Gli antichi esseri umani, i Neanderthal e i Denisovani erano geneticamente fra loro più prossimi degli orsi polari e degli orsi bruni, e così, come gli orsi, erano in grado di generare ibridi sani e fertili. La scoperta è stata fatta durante un recente studio da parte della School of Archaeology dell’Università di Oxford.

I risultati, pubblicati il 3 giugno sulla rivista Proceedings of the Royal Society B, mostra che i valori della distanza genetica tra l’uomo e i nostri antichi parenti erano inferiori alla distanza tra coppie di specie che sono note per ibridarsi facilmente e dar vita a giovani fertili.

Il professor Greger Larson, direttore della Paleogenomics & Bio-Archaeology Research Network (PalaeoBARN) di Oxford e autore senior dello studio afferma: “Il nostro desiderio di classificare il mondo in scatole ci ha portato a pensare alle specie come unità completamente separate. La biologia non si preoccupa di queste definizioni rigide date dagli esseri umani odierni e molte specie, anche quelle che sono distanti evoluzionalmente, si scambiano continuamente i geni fra loro. La nostra metrica predittiva consente una determinazione rapida della probabilità che due specie producano una prole ibrida fertile. Questa misura comparativa suggerisce che esseri umani moderni, uomini di Neanderthal e Denisova sono stati in grado di produrre giovani fertili”.

La lunga storia di accoppiamenti tra Neanderthal, umani e Denisovani è stata dimostrata solo di recente attraverso l’analisi degli antichi genomi. La capacità delle specie di mammiferi, compresi gli esseri umani antichi, di produrre prole ibrida fertile è di difficile prevedibilità, e la relativa fertilità degli ibridi rimane una questione aperta. Alcuni genetisti hanno persino affermato che i Neanderthal e gli umani fossero persino ai “limiti della compatibilità biologica”.

Il team di studio ha misurato le distanze genetiche per prevedere la fertilità della prima generazione di ibridi tra due specie di mammiferi. La misura viene dall’analisi dei dati delle sequenze di diverse specie che in precedenza avevano dimostrato di generare prole ibrida. Correlando la distanza genetica con la relativa prole ibrida è stato possibile dimostrare che maggiore è la distanza evolutiva tra due specie e minore è la probabilità che la prole sia fertile. I valori della distanza genetica sono stati utilizzati per determinare la soglia di fertilità.

Quando sono stati calcolati i valori della distanza genetica tra umani, Neanderthal e Denisova, erano minori dei valori tra diverse coppie di specie che sono celebri per dar vita a ibridi fertili, come orsi polari e orsi bruni o coyote e lupi. Ciò suggerisce che avremmo potuto prevedere l’esistenza di Neanderthal e Denisova nei nostri genomi non appena fossero state generate le prime sequenze genetiche.

Questo tipo di metriche può anche essere usato per prevedere la probabilità che due specie di mammiferi possano dare alla luce ibridi vivi, uno strumento utile che può trovare impiego nelle decisioni riguardo l’opportunità di mettere insieme alcuni animali diversi negli zoo.

Richard Benjamin Allen, primo autore congiunto dello studio, spiega: “Molte decisioni in biologia della conservazione vengono prese sulla base del fatto che animali diversi in grado di produrre ibridi in cattività vengono tenuti lontani. Tale approccio non considera il ruolo significativo che ha avuto l’ibridazione nell’evoluzione naturale, specialmente nelle popolazioni a rischio di estinzione. Il nostro studio può essere utilizzato per rendere più consapevoli i futuri sforzi di conservazione delle specie correlate in cui i programmi di ibridazione o maternità surrogata potrebbero rivelarsi alternative praticabili“.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...