Torniamo nella New York degli anni ’30, proprio nel periodo della Grande Depressione. Siamo ad  Herald Square, uno dei cuori pulsanti di Manhattan, un nodo commerciale che riflette alla perfezione le contraddizioni del decennio: un’eleganza modernista, le nuove pubblicità che divampano luminose e sono sempre più invadenti, ma anche l’ombra lunga della Grande Depressione.

L’antico edificio del New York Herald, con i suoi gufi meccanici è ancora lì, ma non domina più la scena come un tempo. Attorno a lui sono cresciuti palazzi più alti, facciate Art Déco, insegne verticali che vengono osservate dalle persone che affollano la strada in una trama fittissima di traffico automobilistico.

La piazza è illuminata da lampadine incandescenti, simbolo della modernità. I cartelloni pubblicitari, sempre più grandi, promuovono sigarette, saponi e spettacoli, mentre le vetrine dei negozi sulla 34esima Strada espongono manichini e allestimenti che cercano di far dimenticare alle persone le difficoltà economiche.

La folla è un mosaico vivente: impiegati in cappotto scuro, stenografe con tailleur sfiancati, venditori ambulanti che cercano di attrarre i passanti con cibo economico, disoccupati che sperano in un lavoro vicino alla stazione. I giovani in bicicletta filano a zigzag tra i taxi, mentre il rumore dei clacson si fonde con la musica che proviene dalle radio dei negozi.

L’architettura racconta un’epoca nuova: linee verticali e motivi geometrici. Gli edifici Art Déco e i grandi magazzini fanno da contrappunto alla vecchia sede dell’Herald, che sembra quasi un ricordo elegante di un tempo che fu. Di notte, Herald Square diventa una piccola sorella di Times Square: illuminata e brulicante di persone. E’ in questo momento che esplode una notizia che farà parlare in lungo e in largo dell’Hotel che sta sulla piazza e di due sue inquiline, le sorelle Mayfield.

Prima di cominciare però vi faccio notare che noi abbiamo fatto il nostro lavoro, con ricerche, scrittura, montaggio e pubblicazione del video. Adesso tocca a voi rendere “vivo questo video”. Basta un commento, un grazie o un ciao, e il gelido algoritmo di Youtube capirà che c’è qualcuno che ancora è interessato a queste storie dimenticate. Grazie mille a tutti e ora cominciamo.

Il 5 marzo 1931 un’anziana signora dalla pelle incredibilmente vellutata si affaccia dalla suite 552 dell’Herald Square Hotel e chiede aiuto:

Cameriera vieni! Mia sorella è malata, chiama un dottore, penso che morirà

A chi ascolta quel grido di aiuto sembra sia qualcosa di assurdo. Le inquiline di quella camera non le conosceva nessuno, non le aveva praticamente mai viste nessuno, eppure vivevano lì da una vita. Quella era la prima volta, da ventiquattro anni, che Ida Mayfield Wood usciva dalla sua suite, composta da due camere da letto, divisa in tutto quel tempo con la sorella Mary e, fino a tre anni prima, con la figlia Emma Wood, morta in ospedale nel 1928, a 71 anni d’età.

Quella era anche la prima volta che qualcuno aveva accesso a quelle stanze. Dall’appartamento entrano ed escono il direttore dell’Hotel, un medico e un becchino, ma anche due avvocati dello studio O’Brien, Boardman, Conboy, Memhard & Early, chiamati per fare chiarezza su quella strana situazione che si presenta ai loro occhi. La scena è questa: il corpo di Mary Mayfield giace sul divano coperto da un lenzuolo, ma è ciò che c’è intorno che lascia tutti senza parole. Pile di giornali vecchi, rotoli di spago, scatole di cracker vuote e qualche vecchio baule, oltre a un angolo cottura improvvisato in bagno: uno scenario di abbandono, squallore e accumulo che fa impressione.

