Il 5 marzo 1931 un’anziana signora dalla pelle incredibilmente vellutata si affaccia dalla suite 552 dell’Herald Square Hotel e chiede aiuto:

Cameriera vieni! Mia sorella è malata, chiama un dottore, penso che morirà

Quella era la prima volta, da ventiquattro anni, che Ida Mayfield Wood usciva dalla sua suite, composta da due camere da letto, divisa in tutto quel tempo con la sorella Mary e, fino a tre anni prima, con la figlia Emma Wood, morta in ospedale nel 1928, a 71 anni d’età.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Ed era anche la prima volta che qualcuno aveva accesso a quelle stanze: entrano ed escono il direttore dell’Hotel, un medico e un becchino, ma anche due avvocati dello studio O’Brien, Boardman, Conboy, Memhard & Early, chiamati per fare chiarezza su quella strana situazione: il corpo di Mary Mayfield giace sul divano coperto da un lenzuolo, ma è quello che c’è intorno che lascia tutti senza parole. Pile di giornali vecchi, rotoli di spago, scatole di cracker vuote e qualche vecchio baule, oltre a un angolo cottura improvvisato in bagno: uno scenario di abbandono e squallore che fa impressione.

L’avvocato Morgan O’Brian Jr. inizia a fare qualche domanda e salta fuori una realtà che ha dell’incredibile: il direttore, in servizio da sette anni, non ha mai visto le occupanti della suite 552; la cameriera del piano racconta che, da quando lavora lì, non è mai entrata a fare le pulizie nelle camere e che solo due volte le donne hanno accettato un cambio di lenzuola e asciugamani, passati attraverso uno spiraglio della porta; un inserviente dice che, ormai da molti anni, bussava una volta al giorno per chiedere alle sorelle se avessero bisogno di qualcosa. L’ordine era sempre lo stesso: latte in polvere, cracker, uova, pancetta e, raramente, pesce (consumato crudo). Una volta ogni tanto chiedevano tabacco, sottili sigari cubani e qualche vasetto di vaselina. Ida pagava sempre in contanti (anche il conto dell’hotel) e lasciava al fattorino una mancia di 10 centesimi, ripetendo ogni volta che quelli erano gli ultimi spiccioli che aveva.

Herald Square a New York – Cartolina del 1908 circa

Insomma, sembra la storia di una donna ormai quasi in miseria, che ha deciso di ritirarsi dal mondo insieme alla sorella e alla figlia. Nei tratti del viso di quella signora anziana, piegata dall’artrosi e ridotta quasi a uno scricciolo (pesa poco più di 30 chili), si intravedono ancora i segni di un’antica bellezza. Ha una carnagione rosata, del colore dell’avorio, fresca e senza rughe, forse grazie alla vaselina che si massaggia per ore sulla faccia, ogni giorno. Però sono anni che non fa un bagno.

Nessuno si ricorda più di lei, che pure era stata una delle protagoniste del bel mondo di New York, negli anni a cavallo tra ‘800 e ‘900. Nessuno se la ricorda più perché dal 1907 si è auto-reclusa all’Herald Square Hotel, senza avere più contatti con nessuno se non con la sorella e la figlia, prigioniere come lei della paura di finire in povertà. Una paura infondata, come scoprirà poi l’avvocato O’Brien, visto che nella suite viene ritrovato praticamente un “tesoro”, in valuta contante, titoli, obbligazioni, e preziosi gioielli.

Herald Square nel 1898

Ida Wood, improvvisamente tornata in contatto con il mondo esterno, inizia a raccontare la sua storia: appartiene a un’antica famiglia del sud degli States ed è stata una delle donne più apprezzate nell’alta società newyorkese, moglie dell’editore Benjamin Wood, all’epoca proprietario del New York Daily News. Il cognato Ferdinand Wood era stato sindaco di New York e membro a vita del Congresso degli Stati Uniti.

Quelli che sono lì ad ascoltare il racconto dell’anziana signora pensano che si tratti delle farneticazioni di una donna ormai affetta da demenza senile. O’Brien però ne parla con il padre, ormai anziano, che invece in qualche modo conferma quanto detto Ida. Lui se la ricorda bene quella donna, famosa a New York per la sua bellezza ma anche per uno spiccato senso degli affari. Lui stesso l’ha frequentata sia in società sia per motivi professionali, e proprio per questo stenta a credere che sia ridotta in povertà.

