Quella di Sarah Baartman, la Venere Ottentotta, è una storia triste, di emarginazione e discriminazione, di una vita vissuta alla mercé delle curiosità e dello scherno dell’uomo europeo. Saartjie Baartman, nome europeizzato dalla storia in Sarah, era una donna di etnia khoikhoi (detta anche ottentotta) vissuta dal 1789 sino al 1815, nata in quell’area dell’Africa meridionale che oggi corrisponde al Sudafrica, ma che al tempo rappresentava una porzione di territorio oggetto di continua disputa tra la Compagnia olandese delle Indie orientali e l’Impero britannico, che occupò la zona nel 1806 dividendola in quattro colonie: Colonia del Capo, del Natal, del Fiume Orange e del Transvaal.

Caricatura di Sarah Baartman

Fotografia di sconosciuto di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Rimasta orfana in tenerissima età – il padre fu ucciso mentre pascolava gli animali da una tribù di boscimani – Sarah andò a lavorare presso una famiglia di Città del Capo. Qui visse come una donna libera, ma in condizioni simili alla vita condotta dagli schiavi. Fu al servizio di un commerciante di schiavi nero, Peter Cesars, e poi nella casa di un olandese di Città del Capo. Si trasferì poi nella famiglia del fratello di Peter Cesars, Hendrik Cesars, fuori Città del Capo, dove viveva al fianco degli schiavi di famiglia pur non avendone lo stesso status sociale. La donna ebbe probabilmente due figli, morti in fasce, e una relazione con un soldato olandese, tale Hendrik van Jong, che finì quando il suo reggimento si spostò in un altro luogo.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

William Dunlop, un chirurgo militare scozzese che lavorava a vario titolo con alcune organizzazioni di schiavi di Città del Capo, ma che si preoccupava anche di fornire persone per gli “Zoo Umani” ottocenteschi, suggerì a Sarah di recarsi in Inghilterra per guadagnare esibendosi in spettacoli a tema esotico, tanto di moda a quei tempi. Sarah inizialmente oppose un fermo rifiuto, ma infine cedette a una condizione: anche Hendrik Cesars sarebbe dovuto andare con lei.

L’uomo inizialmente rifiutò, ma poiché si era coperto di debiti, nel 1810 accettò di andare in Inghilterra per supervisionare i contratti e gli show della Baartman. La nave partì per Londra nel 1810, e non v’è certezza se Sarah partì di sua spontanea volontà oppure costretta dagli uomini o dalle circostanze.

D’altronde la sua peculiarità fisica l’avrebbe fatta diventare un famoso fenomeno da baraccone

La giovane donna di colore, infatti, era dotata di due natiche molto sviluppate, una caratteristica che risaltava in un corpo che superava appena il metro e trenta di statura, che nella sua terra passava inosservata insieme a tante altre donne a lei simili, mentre nel Vecchio Continente faceva girare le teste e strabuzzare gli occhi di curiosità.

La sua particolarità fisica che veniva esibita, chiamata steatopigia (dal greco στέατος, grasso, e πυγή, gluteo, perciò dai grossi glutei), vale a dire la predisposizione ad accumulare grasso nella zona posteriore, era ed è tuttora una caratteristica comune tra le donne di molteplici etnie africane, anche in quella ottentotta cui Sarah apparteneva.

Ma Sarah nascondeva al pubblico la sua seconda peculiarità, che si definisce macroninfia, ovvero la rilevante dimensione delle labbra della sua vulva, che sporgevano per 8 centimetri circa.

Per nascondere le fattezze degli organi genitali portava sempre un piccolo indumento che li copriva durante le esibizioni

La dimensione delle natiche rappresenta una peculiarità di cui si trova traccia anche di carattere storico perché delle cosiddette veneri steatopigie, statuine di roccia raffiguranti donne dalle generosissime forme, vi sono rappresentazioni risalenti ad epoche remote, sino al Paleolitico. La più antica tra queste sarebbe una statuina in quarzite chiamata Venere di Tan-Tan, rinvenuta nel 1999 nell’omonima cittadina del Marocco e risalente ad un periodo compreso fra i 500.000 e i 300.000 anni avanti Cristo.