L’avvocato Morgan O’Brian Jr. inizia a fare qualche domanda e salta fuori una realtà che ha dell’incredibile: il direttore, in servizio da sette anni, non ha mai visto le occupanti della suite 552; la cameriera del piano racconta che, da quando lavora lì, non è mai entrata a fare le pulizie nelle camere, e che solo due volte le donne hanno accettato un cambio di lenzuola e asciugamani, passati attraverso uno spiraglio della porta; un inserviente dice che, ormai da molti anni, bussava una volta al giorno per chiedere alle sorelle se avessero bisogno di qualcosa. L’ordine era sempre lo stesso: latte in polvere, cracker, uova, pancetta e, raramente, pesce (consumato crudo). Una volta ogni tanto chiedevano tabacco, sottili sigari cubani e qualche vasetto di vaselina. Ida pagava sempre in contanti (anche il conto dell’hotel) e lasciava al fattorino una mancia di 10 centesimi, ripetendo ogni volta che quelli erano gli ultimi spiccioli che aveva.

Insomma, sembra la storia di una donna ormai quasi in miseria, che ha deciso di ritirarsi dal mondo insieme alla sorella e alla figlia. Nei tratti del viso di quella signora anziana, piegata dall’artrosi e ridotta quasi a uno scricciolo (pesa poco più di 30 chili), si intravedono ancora i segni di un’antica bellezza. Ha una carnagione rosata, del colore dell’avorio, fresca e senza rughe, forse grazie alla vaselina che si massaggia per ore sulla faccia, ogni giorno. Però sono anni che non fa un bagno.

Nessuno si ricorda più di lei, che pure era stata una delle protagoniste del bel mondo di New York, negli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900. Nessuno se la ricorda più perché dal 1907 si è auto-reclusa all’Herald Square Hotel, senza avere più contatti con nessuno se non con la sorella e la figlia, prigioniere come lei della paura di finire in povertà. Una paura infondata, come scoprirà poi l’avvocato O’Brien, visto che nella suite viene ritrovato praticamente un “tesoro”, in valuta contante, titoli, obbligazioni, e preziosi gioielli.

Ida Wood, che a causa della morte della sorella è improvvisamente tornata in contatto con il mondo esterno, inizia a raccontare la sua storia: appartiene a un’antica famiglia del sud degli States ed è stata una delle donne più apprezzate nell’alta società newyorkese, moglie dell’editore Benjamin Wood, all’epoca proprietario del New York Daily News. Il cognato Ferdinand Wood era stato sindaco di New York e membro a vita del Congresso degli Stati Uniti. Insomma secondo quanto racconta si tratta di una donna che fa parte del bel mondo della New York dell’inizio del ‘900, ma sono più di 20 anni che nessuno ne sente parlare.

Quelli che sono lì ad ascoltare il racconto dell’anziana signora pensano che si tratti delle farneticazioni di una donna ormai affetta da demenza senile. O’Brien si arrovella sulla questione, d’altronde è un evento unico nella vita, e ne parla con il padre, ormai anziano, che invece in qualche modo conferma quanto detto da Ida. Lui se la ricorda bene quella donna, famosa a New York per la sua bellezza ma anche per uno spiccato senso degli affari. Lui stesso l’ha frequentata sia in società sia per motivi professionali, e proprio per questo fa fatica a credere che sia ridotta in povertà.

Le indagini che l’avvocato compie rivelano qualcosa di assolutamente inaspettato: Ida Wood è ricchissima. Nella suite, oltre a un malloppo di 247.000 dollari nascosto in una scatole da scarpe, che oggi equivalgono a svariate decine di milioni di dollari, salta fuori una collana di diamanti del valore di 40.000 dollari e poi, fortuitamente, altri 500.000 dollari occultati in una camicia da notte. Ma non è tutto. O’Brien scopre che le sorelle avevano investito circa 175.000 dollari in azioni, senza riscuotere i dividendi da oltre 12 anni e che prima di ritirarsi, Ida ha venduto beni mobili di gran valore (dipinti, arazzi, mobili, sculture), così come ha ceduto, per 250.000 dollari, il New York Daily News poco dopo essere rimasta vedova. Poi saltano fuori 54 bauli, conservati in diversi magazzini, che contengono ulteriori tesori: metri e metri di preziosi pizzi veneziani e spagnoli, gioielli di ogni tipo, un bastone da passeggio con l’impugnatura d’oro, dono di un Presidente degli Stati Uniti alla famiglia Wood, e perfino una lettera di Charles Dickens del 1867, destinata al marito Benjamin Wood. Le donne sono ultra miliardarie, hanno letteralmente una fortuna fra contanti e preziosi, ma vivono in una situazione di totale reclusione ed isolamento dalla società.

