Rudolf Hoss: Comandante ad Auschwitz

Quando mi trovo a fare ricerche su coloro che hanno preso parte allo sterminio dei campi di concentramento non incontro praticamente mai persone pentite delle proprie azioni. Chi era sicuro dello sterminio lo ha fatto con consapevolezza di intento, e chi invece era convinto di eseguire solo degli ordini lo ha fatto con la famosa efficienza tedesca. Josef Mengele, Irma Grese, Josef Kramer e tanti altri erano convinti non solo di eseguire degli ordini ma di eseguire ordini giusti. Adolf Eichmann è il più celebre funzionario convinto di aver fatto al meglio il proprio lavoro, che considera organizzativo e non di sterminio. Il caso di Rudolf Höss a mio parere assomiglia ad Eichmann, con la differenza che Höss a un certo punto si rende conto dell’enormità di quel che è successo. Tengo a dire che è una mia opinione, quindi se volete approfondire andate a leggere altre fonti, è fondamentale per farsi un’opinione completa. Prima di parlarvi della sua vita voglio leggervi due stralci di messaggi che invia dal carcere, quando è ormai certo di essere condannato a morte, il primo è al figlio:

“Mio caro Klaus! Tu sei il più grande. Non accettare acriticamente e come incontestabilmente vero ciò che ti viene rappresentato. Impara dalla mia vita. Il più grave errore della mia vita è stato credere fedelmente a tutto ciò che veniva “dall’alto” senza osare d’avere il minimo dubbio circa la verità che mi veniva presentata. Cammina attraverso la vita con gli occhi aperti. Non diventare unilaterale: esamina i pro e i contro di tutte le cose. In ogni tua impresa non lasciare parlare solo la tua ragione, ma ascolta soprattutto la voce del tuo cuore.”

Il secondo messaggio è per il procuratore di stato:

“La mia coscienza mi costringe a fare la seguente dichiarazione. Nella solitudine della mia cella, sono giunto all’amara consapevolezza di aver peccato gravemente contro l’umanità. Come Comandante di Auschwitz, ero responsabile dell’esecuzione di parte dei crudeli piani di distruzione umana del “Terzo Reich”. Così facendo ho inflitto terribili ferite all’umanità. Ho causato sofferenze indicibili al popolo polacco in particolare. Devo pagare per questo con la mia vita. Possa il Signore Dio perdonare un giorno ciò che ho fatto. Chiedo perdono al popolo polacco. Nelle carceri polacche ho sperimentato per la prima volta cosa sia la gentilezza umana. Nonostante tutto quello che è successo, ho sperimentato un trattamento umano che non mi sarei mai aspettato e che mi ha profondamente fatto vergognare. Che i fatti che stanno emergendo sugli orribili crimini contro l’umanità rendano impossibile per sempre il ripetersi di atti così crudeli”.

Ho voluto leggervi questi due pezzi perché abbiate da subito un quadro completo della situazione, non polarizzato dal semplicismo dello studio scolastico della storia. E’ chiaro che i criminali rimangono criminali e Höss è un criminale, ma credo che sia importante, anche per capire i fatti che ancor oggi accadono in ogni parte del mondo quando c’è un conflitto, comprendere che moltissimi uomini hanno più sfaccettature, che cambiano nel corso del tempo, e che alcuni si trovano in un gioco più grande di loro. Non so se sia il caso di Rudolf Höss, ma è qualcosa su cui riflettere.

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Rudolf Höss nasce a Baden-Baden in una rigida famiglia cattolica e vive con i genitori, Franz e Lina Höss. Rudolf è il maggiore di tre figli e l’unico maschio. E’ un bambino solitario, senza nessun amichetto fino all’inizio della scuola elementare. Suo padre è un ex ufficiale dell’esercito che aveva prestato servizio nell’Africa orientale tedesca, e in quel periodo ha un negozio dove vende tè e caffè. Il rigidissimo Franz educa il figlio con una disciplina militare e rigorosi precetti cattolici, e per il bambino prevede una carriera da sacerdote. Rudolf Höss cresce quindi con la fanatica convinzione dei doveri morali dell’uomo. Durante i primi anni di vita conosce l’enfasi del peccato, della colpa e della necessità di fare penitenza. Oggi può sembrarci assurdo ma per l’epoca era un’educazione abbastanza tipica, soprattutto lontano dalle grandi città, e Rudolf non rappresenta un’eccezione ma piuttosto la regola.