Venere di Tan-Tan

Fotografia di José-Manuel Benito – Opera propria di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

Sarah Baartman, concentrato di esotismi, dai tratti somatici del viso alle forme anatomiche, attirò una folla di curiosi alle sue esibizioni, facendo la fortuna degli avventurieri che avevano puntato su quella bizzarra scommessa.

Quando arrivò a Londra visse a Duke Street, nel quartiere di St. James, che era la parte più costosa della città. Il gruppo di casa era costituito da Sarah Baartman, Hendrik Cesars, Alexander Dunlop e due ragazzi africani, probabilmente portati illegalmente da Dunlop dal bacino di schiavi di Città del Capo.

Arrivati a Londra Dunlop riuscì a ottenere un contratto per esporre nella sala egiziana di Piccadilly Circus il 24 novembre 1810, dove la ragazza era l’attrazione e Cesars il presentatore della serata.

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Ma l’esibizione creò grande scandalo perché appena pochi anni prima, nel 1807, era stato approvato lo Slave Trade Act che aveva reso illegale la tratta degli schiavi. Cesars fu scambiato per un contadino Boero quando invece era un nero libero, e la questione finì in tribunale, dove i giudici tentarono di capire se Sarah si fosse esibita secondo la sua volontà oppure se fosse stata obbligata.

Qui le cronache non ci consentono di appurare se Sarah Baartman riuscì davvero a esprimere il suo pensiero oppure se fu costretta. Dopo tre ore di interrogatorio i giudici furono soddisfatti nel definire la Baartman come una donna libera, che si esibiva secondo la propria volontà, e che incassava la metà del compenso totale.

Lei e i suoi protettori vennero definitivamente rilasciati

La Venere Ottentotta

Fotografia di Libreria Martinet di pubblico dominio condivisa via Wikipedia

La pubblicità data dalla causa in tribunale aumentò la popolarità di Sarah e delle sue esibizioni, e la donna fu esposta in una fiera a Limerick, in Irlanda, nel 1812, e poi a Bury St Edmunds nel Suffolk. Il 1° dicembre del 1811 la Baartman fu battezzata nella cattedrale di Manchester, e inoltre si sposò lo stesso giorno, anche se non si sa chi fu lo sposo.

Degli anni fra il 1812 e il 1814 non rimane registrato molto ma si sa che, intorno al Settembre del 1814, Sarah fu condotta lontano dall’Inghilterra per trasferirsi in Francia sotto la protezione di un uomo, Henry Taylor, che, intravedendone le potenzialità, la propose a diversi imprenditori.

Taylor vendette Sarah ad un addestratore di animali, tale Réaux, che la espose in condizioni traumatiche per circa 15 mesi al Palais Royal della capitale francese.

Lontano dalla Gran Bretagna, Sarah divenne una schiava

La donna fu visitata da alcuni naturalisti francesi, tra cui Georges Cuvier, capo custode del serraglio del Muséum national d’Histoire naturelle, e fu oggetto di numerosi dipinti scientifici al Jardin du Roi, dove fu esaminata nel marzo 1815, e come riferì Frédéric Cuvier, fratello minore di Georges: “la ragazza era obbligata a spogliarsi e a farsi ritrarre nuda”.

In realtà la Baartman non veniva lasciata completamente nuda. Nonostante a lei sembrasse di essere davvero senza veli, indossava un piccolo grembiule che ne nascondeva i genitali, consentendole di mantenere un minimo di pudore in onore alla propria cultura. Anche quando le veniva offerto del denaro per rimuovere il velo Sarah non si spogliò mai del tutto, e quindi la sua particolare vulva non fu ritratta.

Poi, dopo mesi di condizioni di vita disumane, il 29 dicembre 1815 Sarah Baartman perì. Aveva solo 26 anni, e la causa del decesso fu individuata nel vaiolo, ma forse la donna era morta di sifilide o polmonite.