Tutto il loro patrimonio va a finire nei sotterranei della Harriman National Bank, Ida viene dichiarata incapace di intendere e di volere e messa sotto tutela, mentre si fanno avanti frotte di presunti parenti che reclamano quell’immenso patrimonio. Mentre accade tutto questo la donna racconta ancora altri particolari della sua vita. Tutti sperano di scoprire molto di più di quelle donne, perché avranno scelto quella vita misera quando sono ricche oltre ogni immaginazione?

Ida spiega che ha 19 anni quando arriva New York, nel 1857, ben decisa a farsi strada nella vita. Legge gli articoli di gossip e degli eventi mondani in città, dove viene spesso nominato Benjamin Wood, noto uomo d’affari impegnato anche in politica, che peraltro all’epoca ha 37 anni ed è già al secondo matrimonio. Questo particolare non ha molta importanza per la giovane Ida, che fa una mossa azzardata, almeno per la mentalità dell’epoca. La ragazza è consapevole che non avrebbe mai avuto modo di incontrare Wood di persona, vista la differenza di classe sociale, e gli scrive proponendogli, senza possibilità di equivoci, di diventare sua amante. Questa è la lettera:

28 maggio 1857

Signor Wood — Signore

Avendo sentito parlare spesso di voi, mi permetto di rivolgermi a voi per aver sentito una giovane donna, uno dei vostri “ex amori”, parlare di voi. Dice che vi piacciono i “volti nuovi”. Immagino che, essendo nuova in città e in “affair de coeur”, potrei contrarre una piacevole intimità con voi; della durata che riterrete opportuno. Credo di non essere estremamente brutta, né sgradevole. Forse non sono così bella come la signora vicina a voi al momento, ma ne so un po’ di più, e c’è un vecchio detto: “La conoscenza è potere”. Se desiderate un colloquio, inviate una lettera indicando a che ora possiamo incontrarci.

Detto fatto: i due s’incontrano e lui rimane incantato dalla grazia di Ida, dai suoi lunghi e lucenti capelli neri e da quel suo sguardo malinconico. Lei racconta di essere la figlia di un proprietario terriero della Louisiana, Henry Mayfield, mentre per parte di madre vanta un’ascendenza con gli scozzesi Conti di Crawford. Benjamin e Ida diventano subito amanti, senza nascondere più di tanto la loro relazione. Nel 1867 si sposano, quando lui resta vedovo e lei ha circa 29 anni. La coppia ha una figlia, Emma Wood, e tutti sembrano sorvolare sul fatto che quella bambina sia nata prima che i due si sposassero.

La relazione con Wood, ancor prima del matrimonio, introduce Ida nel bel mondo newyorkese: nel 1860 balla con il Principe di Galles in visita in città, mentre l’anno successivo conosce Abraham Lincoln (avversario politico di Wood, che abitava a New York ma era convinto assertore dello schiavismo). Ogni pomeriggio la donna fa una passeggiata in carrozza nella Quinta Strada, dopo essere passata a prendere il marito nel suo esclusivo club.

Il matrimonio sembra quindi riuscito, ma c’è un difetto di Wood che Ida non sopporta: lui spreca molto denaro e soprattutto gioca d’azzardo, rischiando somme considerevoli e anche di più. Una volta mette sul piatto addirittura il suo giornale che, fortunatamente per lui, non perde. La donna però vuole mettersi al riparo dal rischio di rimanere nullatenente o, peggio, di diventare debitore di qualcuno, e quindi chiede al marito di darle metà di tutte le sue vincite, mentre lui deve accollarsi da solo le perdite, per le quali si scusa con la moglie in contrite lettere dove si firma “purtroppo per te, tuo marito, Ben”.