Quando comincia la Prima Guerra Mondiale Höss è ancora giovanissimo, ma va a prestare servizio in un ospedale militare. Il padre muore nel 1916 e a quattordici anni Rudolf, forse spinto da quel senso del dovere che gli aveva insegnato, si arruola nel vecchio reggimento del padre e del nonno, il 21° Dragoni dell’esercito tedesco, dove lo prendono soltanto perché ha mentito sull’età.

A 15 anni Höss combatte con la Sesta Armata ottomana a Baghdad, a Kut-el-Amara e in Palestina. Diventa testimone del genocidio armeno e del genocidio assiro, eventi che però non vengono menzionati nelle sue memorie. In Turchia diventa Feldwebel (sergente in capo) e a 17 anni è il più giovane sottufficiale di tutto l’esercito tedesco. Il ragazzo viene ferito tre volte e cade vittima della malaria, ma si riprende e viene insignito della Mezzaluna di ferro, della Croce di ferro di prima e seconda classe e altre decorazioni. Quando la notizia dell’armistizio raggiunge Damasco Höss e altri decidono di non aspettare che le forze alleate li catturino ma di provare a tornare a casa. Attraversano persino il territorio nemico della Romania, ma riescono a passare indenni e raggiungono la Baviera.

Höss torna a scuola e prende il diploma, poi si unisce ad alcuni dei gruppi paramilitari nazionalisti emergenti, prima il Corpo dei Volontari della Prussia Orientale e poi i Freikorps “Rossbach” nella zona del Baltico, in Slesia e nella Ruhr. Höss partecipa ad attacchi contro i polacchi durante le rivolte della Slesia contro i tedeschi e contro i francesi durante l’occupazione francese della Ruhr. Dopo aver ascoltato un discorso di Adolf Hitler a Monaco, Höss si iscrive al Partito nazista nel 1922 (con la tessera numero 3240) e rinnega la sua fede nella Chiesa cattolica. E’ un ragazzo totalmente cambiato dalla guerra, intriso di valori nazionalisti e scontento della situazione politica della Germania.

Il 31 maggio 1923, nel Meclemburgo, Höss e alcuni membri dei Freikorps ammazzano un insegnante del posto, Walther Kadow, su richiesta del supervisore della fattoria Martin Bormann, che in seguito sarebbe diventato segretario privato di Adolf Hitler. Probabilmente Kadow aveva fatto una soffiata: aveva detto alle autorità francesi che il soldato Albert Schlageter , anche lui dei Freikorps, stava conducendo operazioni di sabotaggio contro le linee di approvvigionamento francesi.

Schlageter viene arrestato e giustiziato il 26 maggio del 1923 e subito dopo Höss e diversi complici, tra cui Bormann, si vendicano con Kadow. Ma quel delitto viene denunciato e Höss è arrestato e processato come capobanda. In seguito dirà che era un altro il responsabile, ma a processo accetta la condanna come leader del gruppo armato. Nel 1924 viene condannato a 10 anni di carcere, mentre Bormann riceve una condanna di un anno.

Esce di prigione dopo 5 anni, nel luglio 1928 grazie a un’amnistia generale, e si unisce alla Lega Artaman, un movimento anti-urbanizzazione o di ritorno alla terra, che promuove uno stile di vita basato sulle fattorie. Nel ’29 si sposa con Hedwig Hensel, da cui avrà poi 5 figli, e conosce Heinrich Himmler.

Il 1° aprile 1934 Höss entra nelle SS su chiamata di Himmler, e nello stesso anno passa alle SS-Totenkopfverbände, le Unità della Testa della Morte.

Nel dicembre del ’34 viene assegnato al campo di Dachau, il primo dei campi nazisti, dove inizia la carriera legata ai campi di concentramento e dove è capo blocco. Il suo mentore diventa l’allora generale di brigata delle SS Theodor Eicke, organizzatore del sistema dei campi di concentramento nazisti.

Eicke è brutale, spietato e tremendamente efficiente, e trasferisce queste caratteristiche a Höss, che forse è crudele quanto lui, tutto nell’ottica di un efficiente sistema di sterminio dei membri non desiderati della società.

Nel 1938, Höss viene promosso capitano delle SS e nominato aiutante di Hermann Baranowski nel campo di concentramento di Sachsenhausen. E’ lì che guida il plotone d’esecuzione che, su ordine di Himmler, il 15 settembre 1939 uccide August Dickmann, testimone di Geova e primo obiettore di coscienza a essere giustiziato dopo l’inizio della guerra. E’ Höss che spara il colpo di grazia con la sua pistola.

In questo periodo che Rudolf Höss inizia ad avere un comportamento disumano, quello che lo consegna alla storia come criminale contro l’umanità.