Ida Mayfield Wood nel 1860

Le indagini che l’avvocato compie rivelano infatti che in realtà Ida Wood è ricchissima: nella suite, oltre a un malloppo di 247.000 dollari nascosto in una scatole da scarpe, salta fuori una collana di diamanti del valore di 40.000 dollari e poi, fortuitamente, altri 500.000 dollari occultati in una camicia da notte. Ma non è tutto. O’Brien scopre che le sorelle avevano investito all’incirca 175.000 dollari in azioni, senza riscuotere i dividendi da oltre 12 anni e che prima di ritirarsi, Ida ha venduto beni mobili di gran valore (dipinti, arazzi, mobili, sculture), così come ha ceduto, per 250.000 dollari, il New York Daily, poco dopo essere rimasta vedova. Poi saltano fuori 54 bauli, conservati in diversi magazzini, che contengono ulteriori tesori: metri e metri di preziosi pizzi veneziani e spagnoli, gioielli di ogni tipo, un bastone da passeggio con l’impugnatura d’oro, dono di un Presidente degli Stati Uniti alla famiglia Wood e perfino una lettera di Charles Dickens del 1867, destinata a Benjamin Wood.

Benjamin Wood nel 1863


Tutto questo patrimonio va a finire nei sotterranei della Harriman National Bank, mentre Ida viene dichiarata incapace e messa sotto tutela, mentre si cerca di rintracciare qualche parente. Intanto, la donna racconta ancora altri particolari della sua vita.

Ha 19 anni quando arriva New York, nel 1857, ben decisa a farsi strada nella vita. Legge gli articoli di gossip e degli eventi mondani in città, dove viene spesso nominato Benjamin Wood, noto uomo d’affari impegnato anche in politica, che peraltro all’epoca ha 37 anni ed è già al secondo matrimonio. Questo particolare non ha molta importanza per la giovane Ida, che fa una mossa azzardata, almeno per la mentalità dell’epoca. Consapevole che non avrebbe mai avuto modo di incontrare Wood di persona, vista la differenza di classe sociale, gli scrive proponendogli, senza possibilità di equivoci, di diventare la sua amante:

28 maggio 1857

Signor Wood — Signore

Avendo sentito parlare spesso di voi, mi permetto di rivolgermi a voi per aver sentito una giovane donna, uno dei vostri “ex amori”, parlare di voi. Dice che vi piacciono i “volti nuovi”. Immagino che, essendo nuova in città e in “affair de coeur”, potrei contrarre una piacevole intimità con voi; della durata che riterrete opportuno. Credo di non essere estremamente brutta, né sgradevole. Forse non sono così bella come la signora vicina a voi al momento, ma ne so un po’ di più, e c’è un vecchio detto: “La conoscenza è potere”. Se desiderate un colloquio, inviate una lettera a No. Broadway PO New York indicando a che ora possiamo incontrarci.

Detto fatto: i due s’incontrano e lui rimane incantato dalla grazia di Ida, dai suoi lunghi e lucenti capelli neri e da quel suo sguardo malinconico. Lei racconta di essere la figlia di un proprietario terriero della Louisiana, Henry Mayfield, mentre per parte di madre vanta un’ascendenza con gli scozzesi Conti di Crawford. Benjamin e Ida diventano subito amanti, senza nascondere più di tanto la loro relazione. Nel 1867 si sposano, quando lui resta vedovo. Intanto la coppia ha una figlia, Emma Wood, e tutti sembrano sorvolare sul fatto che quella bambina sia nata prima che i due si sposassero.

La relazione con Wood, ancor prima del matrimonio, introduce Ida nel bel mondo newyorkese: nel 1860 balla con il Principe di Galles in visita in città, mentre l’anno successivo conosce Abraham Lincoln (peraltro avversario politico di Wood, convinto assertore dello schiavismo). Ogni pomeriggio la donna fa una passeggiata in carrozza nella Quinta Strada, dopo essere passata a prendere il marito nel suo esclusivo club.

