverse. Nessun uso di tavole laterali. Turano le commessure interne con papiro; e apprestano un solo timone, che passa attraverso la carena. Per l’albero adoperano l’acacia e per le vele il papiro, Questi battelli non possono risalire il fiume se non domina un forte vento, e vengono tirati da terra. Invece in discesa ecco come vanno. C’è un graticcio costruito di tamarisco, tenuto insieme da una stuoia di canne, e una pietra forata del peso di circa due talenti. La tavola vien gettata, legata a una fune, avanti al battello, che il fiume la porti – alla superficie-, e dietro, con un’altra fune, la pietra. La tavola sotto l’urto della corrente cammina veloce trascinando la baris, tal nome hanno appunto questi battelli, e la pietra, trascinata dietro e stando sul fondo del fiume, mantiene diritto il corso della navigazione. Gli egiziani hanno una grande quantità di questi battelli, di cui alcuni trasportano molte migliaia di talenti di carico“.

Nel recentissimo libro di Alexander Belov, “Ship 17: a Late Period Egyptian ship from Thonis-Heracleion (Oxford Centre for Maritime Archaeology)“, gli archeologi affermano che la struttura dell’imbarcazione è talmente prossima alla descrizione di Erodoto che si potrebbe supporre che non solo il tipo di nave sia quella descritta dallo storico, ma che il cantiere dove venne costruita fu il medesimo che osservò il “Padre della Storia” quasi 2.500 anni fa.

Nonostante risulti improbabile il recupero del relitto, possiamo osservare l’immagine sopra e pensare a quando Erodoto vedeva i battelli egizi scorrere sulle acque del Nilo, una testimonianza che ha fatto sognare gli storici per secoli e che oggi mostra tutta la sua antica bellezza.

Sotto, un video mostra alcune immagini dalla città sommersa di Heracleion:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...