Richard Roose: il Cuoco Bollito a Morte per volere di Enrico VIII

Richard Roose (o Rouse, morto nel 1531) fu uno dei cuochi di John Fisher, vescovo di Rochester. Il cuoco venne giustiziato per aver tentato di avvelenare il vescovo, ed esser riuscito, involontariamente, ad avvelenare altri membri della sua famiglia. Per punire il crimine, il sovrano Enrico VIII fece approvare una legge che destinasse gli avvelenatori alla pena di morte mediante bollitura.

Il crimine

Nelle parole di Richard Hall, biografo di Fisher, Roose entrò nella cucina del vescovo e mise il veleno nelle pietanze preparate per la cena. Il vescovo, giunta l’ora del pasto, inaspettatamente era privo di appetito, mentre invece i suoi ospiti mangiarono a sazietà. Finite le pietanze, il signor Bennet Carwen e una vecchia vedova morirono, mentre altri convitati non si ripresero mai più nel corso della propria vita.

Sotto, Enrico VIII ritratto da Hans Holbein il Giovane. Fotografia di Livioandronico2013 condivisa con licenza CC BY-SA 4.0 via Wikipedia:

Il Vescovo denunciò l’accaduto e Roose venne arrestato, confessando sotto tortura di aver messo dei lassativi nel pasto per “scherzo”.

Il cuoco non venne creduto

Eustace Chapuys, ambasciatore a Londra per conto del Sacro Romano Impero, scrisse una versione leggermente diversa della storia al suo principale, Carlo V, nipote di Caterina d’Aragona. Il diplomatico affermò che il cuoco aveva confessato immediatamente, dicendo che aveva effettivamente messo delle polveri nel brodo per debilitare gli invitati e il vescovo, ma era convinto che non si trattasse di un veleno mortale. Chapuys afferma poi di non aver capito chi abbia ordinato al cuoco un simile complotto, ma i sospetti caddero presto su una persona in particolare.

La condanna

Enrico VIII decise che Roose doveva quindi esser condannato, senza processo, e il parlamento inglese approvò un “Poysoning Act”, stabilendo che chi compiva un omicidio, o tentato omicidio, con il veleno, doveva esser accusato di “Alto tradimento”.  Con l’autorità del parlamento, lo statuto decretò che Richard Roose avrebbe dovuto essere “mandato a morte”, come punizione per il suo crimine, in modo da dare esempio ai potenziali traditori.

L’esecuzione

Richard Roose venne ucciso a Smithfield il 5 aprile 1531. Secondo un testimone oculare, “Gridò incredibilmente forte, e le donne che erano giunte con i bambini a vedere l’esecuzione si sentirono malissimo, venendo portate via mezze morte. Gli altri uomini e donne non sembravano spaventati dal cuoco che veniva bollito vivo“.

La congiura

Subito dopo l’esecuzione, ma probabilmente anche prima, si iniziò a delineare una storia di complotti per capire cosa avesse spinto Richard Roose ad avvelenare le pietanze. John Fisher era un vescovo scomodo, testardamente contrari all’annullamento del matrimonio fra Caterina d’Aragona ed Enrico VIII.

Sotto, Anna Bolena ed Enrico VIII:

Nel suo “The Life of Jane Dormer Duchessa di Feria“, del 1887, Henry Clifford fornisce una propria interpretazione dell’accaduto:

Visto che la regina Caterina fu difesa in modo così deciso dal vescovo di Rochester, [Anna Bolena] cercò con ogni mezzo la sua morte. Un certo Richard Rice, un cuoco, era stato assoldato per ucciderlo, e non trovò altro modo per ammazzarlo che avvelenando il piatto di tutti, l’intera famiglia del vescovo. Quel giorno il prelato non andò a cenare in sala da pranzo, e la maggior parte della sua famiglia che pranzò morì. Rice il cuoco confessò il tentato omicidio e venne mandato pubblicamente a morte“. Fonte: Archive.org.

Sotto la famosa Anna Bolena, Seconda Moglie di Enrico VIII, finita decapitata:

Non essendo riusciti a uccidere il vescovo con un complotto mediante il suo cuoco, Enrico VIII e Anna Bolena trovarono un modo più diretto e sbrigativo per liberarsi del prelato: John Fisher fu arrestato e condannato a morte (contestualmente a Tommaso Moro), decapitato nella torre di Londra il 22 giugno 1535, quattro anni dopo il suo cuoco.

Sotto, ritratto di John Fisher realizzato da Hans Holbein. Fotografia di pubblico dominio:

Oggi è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Anglicana.

La legge che prevedeva l’esecuzione per “Bollitura” venne abrogata da Edoardo VI nello stesso anno della morte di Enrico VIII, il 1547.

Sotto, una ricostruzione dell’esecuzione, anche se storicamente errata perché non in pubblico:

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...