Il matrimonio sembra quindi riuscito, ma c’è un difetto di Wood che Ida non sopporta: lui spreca molto denaro e soprattutto gioca d’azzardo, rischiando somme considerevoli e anche di più. Una volta mette sul piatto addirittura il suo giornale che, fortunatamente per lui, non perde. La donna però vuole mettersi al riparo e chiede al marito di darle metà di tutte le sue vincite, mentre lui deve accollarsi da solo le perdite, per le quali si scusa con la moglie in contrite lettere dove si firma “purtroppo per te, tuo marito, Ben”.

Per essere ancora più tranquilla, Ida si fa intestare tutte le proprietà di Wood, tanto che quando lui muore, nel 1900, il New York Times scrive che l’uomo era praticamente nullatenente.

Benjamin Wood nel 1895 circa

Il New York Daily News è quindi di Ida, che per un po’ si diverte a dirigerlo, ma poi si stufa e lo vende, nel 1901. Dopo tutto è una ricca vedova e può godersi la vita, anche se da sempre ha mostrato piuttosto una tendenza al risparmio se non all’avarizia. Tutti i suoi soldi sono depositati alla Guaranty Trust Company, quando nel 1907 scoppia il cosiddetto Panico dei banchieri, dopo un crollo del 50% del valore della Borsa di New York.

Un funzionario della banca racconterà poi all’avvocato O’Brien che Ida Wood si era presentata un giorno allo sportello per chiudere il suo conto, portandosi via, in contanti, quasi un milione di dollari.

Il resto sembra storia nota all’avvocato: nel 1907 Ida si ritira, insieme a Mary e a Emma, nella suite 552 dell’Herald Square Hotel, dove rimane nascosta agli occhi del mondo, praticamente dimenticata da tutti, per 24 anni.

Herald Square nel 1895


Eppure, tutta la verità su Ida Mayfield Wood viene fuori solo dopo la sua morte, quando la sua ricchezza deve essere divisa tra gli eredi.

Inutile dire che, fin da quando era stata divulgata la sua storia (e l’entità del suo patrimonio), una frotta di presunti parenti si era fatta avanti da ogni angolo degli Stati Uniti. Un qualche diritto sembra poterlo vantare il figlio di primo letto di Wood con i relativi nipoti. Un sacco di gente che porta i cognomi Mayfield e Crawford scrive a Ida asserendo di avere un qualche grado di parentela con lei. Quando la donna muore, il 12 marzo 1932, ci sono almeno 1103 persone che reclamano una parte di eredità.

Le indagini del tutore legale di Ida rivelano però una storia molto diversa da quella raccontata dalla donna.

Il vero nome di Ida Mayfield era Ellen Walsh, nata in Inghilterra nel 1838. Il padre, Thomas Walsh, non era un possidente della Louisiana, ma un venditore ambulante irlandese, immigrato negli Stati Uniti nel 1840 insieme alla famiglia, che si era stabilita nel Massachusetts. La madre non aveva nessuna ascendenza nobile, ma era una donna semianalfabeta cresciuta a Dublino. A un certo punto, forse dopo la lettera a Wood, Ellen Walsh diventa Ida Mayfield e intraprende la sua ascesa nell’alta società di New York, ma non dimentica la famiglia: tiene vicina la sorella Mary, che prende il suo stesso cognome, e anche la sorella minore, Emma, che poi fa passare come figlia sua e di Wood, con il consenso del marito.

Nell’aula di tribunale dove si accalcano i presunti eredi, l’inganno di Ida viene alla fine svelato. Tutti quelli che portano il cognome Mayfield e Crawford restano a bocca asciutta e alla fine, dopo molte ricerche, saranno in dieci a dividersi il patrimonio. Nessuno di quei fortunati eredi aveva mai sentito parlare di Ida/Ellen né aveva preteso qualcosa alla sua morte. Solo grazie a complicate ricerche, tra Stati Uniti, Inghilterra e Irlanda, il tutore e un funzionario pubblico (responsabile in materia di eredità) della contea di New York riescono alla fine a dirimere la questione e fare luce  sul “magnifico scherzo” di Ida.

Tutto sommato una storia triste, di tre donne ricchissime vissute in uno stato di innegabile miseria umana, per paura di perdere la loro ricchezza materiale…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.