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A Parigi gli scienziati avevano disposto di Sarah come di una schiava, e venne riportato come le fosse addirittura stato messo al collo un guinzaglio. Cuvier, che aveva studiato approfonditamente la donna, nota nella sua monografia che il soggetto era intelligente, con un’ottima memoria, soprattutto per i volti. Oltre alla sua lingua madre, parlava correntemente l’olandese, un inglese passabile e un’infarinatura di francese. Descrive le spalle e la schiena come “aggraziate”, le braccia “snelle”, le mani e i piedi come “affascinanti” e “graziosi”. Aggiunge che era abile nel suonare l’arpa dell’ebreo, sapeva ballare secondo le tradizioni della sua terra e aveva una personalità vivace. Nonostante queste note sulla sua intelligenza, Cuvier poi diede un’interpretazione dei suoi resti, in accordo con le sue teorie sull’evoluzione razziale, facendone notare quelli che per lui erano “evidenti tratti scimmieschi”. Pensava che le sue piccole orecchie fossero simili a quelle di un orango e paragonò anche la vivacità della donna da viva alla rapidità di una scimmia.

Dopo la morte, Georges Cuvier, naturalista francese che si occupò di studiare la donna sia da viva sia da morta, ne asportò dal corpo il cervello, i genitali e l’intero scheletro, esposti per un lungo periodo – fino alla metà degli anni settanta del Novecento – al Musèe dell’Homme di Parigi.

La sua storia fu riscoperta dal grande pubblico negli anni ottanta con l’uscita del libro “The Hottentot Venus” di Stephen Jay Gould, e fu al centro di una discussione di Nelson Mandela, celebre attivista contro l’apartheid e padre spirituale dell’attuale Sudafrica, che dopo essere stato eletto presidente del suo Paese nel 1994 avanzò richiesta alla Francia per riportare in patria le spoglie di Sarah. I resti di Sarah tornarono in Sudafrica nel 2002, e oggi sono sepolti sotto una porzione di terreno nella valle del fiume Gamtoos.

Oggi a Sarah Baartman è dedicata una municipalità distrettuale di Port Elizabeth, in Sudafrica, mentre nella natia Città del Capo le è stata intitolata un’ala dell’università e il “Saartjie Baartman Centre for Women and Children”, un centro destinato a donne e bambini sopravvissuti alla violenza consumata tra le mura domestiche.

Luogo di sepoltura di Saartjie Baartman nella valle del fiume Gamtoos

Fotografia di NJR ZA condivisa via Wikipedia con licenza CC BY-SA 3.0

I tratti somatici di Sarah Baartman furono utilizzati per spiegare le teorie ottocentesche basate sul razzismo e sulle differenze fra le varie razze umane, teorie oggi completamente destituite di fondamento dalla scienza moderna. Si pensava che gli organi, i genitali e le natiche della Baartman fossero la prova del suo primitivismo sessuale e della sua somiglianza intellettuale a quella di un orango, nonostante il riscontro scientifico sull’intelligenza della donna avuto durante gli studi di Cuvier.

Caricatura di Sarah Baartman:

Sarah fu protagonista di una vita difficile, in cui fu l’attrice di uno spettacolo teso a ridicolizzarne i tratti somatici per il divertimento del popolo e per la giustificazione del razzismo e del colonialismo europei. La sua epopea si concluse in pochi anni di vita in Europa, ma la forza della sua sofferenza, lontana dalla sua terra e oggetto del pubblico ludibrio, rimane ancor oggi fortissima, simbolo delle lotte per i diritti delle donne e per quelli delle minoranze.

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Nel 2010, nel corso della 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, è stato presentato il lungometraggio “Venere nera”, incentrato sulla storia di Sarah Baartman, del regista franco-tunisino Abdellatif Kechiche e con l’attrice Yahima Torres nei panni della Venere Ottentotta.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...