Samurai – Ninja – Ronin e altri: le 7 Classi di Guerrieri Feudali Giapponesi

Il Giappone feudale viene comunemente ricordato come l’epoca dei samurai. Analogamente ai cavalieri dell’Europa feudale, questi rappresentavano l’aristocrazia guerriera, dotati di costose attrezzature, ma il tipo di guerriero non era solo il più classico “Samurai”…

Samurai

I Samurai iniziarono alla fine del primo millennio ad affermarsi come aristocrazia guerriera del Giappone. In principio furono arcieri a cavallo, per poi trasformarsi in spadaccini e combattenti corpo a corpo. La loro attrezzatura ed il loro abbigliamento fu differente nel corso dei secoli, ed in principio il braccio destro era libero per maneggiare con facilità arco e frecce.

Durante tutto il primo millennio l’armatura divenne pesante e coprente, difendendo sempre più il cavaliere da colpi ravvicinati. Lance, spade, pugnali e simili avevano vita dura nel trovare un varco fra le placche dell’armatura, che era spesso cruciale per salvare la vita del guerriero.

I comandanti degli eserciti erano in genere Samurai, che potevano rappresentare sia l’elité politica sia quella economica del paese. Questo tipo di guerriero era il più diffuso ed il principale, dal più piccolo dei feudatari sino all’Imperatore Giapponese. Solitamente i Samurai giuravano fedeltà al proprio Daimyō, che avrebbero servito in ottemperanza al rigidissimo codice comportamentale del Bushido.

Sohei

Dall’XI al XVI secolo il Samurai fu affiancato da un altro gruppo di combattenti d’elite: i Sohei. Questi erano monaci buddisti, sovente ospitati in monasteri. Il contingente più famoso di Sohei era presso Enryaku-Ji, il tempio principale del monte Hiei.

L’armatura dei monaci guerrieri era meno completa del Samurai, e veniva portata sopra l’abito monastico. L’arma che ne identificava l’ordine era la Naginata che, al contrario della Katana dei Samurai, era destinata ad un combattimento corpo a corpo da lontano, una specie di lancia da usare come una spada (foto sotto).

I Sohei erano spesso preziosi alleati dei Samurai, ma a volte finivano per essere avversari. I monaci guerrieri salvaguardavano infatti il monastero di appartenenza, il che significava che l’edificio ed i suoi abitanti non sarebbero potuti appartenere al Daimyō del Samuari.

Ikko-Ikki

Durante il XV secolo nacque l’ordine degli Ikko-Ikki, un gruppo di monaci Jodo-Shinshu buddisti. Essi credevano nella salvezza totale dell’umanità, non legata a classi come ai monaci buddisti tradizionali. Gli Ikko-Ikki furono sostanzialmente una forza di combattimento popolare che garantì l’indipendenza di alcune regioni dalle violenze dei signorotti locali. Nella provincia di Kaga, nel 1488, riuscirono addirittura a prendere il controllo dell’intera regione, prima dell’unificazione del Giappone di poco successiva.

Purtroppo la storiografia moderna è riuscita a raccogliere informazioni lacunose riguardo questo genere di guerrieri, che possiamo immaginare come qualcosa di simile alle rivolte contadine europee, ma intrise di una profonda dedizione religiosa.

Ronin

Essere un samurai non era semplicemente diventare un guerriero. Significava far parte di una chiara gerarchia, conoscere il proprio posto e difenderlo. A volte i Samurai perdevano il proprio posto nella scala sociale, e ciò accadeva quando il Daimyō moriva o cadeva in disgrazia, lasciando il guerriero senza padrone.

Sopra, il santuario dei 47 Ronin

Il samurai diventava quindi un Ronin “Uomo delle Onde”, e combatteva come mercenario. Durante gli stravolgimenti a cavallo fra il XV ed il XVI secolo il lavoro era abbondante, anche per i Ronin, ma quando il Giappone fu unificato per loro rimase poco da fare.

Ninja

Come risaputo in tutto il mondo, essi erano gli assassini segreti del Giappone, ma di loro, contrariamente a quanto si crede, sappiamo pochissimo. La parola “Ninja” è densa di significati, basati su esagerazioni ed incertezze, il tutto in salsa storica.

Di loro sappiamo con certezza che non si battevano sul campo di battaglia (se non in uno o due casi documentati), ma che erano servitori del Daimyō in modo segreto. Fra questi signori feudali, spesso in competizione fra loro, la gara ad avere i migliori ninja era spietata, ed il daimyō Uesugi Kenshin, che morì nel 1578, fu ucciso da un ninja che aveva trascorso alcuni giorni nascosto nella sporcizia di un gabinetto. Stava aspettando l’occasione per colpire nel momento più vulnerabile la propria vittima.

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

I Ninja vestivano di nero durante la notte, mentre di giorno erano vestiti in marrone. Le loro armi principali erano il silenzio e l’ombra, ma si avvalevano anche di Katane, di shuriken, che erano tutta una serie di armi da lancio di piccole dimensioni, di arco e frecce, di esplosivi, a volte anche solo stordenti, e di molte altre invenzioni pensate soltanto per lo spionaggio e l’assassinio.

Ashigaru

Gli Ashigaru furono impiegati a partire dalla fine del XIII secolo, durante le invasioni del Giappone da parte dei Mongoli, anche se ancora non erano stati nominati in questo modo. Gli Ashigaru erano sostanzialmente la fanteria semplice, un corpo di combattenti poco addestrati che dovevano aiutare i samurai negli attacchi, o nelle difese.

Il ruolo degli Ashigaru cambiò decisamente quando venne importato l’archibugio, nel 1543 dai Portoghesi, che rese il ruolo della fanteria assolutamente decisivo rispetto ai cavalieri pesanti. Con i fucili, anche i soldati meno addestrati divennero più efficaci, e rappresentarono un sostanziale aiuto per gli eserciti di Samurai.

Fotografia di Sasha Zemp condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

L’armatura non era ricca come quella dei prestigiosi cavalieri al servizio dei Daymio, ma consisteva in una veste in panno coperta di placche d’acciaio.

Tsukai-ban

Ultimi ma non certo per importanza, gli Tsukai-ban erano i messaggeri medioevali giapponesi, i soldati che portavano le comunicazioni fra il fronte della battaglia e il comando generale, o fra eserciti a diverse centinaia di chilometri di distanza. Ogni Daymio che si rispettasse era dotato di un proprio corpo di messaggeri, che utilizzava sia in battaglia sia in periodo di pace.

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...