Il giudice che ha confermato la condanna alla pena di morte ha evidenziato come le sue azioni criminose siano state espressione di crudeltà, insensibilità e malvagità al di là di qualsiasi comprensione umana.

Per l’efferatezza con le quali metteva in atto i suoi delitti, Ricardo Leyva Muñoz Ramirez, soprannominato dai media lo Stalker della notte, è tra i serial killer più conosciuti d’America.

Ricardo Leyva Muñoz Ramirez, detto Richard, nasce nel 1960 a El Paso, Texas. Di chiare origini messicane, Ricardo è figlio di Julian, ex poliziotto di Juarez, grande sostenitore delle punizioni fisiche come metodo educativo, e Mercedes, operaia nella fabbrica di calzature Tony Lama, a strettissimo e costante contatto con sostanze chimiche e coloranti per il trattamento del cuoio.

Richard è un ragazzino molto gracile e cagionevole. A soli due anni gli devono cucire trenta punti sul piccolo cranio lacerato dalla caduta di un mobile che per poco non lo uccide. A cinque anni patisce un altro serio infortunio a causa di un’altalena che lo colpisce in piena testa. Richard inoltre fin dalle prime settimane di iscrizione non va con piacere a scuola: le sue fattezze vagamente femminee lo portano a essere oggetto dello scherno dei compagni di classe, derisioni che continueranno per anni. A questo si aggiungono degli attacchi di epilessia con i quali il ragazzo imparerà a convivere.

Attacchi epilettici dei quali non si comprende l’origine e alcuni iniziano a sostenere che siano dipesi da problemi genetici sorti a causa dell’ambiente in cui lavora la mamma Mercedes.

La prima adolescenza di Richard è segnata dalla contaminazione familiare: Richard ha un cugino di nome Miguel, un reduce dalla guerra in Vietnam che lo riempie di storie circa la battaglia e tutte le persone che ha ucciso in nome della bandiera. Non si limita al solo racconto verbale Miguel, ma mostra al dodicenne cuginetto una serie di foto in cui sono raffigurate sevizie, teste decapitate di donne vietnamite con le quali – le teste – in alcuni scatti si vede Miguel avere rapporti che vanno ben oltre la necrofilia. Il piccolo Richard è molto influenzabile, e giorno dopo giorno inizia a credere che la violenza sia giusta, che sia un atto da vero uomo, collegando le parole del cugino con i pensieri che da sempre sostiene il padre Julian. Qualcosa comincia a mutare nella sua mente.

Il ragazzo cresce e inizia ad avvicinarsi a due grandi passioni: quella per le droghe e quella per le donne. In compagnia del cognato Roberto comincia a far uso di marijuana, di acidi, e a seguire le più belle ragazze di El Paso fin sotto casa, soltanto per il gusto di guardale senza che loro sospettino nemmeno di essere seguite.

Droga e donne: due bisogni che richiedono un portafogli gonfio

È così che il quindicenne Richard, incoraggiato dal cognato e da una famiglia che non riesce ad accorgersi di ciò che sta avvenendo, comincia a rubare e svaligiare appartamenti per poter soddisfare le proprie esigenze, ogni giorno più urgenti.

Ha ventidue anni quando nel 1982 decide di abbandonare il Texas e trasferirsi in California, ufficialmente per trovare un lavoro. Richard non abbandona però le vecchie passioni delle droghe, delle donne e dei furti, anzi ne aggiunge una nuova, se possibile ancora più preoccupante: il giovanotto comincia ad appassionarsi di letture sataniche e a frequentare circoli dello stesso tenore.

Il ragazzo non riesce a trovare un lavoro fisso, i problemi di epilessia si moltiplicano, anche il bisogno di assumere droghe è ormai incontrollato. Ci sono tutti i presupposti perché la carriera criminale di Ramirez faccia il salto di qualità e questo salto arriva puntuale il 28 giugno 1984. A Glassell Park, Los Angeles, viene trovato il corpo di un’anziana di settantanove anni, Jennie Wvincow. La donna è stata uccisa nel suo appartamento con varie coltellate al busto e al volto; una di queste la ha quasi decapitata.

È il primo delitto di Richard Ramirez

17 marzo 1985. Ramirez è a Monterey Park, sempre nella contea di Los Angeles, una città che conta oltre la metà della popolazione di origine asiatica.

Richard è su un viale, dinanzi una casa nella quale sta per entrare una giovane ragazza, Maria Hernandez. Richard si avvicina, e prima che la giovane possa accorgersene la aggredisce e le spara addosso. La ragazza si accascia al suolo. Credendola morta l’uomo fa irruzione nell’abitazione dove si imbatte in Dayle Okazaki, amica di Maria. Le spara, uccidendola, poi fugge via. Maria Hernandez è svenuta ma viva. Il proiettile indirizzato verso il suo torace è miracolosamente rimbalzato sulle chiavi che la ragazza teneva in mano e che aveva portato in avanti per il gesto istintivo di proteggersi dal colpo di pistola.

La follia omicida di Richard Ramirez non trova freno. Passa appena un’ora che aggredisce Tsai-Lian Yu, una donna di trent’anni che era alla guida della sua auto. Le spara due colpi uccidendola.

Le forze dell’ordine non capiscono cosa stia accadendo: due omicidi in un’ora senza un’apparente ragione. La popolazione di Los Angeles scivola nel panico più totale, impaurita da questo ignoto che pare aver preso di mira le immigrate della contea.