Per essere ancora più tranquilla, Ida si fa intestare tutte le proprietà di Wood, tanto che quando lui muore, nel 1900, il New York Times scrive che l’uomo era praticamente nullatenente.

Il New York Daily News è quindi di Ida, che per un qualche mese si diverte a dirigerlo, ma poi si stufa e lo vende, nel 1901. Dopo tutto è una ricca vedova e può godersi la vita, anche se da sempre ha mostrato piuttosto una tendenza al risparmio, se non all’avarizia. Tutti i suoi soldi sono depositati alla Guaranty Trust Company, quando nel 1907 scoppia il cosiddetto Panico dei banchieri, dopo un crollo del 50% del valore della Borsa di New York.

Un funzionario della banca racconterà poi all’avvocato O’Brien che Ida Wood si era presentata un giorno allo sportello per chiudere il suo conto, portandosi via, in contanti, quasi un milione di dollari. Raffrontato alle cifre odierne stiamo parlando di qualcosa che somiglia a 30/40 milioni di euro. Il resto sembra storia nota all’avvocato: nel 1907 Ida si ritira, insieme a Mary e a Emma, nella suite 552 dell’Herald Square Hotel, dove rimane nascosta agli occhi del mondo, praticamente dimenticata da tutti, per 24 anni.

Eppure, tutta la verità su Ida Mayfield Wood viene fuori solo dopo la sua morte, quando la sua ricchezza deve essere divisa tra gli eredi.

Fin da quando era stata divulgata la sua storia (ma soprattutto l’entità del suo patrimonio), una frotta di presunti parenti si era fatta avanti da ogni angolo degli Stati Uniti. Un qualche diritto sembra poterlo vantare il figlio di primo letto di Wood con i relativi nipoti. Un sacco di persone che hanno i cognomi Mayfield e Crawford aveva scritto a Ida dicendo di avere un qualche grado di parentela con lei. Quando la donna muore, il 12 marzo 1932, ci sono almeno 1.103 persone che reclamano una parte di quella immensa eredità.

Le indagini del tutore legale di Ida rivelano però una storia molto diversa da quella raccontata dalla donna.

Il vero nome di Ida Mayfield era Ellen Walsh, nata in Inghilterra nel 1838. Il padre, Thomas Walsh, non era un possidente della Louisiana, ma un venditore ambulante irlandese, immigrato negli Stati Uniti nel 1840 insieme alla famiglia, che si era stabilita nel Massachusetts. La madre non aveva nessuna ascendenza nobile, ma era una donna semianalfabeta cresciuta a Dublino. A un certo punto, forse dopo aver scritto quella lettera a Wood, Ellen Walsh diventa Ida Mayfield e intraprende la sua ascesa nell’alta società di New York, ma non dimentica la famiglia: tiene vicina la sorella Mary, che prende il suo stesso cognome, e anche la sorella minore, Emma, che poi fa passare come figlia sua e di Wood, con il consenso del marito.

Nell’aula di tribunale dove si accalcano i presunti eredi, l’inganno di Ida viene alla fine svelato. Tutti quelli che portano il cognome Mayfield e Crawford restano a bocca asciutta e alla fine, dopo molte ricerche, saranno in dieci a dividersi il patrimonio. Nessuno di quei fortunati eredi aveva mai sentito parlare di Ida/Ellen né aveva preteso qualcosa alla sua morte. Solo grazie a complicate ricerche, tra Stati Uniti, Inghilterra e Irlanda, il tutore e un funzionario pubblico della contea di New York riescono alla fine a dirimere la questione e fare luce  su quello che, all’epoca, venne definito come il “magnifico scherzo” di Ida. Aver fatto credere a centinaia di persone di poter diventare enormemente ricchi per poi aver lasciato tutti a bocca asciutta.

Si tratta di una storia triste, di tre donne ricchissime vissute in uno stato di innegabile miseria umana, per il terrore di perdere la loro ricchezza materiale.

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Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.

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