Santa Cruz del Islote è una minuscola isola corallina, una tra le più piccole dell’arcipelago di San Bernardo, al largo della costa della Colombia. Misura solo 0,012 chilometri quadrati, ma ospita 1.200 residenti, dato apparentemente insignificante, ma che nasconde un’incredibile densità abitativa: 105.000 persone per chilometro quadrato.

Fonte immagine: Xibalba via Wikimedia Commons – licenza CC BY-3.0

Solo per fare un esempio, Santa Cruz del Islote è quattro volte più popolosa di Manhattan…ma non ha certo i servizi di New York: non esiste un sistema fognario, non c’è acqua corrente, e l’energia elettrica funziona per appena cinque ore al giorno, grazie a un generatore. L’acqua potabile viene portata da navi della Marina Militare colombiana, una volta ogni tre settimane. Dopo questa descrizione sorge spontanea una domanda:

Perché ci vive tanta gente?

La leggenda narra che circa 150 anni fa un gruppo di pescatori della città costiera di Baru, a 50 km di distanza, fosse alla ricerca di nuove acque dove gettare le reti quando incrociò questa piccola isola corallina, adagiata nelle cristalline e basse acque del Mar dei Caraibi.

Fonte immagine:  Xibalba via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Dato che si era fatto troppo tardi per tornare indietro, i pescatori decisero di accamparsi per la notte, rimanendo piacevolmente sorpresi dal fatto che sull’isola non ci fossero zanzare, cosa molto rara nella zona. La storia racconta che gli uomini dormirono così pacificamente quella notte che decisero di rimanere, per sempre.

Fonte immagine: Uhkabu via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Oggi, a Santa Cruz ci sono 90 case, due negozi, un ristorante, una discoteca e una scuola, compresse all’interno di un’area delle dimensioni inferiori a quella occupata, per esempio, da due campi da calcio:

E’ l’isola più densamente popolata della terra

Lo spazio è così limitato che molte delle strutture si estendono sull’acqua, sostenute da palafitte. Edifici a più piani avrebbero forse evitato la congestione attuale, ma le case qui sono tutte unifamiliari. L’unico spazio non occupato è un cortile che misura circa la metà di un campo da tennis, che durante le alte maree viene spesso coperto dall’acqua.

La maggior parte degli isolani si dedica alla pesca, oppure lavora presso hotel e resort sulle isole vicine. Per lungo tempo, la pesca ha rappresentato l’unica fonte di sostentamento, ma negli ultimi anni la quantità di pesce è molto diminuita, costringendo gli uomini del posto a trovare lavoro altrove.

Ora gran parte della loro economia dipende dal turismo. Sulla vicina isola di Mucura c’è un resort di lusso che offre ai turisti, tra le altre attività, la pesca, lo snorkeling o le immersioni, e molti residenti di Santa Cruz vi lavorano. Altri vendono ai turisti prodotti locali, come conchiglie, artigianato e specialità gastronomiche.

Fonte immagine: Uhkabu via Wikimedia Commons – licenza CC BY-SA 3.0

Nonostante le difficoltà, la gente del posto descrive la vita sull’isola come calma e tranquilla. Non vi è alcuna violenza o crimine, le porte di casa non sono mai chiuse, e anche i bambini sono descritti dagli insegnanti come “docili” e “più disciplinati” rispetto agli alunni di altre località.

Il generatore per l’elettricità viene acceso alle sette di sera, fino alle undici: questo è il momento dedicato alle soap opera trasmesse in televisione. In occasione di importanti partite di calcio, la gente comune unisce le risorse per comprare la benzina necessaria ad alimentare il generatore per qualche ora supplementare, in modo da poter guardare la partita in TV.

Fonte immagine: J.S. Echeverry Grisales via Wikimedia Commons – licenza CC BY 3.0

Juvenal Julio, un sessantaseienne istruttore di immersioni subacquee, pronipote di uno dei primi coloni dell’isola, dice che Santa Cruz del Islote è un paradiso. e aggiunge: “Io vivrò il resto dei miei giorni qui. E’ una vita gloriosa.”

Fonte immagine: Sofia Londoño via Flickr – licenza CC BY-NC-SA 2.0

Come il resto dei milleduecento abitanti dell’isola, Julio se ne andrà solo da morto, perché l’isola non ha spazio per un cimitero.

 

 

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.