Gli storici le chiamano sante anoressiche: sono delle monache che, seguendo la strada dell’estremo sacrificio, fatto di digiuni e penitenze, hanno imposto un particolare tipo di spiritualità, venendo canonizzate. L’anoressia, intesa come disturbo alimentare così come ne discutiamo oggi, trova tante corrispondenze nella storia della Chiesa, per via dei percorsi spirituali consistenti nelle astinenze dal cibo intraprese nel corso dei secoli da moltissimi religiosi. Fra loro, appunto, le sante anoressiche.

Quando si comincia a parlare di sante anoressiche?

Esiste una data precisa: è il 1985. In quell’anno a Chicago esce un libro dal titolo La santa anoressia. Digiuno e misticismo dal Medioevo a oggi (edito in Italia nel 1998 da Laterza) dove il termine indica con chiarezza tutte quelle religiose e mistiche che hanno raggiunto Cristo attraverso lo strumento del corpo.

Nel saggio – il cui autore è Rudolph M. Bell, professore universitario specializzato in Medioevo e storia delle religioni – sono elencate le analogie tra la moderna anoressia, una patologia ampiamente riconosciuta, e la scelta di vita di tante figure religiose (sante, beate, venerabili, serve di Dio) quali Chiara d’Assisi, Caterina da Siena o Angela da Foligno.

Monache che attraverso il digiuno hanno raggiunto anche la massima venerazione del popolo che in loro vedeva un’immagine di indissolubile fede dinanzi alle privazioni della quotidianità.

Sono numerose le donne che hanno deciso di dedicare la propria vita alla preghiera usando l’eucaristia come unico sostentamento alimentare

Il primo esempio di rilievo riportato dalla storia è quello di Chiara d’Assisi. Nel 1212, quando non ha neppure vent’anni, Chiara Scifi si unisce all’ordine di San Francesco e vive un’esistenza segnata da periodi di ferreo digiuno. Nonostante la vita di stenti muore alla soglia dei 60 anni, non prima di aver fondato l’ordine delle clarisse.

Sotto, un affresco di Chiara d’Assisi:

A cavallo tra il XIII e il XIV secolo Angela da Foligno, moglie e madre di famiglia, dopo una vita “selvaggia, adultera e sacrilega”, come scrive nel suo memoriale, si converte alla vita monacale dedicandosi al digiuno, secondo l’esempio di San Francesco d’Assisi, e alla contemplazione di Dio.

Santa Angela da Foligno in un

Nel 1347 nasce a Siena Caterina di Jacopo di Benincasa, ventiquattresima figlia del tintore Jacopo Benincasa e di Lapa Piacenti. Già dai 7 anni ha le prime apparizioni di Dio e inizia a praticare piccoli periodi di digiuno. Caterina non vuole mangiare, e quando i genitori e il confessore la costringono a nutrirsi vomita. Nel 1363 entra nell’ordine delle mantellate domenicane e va a vivere in una cella, da dove scriverà lettere e ne riceverà da numerosi credenti in cerca di un supporto spirituale. Debilitata dagli anni di digiuno morirà all’età di 33 anni.

Oggi Santa Caterina da Siena è santa, dottore della Chiesa e patrona d’Italia

Nel 1473, a Genova, la mistica Caterina Fieschi inizia un ferreo digiuno che manterrà per 23 anni, durante i quali si occuperà dei più poveri e degli ammalati. Santa Caterina da Genova supererà anche l’epidemia di peste del 1493 morendo nel 1510, a 63 anni.

Sotto, Santa Caterina da Genova:

In Spagna, e siamo nel 1536, Teresa Sánchez de Cepeda Dávila y Ahumada fugge da casa ed entra nel monastero delle carmelitane d’Ávila. La decisione di cibarsi solo dell’eucaristia la porta ad avere le visioni e le proverbiali estasi che costeranno a Teresa d’Ávila varie accuse di essere posseduta dal demonio. Una ribelle che ora è santa e dottore della Chiesa ma che ha dovuto attraversare parecchi secoli di scetticismo.

Sotto, Teresa d’Ávila dipinta da Rubens:

Sul finire del XVII secolo, nel 1693, la badessa e mistica di Città di Castello, Veronica Giuliani, afferma di aver visto Gesù. Egli le ordina di digiunare per tre anni. Santa Veronica Giuliani obbedisce e dopo poco tempo riceve le stimmate, i segni della Passione di Cristo.

Sotto, calco in cera di Veronica Giuliani:

Gli esempi non si fermano nemmeno con l’era dello sviluppo industriale e tecnologico e a Camigliano, un borgo del Lucchese, Gemma Galgani (nata nel 1878) comincia l’anoressia dopo la crisi finanziaria che manda in rovina la sua famiglia e diviene la prima stimmatizzata del XX secolo. Morì a soli 25 anni, nel 1903, e fu canonizzata da Papa Pio XI nel 1940.

Fotografia del 1900 di Santa Gemma Galgani:

Il 29 aprile 1923, nel giorno della beatificazione di Teresa di Lisieux, la tedesca Teresa Neumann, cieca e paralizzata dalla gioventù, ritrova la vista. Il 7 maggio 1925, poi, nel giorno della canonizzazione della santa francese, riesce anche a camminare. Da quel momento la sua vita sarà dedicata a Cristo e al digiuno: per 36 anni si nutre solo con la comunione sacramentale, affermando che pratica anche l’astinenza dal bere. Morì nel 1962 a 64 anni. La sua figura è in corso di beatificazione.

Sotto, fotografia di Teresa Neumann:

Tutte hanno visioni dell’Altissimo, tutte sostengono che il digiuno le avvicina a Dio, tutte sono decise a percorrere quella strada nonostante le sofferenze fisiche. Santa Caterina da Siena afferma: “Dio mi sazia talmente che mi è impossibile desiderare qualsiasi specie di cibo corporale“. Ancora più laconica Teresa d’Ávila: “Dio solo basta“.

Processi di penitenza che sono stati interpretati negli ultimi decenni come autentici disturbi anoressici

Gli storici infatti si ritrovano concordi nel dichiarare questa pratica come un’illuminazione ma anche come una malattia. Un contrasto alle convenzioni sociali, una forma di ribellione, ma anche una decisione conscia di privarsi dell’alimentazione per uscire in un certo senso dal proprio corpo, disincarnarsi:

Non essere più corpo, ma soltanto spirito

Decisioni drastiche che in epoca medievale giungono quasi in maniera naturale per una donna fortemente religiosa: siamo in un contesto nel quale le donne sono abituate a una rigorosa disciplina a tavola, a un contegno in favore di mariti e figli. Alle donne, ad esempio, è precluso il consumo di alimenti forti, come la selvaggina e il vino.

Ed è da questa ristrettezza nell’alimentazione che, secondo la scienza, derivano le allucinazioni che possono essere di vario genere, anche spirituale.

Una discussione tra scienza e fede che chiaramente ha i suoi sostenitori e i suoi detrattori

Ma una domanda sovviene: potrebbe esistere oggi, con i progressi della medicina, i sociologi e gli psicologi sempre più attenti ai problemi dell’anoressia e della salute, una nuova Teresa d’Ávila o una nuova Teresa Neumann, persone che riuscirebbero nell’intento di raggiungere la grazia di Dio attraverso il digiuno senza che la scienza e la società riescano a intervenire?

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".