Trascorrono dieci giorni e Ramirez colpisce ancora. Questa volta si trova a Whittier, a sole dieci miglia distante da Monterey Park. L’uomo, sfruttando le sue doti di topo d’appartamento, entra in casa della famiglia Zazzara e spara a Vincent, sessantaquattro anni, e a sua moglie Maxine, di quarantaquattro. Ramirez si accanisce sul corpo della donna incidendole una lettera T sul seno e cavandole gli occhi, lasciati poi in un portagioie. Sul luogo dell’efferato duplice omicidio gli agenti di polizia trovano dei proiettili: sono gli stessi utilizzati nelle uccisioni di dieci giorni prima a Monterey Park.

Sono di fronte un serial killer

Gli attacchi riprendono a maggio quando Richard Ramirez entra in casa di una coppia di cinesi. Uccide Bill Doi, di sessantasei anni, e violenta la moglie, Lillian, di cinquantasei anni. La lega con delle corde e abusa di lei davanti al cadavere del marito, ma non la uccide e scappa. Terrorizzata Lilian riesce a liberarsi dalle corde e chiama la polizia. La donna fornisce il primo identikit dell’uomo: è un giovane ragazzo, alto e magro, di etnia ispanica e con i capelli scuri e ricci.

Il terrore non si placa: passano pochi giorni e Ramirez irrompe nell’abitazione di due anziane, Mabel Bell e Florence Lang, di ottantatré e ottantuno anni. Sembra una scena di Arancia meccanica o un capitolo di Delitto e castigo: Richard le aggredisce armato di martello. Le stordisce e prova ad abusare del corpo di una delle donne. Poi con un rossetto rosso disegna una stella a cinque punti su una parete e sul corpo di Mabel. La donna muore qualche giorno dopo mentre Florence riesce a sopravvivere all’aggressione.

Passano poche ore e l’orrore si ripete in un’altra casa. A subire la cieca violenza di Ramirez è una donna di quarantuno anni, Carol Kyle. Violentata ripetutamente riuscirà a rimanere in vita, anche se ovviamente distrutta dalle sevizie.

Tra giugno e agosto le aggressioni si moltiplicano senza che la polizia riesca a prevedere le mosse del serial killer.

Altre quattro donne e tre uomini vengono uccisi e mutilati nella loro abitazione

Il 17 agosto Ramirez cambia un parametro del suo piano omicida, spostandosi da Los Angeles a San Francisco. Qui uccide un uomo di sessantasei anni e ferisce la moglie.

La furia di Richard Ramirez vive l’ultimo capitolo il 24 agosto, quando si trova a Mission Viejo, a circa cinquanta miglia da Monterey Park, il luogo del primo omicidio. L’uomo si intrufola nell’appartamento di due giovani fidanzati: Bill Carns e Inez Erickson. Il killer spara in testa a Bill, uccidendolo, e violenta più volte Inez in un turbine di euforia nel quale la costringe a inneggiare a Satana e a dire a chi la troverà che lo Stalker della notte era passato a trovarla. Placata l’ira Ramirez abbandona l’appartamento. Inez, terrorizzata, riesce ad arrivare alla finestra appena in tempo per vedere il suo aggressore ficcarsi in un’automobile e sgommare via.

È una Toyota station wagon di colore arancio

La notizia si sparge nei telegiornali e poco dopo l’auto viene trovata abbandonata. Sull’abitacolo vengono rinvenute le impronte digitali che risultano appartenere a un pregiudicato di venticinque anni, di etnia ispanica, con precedenti per spaccio di stupefacenti e stupro: il suo nome è Ricardo Leyva Muñoz Ramirez. La televisione e i giornali divulgano subito la foto segnaletica dell’uomo.

Il 30 agosto il terrore ha finalmente fine. Richard Ramirez viene riconosciuto a East Los Angeles, in una stazione dei pullman. Alcune anziane sono fuori da un’edicola e discutono, giornali in mano, della foto segnaletica del killer ispanico che sta terrorizzando lo stato della California. Dopo pochi minuti riconoscono il volto nel giovane uomo che si trova a pochi passi da loro. Si scatena il panico: Richard Ramirez tenta di fuggire rubando un’automobile, ma viene bloccato da alcuni uomini. L’intervento tempestivo della polizia evita che il serial killer venga linciato dalla gente.

Il processo, uno dei più cari, lunghi e intricati della storia statunitense, vede la partecipazione di oltre cento testimoni e si conclude nel settembre 1989. Richard Ramirez, mai pentito delle barbarie commesse, viene riconosciuto colpevole di 13 omicidi, 5 tentati omicidi, 11 violenze sessuali e 14 furti con scasso. Il serial killer viene così condannato a morte nella camera a gas.

Le indagini per tessere tutto il passato di Richard Ramirez non si fermano, e molti anni più tardi, nel 2009, allo Stalker della notte verrà riconosciuto anche un altro stupro e omicidio commesso nell’aprile del 1984.

In quel caso la vittima era stata una bambina di soli nove anni

Durante le fasi del processo e soprattutto negli anni di carcere Ramirez riceve molte lettere da numerose ammiratrici, che sostengono la sua innocenza e gli propongono di prenderle in sposa. Una tra queste è la giornalista Doreen Lioy, convinta della sua innocenza e che minaccia di uccidersi a propria volta se la condanna a morte di Ramirez venisse eseguita.

Nel 1996 i due si sposano nel carcere di San Quintino, contea di Marin, California

Nello stesso istituto di pena Richard Ramirez, il serial killer che ha terrorizzato la California, muore il 7 giugno 2013, all’età di cinquantatré anni. La causa, ma del tutto acclarata, sarebbe un’insufficienza epatica.

La sua esecuzione avrebbe dovuto aver luogo nel 2006, ma la Corte Suprema, dopo aver negato l’ultimo appello di commutazione della pena di Ramirez, aveva rinviato l’esecuzione della condanna a data da destinarsi; condanna anticipata dall’improvvisa morte del condannato.

Categorie: Misteri

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".