Il lutto, ovvero la manifestazione del dolore per la perdita di una persona cara, ha molto spesso seguito, in ogni cultura, regole ben precise, a cui era praticamente obbligatorio attenersi, pena la disapprovazione sociale. Nel Regno Unito, durante l’epoca vittoriana, si svilupparono una serie di complicate regole da seguire, in particolare per le classi più agiate. Le donne dovevano indossare abiti pesanti e molto coprenti, e portare sul capo un velo di crêpe nero.

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“Widow’s Weed” (erbacce della vedova) era il modo colloquiale per definire tutto questo tipo di abbigliamento, che comprendeva anche cappelli e cuffie speciali, di soliti neri o di colore scuro. Era comune anche indossare dei gioielli “da lutto”, a volte realizzati con i capelli del defunto. Le ricche vedove usavano portare cammei o medaglioni in cui era possibile conservare una ciocca di capelli o altre simili reliquie del marito scomparso.

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Le vedove dovevano portare il lutto per almeno quattro anni dopo la morte del consorte, ma nessuno vietava loro di continuare ad indossare quel tipo di abiti per tutta la vita. Al contrario, era considerato irrispettoso per il defunto, svestire tali panni prima dei canonici quattro anni; se poi la vedova era ancora giovane e attraente, questa scelta veniva considerata un segnale di promiscuità sessuale.

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Anche il ritorno ad un abbigliamento “normale” doveva seguire delle regole e dei tempi ben precisi: si passava dal “lutto stretto” al “mezzo lutto”, durante il quale si potevano portare abiti dai colori tenui, come grigio, lavanda e lilla.

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Anche amici, conoscenti, ed eventuali dipendenti, portavano il lutto in misura maggiore o minore, in base alla loro relazione con il defunto: sei mesi per un fratello, mentre per un figlio la scelta era lasciata alla discrezione dei genitori, anche in ragione di un tasso di mortalità infantile che poteva raggiungere il 25-30% in moltissime zone. Le vedove dovevano osservare il “lutto stretto” per due anni, e non potevano partecipare alla vita di società per dodici mesi, regola valida anche per i vedovi. Solitamente, il personale di servizio portava una fascia nera al braccio.

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Anche gli uomini dovevano attenersi a regole precise: l’uso di una semplice fascia nera come manifestazione del lutto era considerato appropriato solo per chi indossava una divisa (militari o altro). In generale, per rispettare l’etichetta, gli uomini vestivano una redingote nera, pantaloni e gilet abbinati.

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Dopo la prima guerra mondiale, l’uso della redingote andò progressivamente sparendo, sostituita da un cappotto nero.

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Sempre in epoca vittoriana, vigevano alcune superstizioni, in tema di morte e lutto:

 
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  • Portava sfortuna incontrare un corteo funebre, che si cercava di evitare cambiando strada;
  • Bisognava fermare l’orologio nella stanza dove si vegliava il defunto, pena la sfortuna;
  • Un tuono, dopo una sepoltura, era il segnale che l’anima del defunto aveva raggiunto il cielo;
  • Credenza voleva i fiori crescere solo sulle tombe delle persone buone, mentre su quelle dei cattivi potevano spuntare solo erbacce.

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Un’ultima importante regola doveva essere rispettata: per partecipare ad un funerale bisognava ricevere un formale invito scritto da parte della famiglia del defunto.

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Impossibile non ricordare anche la pratica delle fotografie Post Mortem, che ritraevano i defunti per conservarne un duraturo ricordo nel tempo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.