La parola che meglio descrive la Biennale di Architettura di Venezia del 2016 è certamente urgenza. Urgenza di risposte, soluzioni, prospettive. Questioni che il curatore, Alejandro Aravena, è riuscito a far trasparire attraverso l’intera l’esposizione, tutti i padiglioni e gli angoli di una mostra che definire “imperdibile” è forse riduttivo. Il simbolo della Biennale è la fotografia dell’Archeologa Tedesca Marie Richie che scruta le linee di Nazca da una scala. La giusta prospettiva attraverso la quale l’architettura (ma non solo) deve riuscire ad osservare la società globale per fornire soluzioni che siano, davvero, per tutti. La recentissima morte di Zaha Hadid ha evidenziato un aspetto che, forse, era passato inosservato ai non addetti ai lavori: la popolarità dell’architettura effimera. Le opere della Hadid (qui trovate le 7 più significative) sono splendide, e la grandissima artista iraniana ha certamente progettato edifici maestosi e anche funzionali. I suoi progetti però sono stati quasi sempre slegati da un contesto sociale che, in Europa, in Medio Oriente, in Africa, è affamato di soluzioni architettoniche in grado di risolvere problemi come l’immigrazione, la qualità di vita, l’inquinamento ambientale e l’equità di accesso alle risorse.

L’urgenza di soluzioni ai grandi problemi della nostra epoca ci mette di fronte al vero ruolo che dovrà svolgere l’Architettura del XXI secolo: trovare soluzioni per una società civile in crisi di valori dove la paura dell’immigrazione, lo sfruttamento della guerra della vicina Siria e l’accoglienza dei profughi può far perdere di vista gli ideali di unione e accoglienza che sono fondanti dell’Europa stessa. Per queste soluzioni non sono (più) necessarie Archistar, ma leader in grado di veicolare progetti che diventino un bene comune di tutti.

Reporting From: Biennale dell’Architettura di Venezia 2016

Prima della Biennale un passaggio alla Libreria Acqua Alta, un esempio eccezionale di come l’Architettura possa esser realizzata con le idee, prima che con il denaro. Luigi Frizzo, il proprietario, è l’uomo dietro un progetto che è stato definito “la Libreria più Bella del mondo”:

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La Biennale alla stazione Santa Lucia:

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E qui, ai Giardini, inizia Reporting From the Front:

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Quanto costa costruire a metro quadro in diverse città del mondo? I sacchettini di monetine mostrano il costo per metro. La pila di monete (oltre 4.000 euro) rappresenta il costo a Venezia:

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Progettare per il bene comune: un’esigenza del Padiglione Italia:

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Anche osservare le linee oblique può rappresentare una questione di prospettive:

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Il padiglione Cina:

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Padiglione Macedonia:

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Il Padiglione Finlandia, con oltre 300 persone:

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Il progetto di Norman Foster per gli Aeroporti di Droni in Africa, una soluzione ad un problema, quello dei trasporti rapidi, che potrebbe essere ovviata dalla tecnologia degli aeromobili a pilotaggio remoto. Su Vanilla Magazine abbiamo già visto la startup olandese Zipline, che ha realizzato il primo drone per trasporto di farmaci in Ruanda.

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Il padiglione Grecia visto da fuori:

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L’illuminazione della scala di “Reporting From the Front”:

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Anche guardare un plastico può essere “questione di prospettive”..

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La Sala Stampa, di dimensioni Ciclopiche:

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La tesi universitaria di uno studente indiano ci pone di fronte al (più?) grande problema della nostra epoca: che fine faranno i nostri rifiuti?

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Quando diventa illegale l’architettura? Può esistere un’architettura illegale che sia giustificata dalle esigenze?

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Piscina: il padiglione Australia mostra una delle costruzioni più comuni del proprio paese:

No Man’s Land, l’originalità del padiglione Macedonia:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...