Ritorno in Italia: un anno dopo

La nostra ricerca sta quasi giungendo al termine e, in questa occasione vogliamo parlarvi del viaggio in Italia di Elena e del suo ritorno in Cina. Iniziamo subito col dire che la situazione pre-partenza era leggermente diversa rispetto a quella di un anno fa (si legga l’articolo https://www.vanillamagazine.it/si-ritorna-in-italia-un-nuovo-viaggio-e-nuovi-sviluppi/): questa volta più che di adattarsi, si è trattato di un ri – ambientarsi. In aeroporto per esempio, la bambina si è sentita fin da subito a suo agio, mostrando maggiore autonomia, comprensione delle regole sociali, quindi lo stare insieme ad altre persone. Elena sta crescendo e anche da questo si può capire quanto siano fondamentali le nozioni imparate alla scuola e il continuo supporto dei genitori.

L’anno scorso, per  la prima volta, Elena affrontava un viaggio molto lungo: nonostante la mamma le avesse prima presentato l’ambiente, le dinamiche di decollo e di atterraggio attraverso immagini accompagnate da descrizioni, gioco di ruolo, per la bambina era ancora tutto da scoprire.

Qual è stata la sua reazione appena arrivata a casa dei nonni? Complice anche la stanchezza, la bambina è sembrata un po’ timida e ha presentato qualche difficoltà nell’esprimersi in italiano ma, dal secondo giorno, le cose sono via via cambiate: ha iniziato a relazionarsi con tutti, utilizzando la lingua cinese solo durante qualche scambio con il padre o i nonni paterni. È gradualmente uscita la “parte italiana” di Elena e l’abilità di adattarsi a situazioni e ambienti diversi che caratterizzano i bambini esposti a più culture. 

Nonostante la piccola sia rimasta in Italia “solo” tre settimane, Federica ha notato dei progressi che riguardano sia la sfera linguistica che quella relazionale. Se, prima di partire l’esposizione alla lingua italiana era ridotta, in questi giorni è aumentata in modo evidente, lasciando poco spazio al cinese e anche all’inglese. Dal punto di vista linguistico, il lessico si è arricchito, sia a livello colloquiale che scolastico, grazie anche alla visione di alcuni documentari per i più piccoli. 

L’utilizzo di una metodologia adeguata, i frequenti stimoli, la vicinanza dei genitori, l’apporto del bilinguismo hanno reso Elena una bambina molto curiosa, che non si lascia sfuggire ciò che ha intorno, ma ne approfitta per imparare e acquisire nuove competenze e successivamente trasmetterle a chi ha vicino. Non a caso, alla piccola piace giocare a “fare l’insegnante”: lei fa lezione e i genitori, i nonni, gli zii, o addirittura anche il cane, sono gli studenti. Generalmente, la lingua utilizzata varia in base ai suoi interlocutori.

A parte qualche indecisione iniziale, Elena non ha avuto grandi difficoltà a livello relazionale: la timidezza è venuta meno e la piccola ha mostrato il suo vero carattere. La bambina ha avuto modo di passare del tempo di qualità caratterizzato dal gioco, dalla lettura e da qualche piccola gita con nonni e zii, rinforzando notevolmente il rapporto che li lega e trovando in loro dei solidi punti di riferimento.

Questo viaggio ha senza dubbio registrato una tappa importante, oltre ai progressi fatti, Elena ha raggiunto i tre anni e mezzo, traguardo “temporale” prefissato nella nostra ricerca. 

Prima di parlare di questo, come è stato accolto il ritorno in Cina?

La bambina si è mostrata poco propensa all’idea di tornare alla sua routine. Si era ormai abituata alla vita in Italia, non poteva fare a meno del continuo scambio con nonni e zii, perciò il distacco è stato piuttosto difficoltoso. Elena, ha successivamente avuto modo di passare qualche giorno dai nonni paterni prima di tornare a casa sua a Nanning.

Queste settimane sono state fondamentali, perché è iniziato un nuovo anno (secondo il calendario lunare) e il nuovo semestre, un mese di ripresa e nuovi inizi. Elena parla spesso delle esperienze fatte in Italia, della cucina italiana e della lingua stessa: anche con il papà tende a parlare solo in italiano.

Non da ultimo, è giunta per noi la conclusione di un cammino nato quasi per caso, che ci ha portati a riflettere su argomenti di natura pedagogica, linguistica, relazionale, culturale. Un percorso di crescita non solo per la bambina oggetto della nostra ricerca, Elena, ma anche per i suoi genitori e chi ci ha voluto leggere di volta in volta.

Iniziando a tirare le somme rispetto a tutte le nostre riflessioni, quindi, possiamo affermare che  grazie all’osservazione sistematica da parte della famiglia, alla formazione e all’informazione, a un Metodo creato a misura di bambino e alla valorizzazione dell’ambiente come contesto e fattore educativo, lo sviluppo linguistico di un bambino esposto a due o più lingue (ricordiamo che Elena si esprime in italiano, in cinese e in inglese) non solo trae beneficio ma  aumenta le potenzialità comunicative con naturalezza.

A questo proposito, è doveroso ricordare quanto ripotato dal “Quadro comune di riferimento per le lingue: apprendimento insegnamento valutazione”: 

“ Chi apprende una lingua diventa plurilingue e sviluppa interculturalità. Le competenze linguistiche e culturali di ciascuna lingua vengono modificate dalla conoscenza dell’altra e contribuiscono alla consapevolezza interculturale, al saper essere e al saper fare…”

Quale sarà il nostro prossimo passo? Completeremo questo studio con alcuni articoli di carattere linguistico-pedagogico e completeremo la raccolta dati che convergerà in un’unica pubblicazione.

a cura di Haidi Segrada e Federica Mascheroni


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