Il 18 gennaio del 1940 è a Sachsenhausen e ordina ai prigionieri che non lavorano di stare all’aperto. Fuori ci sono -26 gradi e la maggior parte di loro non ha né cappotto né guanti. Quando qualcuno tenta di portare i più deboli in infermeria Höss fa chiudere le porte. 78 muoiono assiderati nel giro di poche ore, mentre altri 67 durante la notte. Li ha uccisi tutti, ma li ha fatti soffrire inutilmente.

Il 4 maggio del 1940 Höss viene inviato a valutare la fattibilità di un campo di concentramento nella Polonia Occidentale, un territorio che la Germania ha annesso dopo l’inizio della guerra. Quel campo ha un nome che diventerà sinonimo di morte e genocidio: Auschwitz.

Il campo viene costruito intorno a una vecchia caserma dell’esercito austro-ungarico. Höss organizza e comanda il campo per tre anni e mezzo, durante i quali amplia la struttura originale in un complesso tentacolare noto come campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. La richiesta iniziale ad Höss era di creare un campo di smistamento per circa 10.000 internati, e non è previsto che diventi la più grande macchina di sterminio nazista. I primi detenuti di Auschwitz sono prigionieri di guerra sovietici e polacchi, tra cui contadini e intellettuali. Ne arrivano 700 nel giugno del 1940, e viene detto loro che non sarebbero sopravvissuti più di tre mesi.

Dopo l’approvazione della soluzione finale contro gli ebrei Auschwitz si trasforma, e riesce a cambiare grazie all’efficienza di Rudolf Höss.

Al suo apice, Auschwitz comprende tre strutture separate: Auschwitz I, Auschwitz II-Birkenau e Auschwitz III-Monowitz. Auschwitz I è il centro amministrativo del complesso; Auschwitz II Birkenau è il campo di sterminio dove vengono commessi la maggior parte degli omicidi mentre Auschwitz III Monowitz è il campo di lavoro per gli schiavi della Farbenindustrie e, successivamente, di altre industrie tedesche.

Nel giugno del 1941 Höss viene convocato a Berlino per un incontro con Himmler “per ricevere ordini personali”. Himmler gli comunica che Hitler ha dato l’ordine per la “Soluzione Finale”.

E’ sempre Höss che racconta, quindi non abbiamo una seconda fonte con cui confrontare le affermazioni. Rudolf spiega che Himmler ha scelto Auschwitz per lo sterminio degli ebrei perché è raggiunto dalla ferrovia e perché è quasi completamente isolato, inaccessibile dall’esterno. Himmler descrive quel progetto come una “questione segreta del Reich” e dice a Höss di non parlarne con l’SS-Gruppenführer Richard Glücks, capo del sistema di campi nazisti gestiti dall’Unità Testa della Morte. Höss spiega che è tutto un segreto: “a nessuno è permesso di parlare di queste questioni con nessuno e tutti hanno promesso a costo della vita di mantenere la massima segretezza”. Himmler dice ad Höss che avrebbe ricevuto tutti gli ordini operativi da Adolf Eichmann, che arriva al campo quattro settimane dopo.

Höss inizia a testare e perfezionare le tecniche di sterminio di massa il 3 settembre 1941. Il suo lavoro porta Auschwitz a diventare lo strumento più efficace per lo sterminio nazista, il simbolo più potente dell’olocausto.

Ogni giorno arrivano al campo diversi treni che trasportano migliaia di prigionieri. Questi vengono sottoposti a selezione: chi può lavorare viene spedito alle baracche, gli altri direttamente alle camere a gas. All’inizio sono dei piccoli bunker di gassazione nascosti nei boschi a funzionare come strumento di morte, poi a Birkenau vengono costruite quattro grandi camere a gas e crematori per rendere il processo dell’uccisione più efficiente.

Höss sperimenta diversi metodi. Lo fa con una disumanità impressionante, lui porta a termine il compito che gli è stato assegnato, con totale apatia e distacco, secondo quel che racconterà in seguito non con un intento diabolico. A noi può sembrare disumano ma all’epoca era questa la mentalità che serpeggiava fra le SS che non erano fanatiche. Ci dicono cosa fare e noi lo facciamo, non ne abbiamo responsabilità. Assurdo per noi ma non per loro, se riusciamo per un secondo ad entrare nella logica del luogo e del tempo.

