E’ stato recentemente presentato il lavoro di restauro svolto sugli affreschi delle catacombe di Domitilla, un’operazione che ha impiegato un team di restauratori per oltre 3 anni e che ha visto l’utilizzo di tecnologie innovative come il laser sui dipinti. Il restauro ha interessato in particolar modo due ambienti ben precisi: il cubicolo dei fornai e l’introductio, che oggi si svelano con un aspetto il più simile che mai a quando furono dipinte. Le due camere non hanno impegnato i restauratori in egual modo: il cubicolo dei fornai ha richiesto 3 anni di lunghissimo lavoro, mentre l’introductio è stata restaurata a partire dall’ottobre scorso sino a fine maggio.

All’interno del cubicolo dei fornai viene mostrato il ciclo di produzione della farina, con il suo trasporto sino ad Ostia, il corso sul fiume Tevere e l’arrivo al punto di macinazione.

L’introductio

La volta del soffitto era prima di difficile intelligibilità, ma grazie al restauro riusciamo a comprendere molto meglio la scena raffigurata. Il dipinto mostra un defunto che viene presentato ad un giovanissimo Gesù Cristo, ai cui lati si trovano due santi. Le due figure, secondo gli esperti, non sembrano essere Pietro e Paolo come da tradizione Cristiana, ma piuttosto Nereo e Achilleo, due santi martiri che vennero uccisi per obiezione di coscienza durante l’impero di Diocleziano. Proprio le catacombe di Domitilla infatti ospitavano le reliquie dei martiri e una basilica, tutt’ora in buono stato di conservazione, dedicata ai due militari romani.

Un piccolo museo

Oltre al restauro, le catacombe di Domitilla si arricchiscono di un piccolo museo, ad una stanza singola, che mostra il passaggio del culto della morte da riti pagani, come quelli dell’antica Grecia, sino alle celebrazioni Cristiane.

Le catacombe di Domitilla

Le catacombe furono realizzate nella zona che oggi è all’interno del quartiere Ardeatino durante la tarda età dell’Impero. Esse vennero scavate sotto un sito funebre già utilizzato alla fine dell’età Repubblicana, nel I Secolo a.C., per volere delle famiglie romane convertite al cristianesimo. Il cimitero sotterraneo si sviluppò quindi dal II e III secolo d.C. sino al IX secolo, quando Papa Leone III decise il trasferimento delle reliquie dei martiri, nel mentre divenute oggetto di culto e pellegrinaggi, all’interno della Chiesa dedicata a Nereo e Achilleo.

Abbandonate per secoli, vennero riscoperte da Antonio Bosio alla fine del Cinquecento, mentre gli studi archeologici iniziarono nell’Ottocento per proseguire sino ai giorni nostri. Con un’estensione di 12 chilometri attraverso 10 ettari di terreno, quelle di Domitilla sono le più grandi catacombe romane, sviluppate quasi interamente su due livelli con alcuni punti che raggiungono anche il quarto livello di sepolture. Questo antico cimitero ospitava qualcosa come 26.250 tombe.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...