Secondo la testimonianza di Eichmann al processo del 1961, Höss gli spiega che per le prime uccisioni usa dei filtri di cotone imbevuti di acido solforico, e che poi l’acido viene cambiato da solforico a cianidrico, il celebre Zyklon B, dopo che il suo vice Karl Fritzsch lo aveva testato su un gruppo di prigionieri russi nel 1941. Con quel gas le vittime impiegano dai 3 ai 15 minuti per morire, e gli addetti del campo aprono la porta mezz’ora dopo aver udito l’ultimo urlo. Le difficoltà che incontra non sono nell’uccisione dei prigionieri, ne avrebbero potuti uccidere molti di più, ma nel disfacimento dei corpi, che è lento anche con i forni sempre accesi.

Höss è impeccabile, un ingranaggio perfetto dell’infernale macchina nazista. Quasi impeccabile. Nel 1942, ha una relazione con una prigioniera politica di Auschwitz, si chiama Eleonore Hodys. Si infatua a prima vista, la porta a lavorare nella villa in cui vive con la famiglia appena fuori del campo, la mette a dormire in una stanza da sola e con lei ha una relazione sessuale duratura, fino a quando non rimane incinta. Höss non vuole che la moglie scopra quella sua scappatella e mette Eleonore agli arresti in una cella al campo, ma poi la fa rilasciare. La donna abortisce e viene trasferita a un altro campo, a Dachau, dove nel 1945 racconterà delle condizioni di vita ad Auschwitz e della sua relazione agli alleati inglesi, che la libereranno.

Ma quel peccato non è passato inosservato, e il magistrato delle SS Georg Morgen e il suo assistente Wiebeck indagano sul caso nel 1944, interrogano sia la Hodys sia Höss e vogliono incriminare il capo del campo di concentramento. Agli inquirenti non interessa solo la relazione clandestina, che sarebbe poca cosa, ma anche gli oggetti degli internati che Höss ha sottratto al terzo Reich. Secondo l’internato Hermann Langbein questi sarebbero talmente tanti che avrebbero richiesto due vagoni interi per esser portati via quando Höss viene trasferito. Le inchieste però si incagliano, uno dei collaboratori di Morgen scompare nel nulla e il caso viene insabbiato.

Il 10 novembre del ’43 Höss viene sostituito come comandante ad Auschwitz, gli subentra Arthur Liebehenschel, e viene mandato a fare il dirigente dell’Ufficio principale economico e amministrativo delle SS, oltre che vice dell’ispettore dei campi di concentramento sotto Richard Glücks.

L’8 maggio 1944 Höss torna ad Auschwitz per supervisionare la Ungarn-Aktion, ribattezzata da subito Operazione Höss, con la quale 430.000 ebrei ungheresi vengono trasportati al campo e uccisi in 56 giorni. Nonostante quella macchina di morte fosse stata studiata alla perfezione il numero di corpi è ingestibile, e il personale del campo è costretto a smaltire migliaia di cadaveri bruciandoli in fosse aperte. Soltanto nei mesi di maggio e giugno vengono gasati quasi 10.000 ebrei al giorno. Ma gli ungheresi sono troppi, e il numero di persone supera la capacità delle camere a gas e dei crematori, quindi si organizzano esecuzioni di massa nelle fosse. Gli ebrei vengono costretti a spogliarsi e poi condotti dai Sonderkommando in un luogo nascosto, dove vengono fucilati e poi gettati nelle fiamme.

Dopo aver completato lo sterminio degli ebrei ungheresi Höss torna a Oranienburg, sede dell’Ispettorato ai campi di concentramento, e deve organizzare lo sgombero di tutte quelle strutture che sono ormai sulla linea del fronte, compresa Auschwitz.

Seguendo le direttive di Himmler fa distruggere tutte le camere a gas, i forni crematori e le strutture dei campi, poi ordina di iniziare le marce della morte, attraverso le quali muoiono decine di migliaia di persone. Ma poi la guerra finisce davvero, per fortuna. Nel suo ultimo incontro con Heinrich Himmler il gerarca gli consegna una capsula di cianuro e gli suggerisce di nascondersi fra le fila della Kriegsmarine. Lì gli alleati (forse) non lo avrebbero scoperto. Rudolf Höss diventa Franz Lang, e dopo la guerra si nasconde lavorando come giardiniere a Gottrupel con la sua famiglia e sfugge all’arresto per quasi un anno. Nel 1946, Hanns Alexander, un ebreo tedesco fuggito in Inghilterra nel 1936 diventato un cacciatore di nazisti, riesce a scoprire la posizione di Höss.

Alexander va a casa degli Höss con un gruppo di militari, molti dei quali ebrei. Gli uomini interrogano la figlia di Höss, Brigitte, ma non cavano un ragno da un buco; dopo i soldati iniziano a picchiare suo fratello Klaus, e la moglie di Höss dice loro la posizione del marito. Secondo Alexander, Höss tenta di mordere la pillola di cianuro una volta scoperto dai soldati, ma il trucco non riesce. All’inizio Höss nega la sua identità, dice che è solo un giardiniere, ma Alexander ha visto la sua fede nuziale e gli ordina di toglierla. “Se non la togli ti tagliamo il dito”, e così scopre il nome di Rufolf Höss all’interno.

Höss testimonia al Tribunale militare internazionale di Norimberga il 15 aprile 1946, dove fornisce un resoconto dettagliato dei suoi crimini. Purtroppo lui indica la sua testimonianza come estorta con la tortura e la violenza, quindi quelle carte processuali potrebbero indicare affermazioni fuorvianti. Ritratta anche sul numero di persone che muoiono nel campo di Auschwitz.

Il 5 Aprile1946 dice: “Ho comandato Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e stimo che almeno 2.500.000 vittime siano state giustiziate e sterminate lì con i gas e i roghi, e almeno altro mezzo milione sia morto di fame e di malattie, per un totale di circa 3.000.000 di morti”. Quando viene accusato di aver ucciso tre milioni e mezzo di persone, Höss risponde: “No. Solo due milioni e mezzo, il resto è morto di malattia e di fame”.

Il 25 maggio 1946, Höss viene consegnato alle autorità polacche e il Tribunale Nazionale Supremo in Polonia lo processa per omicidio. Nel suo saggio sulla Soluzione Finale ad Auschwitz, che scrive a Cracovia, Höss rivede il numero di morti:

“Io stesso non ho mai conosciuto il numero totale e non ho nulla che mi aiuti a fare una stima. Posso solo ricordare le cifre relative alle azioni più grandi, che mi venivano ripetute da Eichmann o dai suoi vice”. Dalla Slesia 250.000. Dalla Germania e Theresienstadt 100.000. Dall’Olanda 95.000, dal Belgio 20.000, dalla Francia 110.000, dalla Grecia 65.000, dall’Ungheria 400.000 e dalla Slovacchia 90.000, per un totale di 1 milione e 130 mila vittime.

Il processo si svolge dall’11 al 29 marzo 1947, e Höss ovviamente finisce condannato a morte. Il 16 Aprile 1947 viene portato nei pressi di Auschwitz e impiccato, poi il suo corpo viene cremato e le sue ceneri disperse nei boschi vicino al campo.

Durante tutto il processo si mostra apatico, assente, parla di cifre di persone morte come se si trattasse di capi di bestiame, niente di più. Aveva portato a termine quanto gli era stato richiesto senza mettere in discussione nulla, senza immaginare che sarebbe potuto essere diverso. Gli inglesi lo massacrano di botte per fargli dire quel che vogliono, ma è di fronte all’umanità dei polacchi che si pente, che si redime. “Nelle carceri polacche ho sperimentato per la prima volta cosa sia la gentilezza umana. Nonostante tutto quello che è successo, ho sperimentato un trattamento umano che non mi sarei mai aspettato e che mi ha profondamente fatto vergognare. Che i fatti che stanno emergendo sugli orribili crimini contro l’umanità rendano impossibile per sempre il ripetersi di tali atti crudeli”.

Poco prima dell’esecuzione, Höss torna un fedele della Chiesa cattolica. Il 10 aprile 1947 riceve il sacramento della penitenza da padre Władysław. Il giorno successivo il sacerdote gli fa fare la Comunione.

Il 16 aprile 1947 Rudolf Höss viene impiccato. Alcuni ex prigionieri del campo chiedono che l’esecuzione venga eseguita ad Auschwitz, quella macchina infernale che aveva amministrato e realizzato. Sono presenti circa 100 testimoni, tra cui ex prigionieri e vari funzionari del governo polacco. Quella di Höss è l’ultima esecuzione pubblica svolta in Polonia.

Prima di morire scrive alla moglie:

“Sulla base delle mie attuali conoscenze, oggi lo posso capire chiaramente, e per me in modo grave e amaro, l’intera ideologia del mondo in cui credevo così fermamente e incrollabilmente era basata su premesse completamente sbagliate, e doveva assolutamente crollare un giorno. E quindi le mie azioni al servizio di questa ideologia erano completamente sbagliate, anche se credevo fedelmente che l’idea fosse corretta”.

Rudolf Höss è stato uno dei responsabili del più grande crimine contro l’umanità, quello che si potrebbe definire un mostro. Però a differenza di tanti altri, che sono rimasti fermi nelle loro convinzioni anche dopo la guerra, anche dopo i processi, Rudolf Höss probabilmente si è reso conto di quel che aveva fatto. Chissà, forse si era davvero pentito…


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