Una canzone incisa nel 1955 da Domenico Modugno si intitola Vecchio frack, dedicata dal cantautore pugliese agli ultimi momenti di vita di un uomo raffinato e ben vestito (“Ha il cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhiello e sul candido gilet un papillon, un papillon di seta blu”); un personaggio misterioso che passeggia per le vie buie e deserte della città e si dirige verso il fiume.

Si getta nelle acque e muore. Un suicidio

“Chi mai sarà quell’uomo in frack?” si chiede Modugno nel corso della canzone. Quell’uomo in frack ha un nome e un cognome: è Raimondo Lanza di Trabia, uno degli uomini più influenti e conosciuti tra gli anni trenta e cinquanta dello scorso secolo.

Raimondo Lanza di Trabia nasce nel 1915, figlio illegittimo del principe Giuseppe Lanza Branciforte di Trabia e di Madda Papadopoli Aldobrandini, nobildonna veneta. Nel 1927, alla morte del principe, il giovane Raimondo si avvicina ai nonni paterni e va a vivere a Palermo. Qui, ascoltando i racconti dei nonni Pietro e Giulia di Trabia, incentrati su quella nobiltà ormai svanita con l’Unità d’Italia, Raimondo resta affascinato e comincia a costruire il suo mito.

Sotto, i domestici della Villa di Giulia di Trabia:

È un ragazzo dinamico e passionale Raimondo, è consapevole delle sue origini nobili e non fa nulla per nasconderle, soprattutto dopo che, grazie a una legge speciale, riesce a ottenere il titolo nobiliare dei nonni. Agli studi il principe Raimondo Lanza di Trabia preferisce l’azione, le giornate trascorse in mare e buttarsi a capofitto in ogni genere di nuova avventura.

Quando diviene ventenne capisce che Palermo gli va stretta, e si trasferisce a Roma. Raimondo fa presto ad ambientarsi nel mondo che conta della capitale, e riesce a tessere una grande amicizia con Edda Mussolini e Galeazzo Ciano, la figlia e il genero del duce. È così che durante la guerra civile spagnola si trova in Spagna, nella battaglia di Guadalajara, in veste di agente segreto del regime.

Sul finire degli anni trenta conosce Susanna Agnelli, erede di una delle più ricche famiglie italiane. I due giovani hanno una relazione e il principe diventa stretto amico di Gianni, l’Avvocato e fratello di Susanna

Le amicizie altolocate di Raimondo Lanza di Trabia sono innumerevoli: durante uno dei suoi tanti viaggi in America conosce Erroll Flynn, futuro amico di sbronze, si concede varie vacanze a bordo degli yacht del miliardario greco Aristotele Onassis, riceve inviti dall’ultimo Scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi e dalla seconda moglie Soraya, partecipa alle feste organizzate dal principe Ranieri III di Monaco, è amico del pilota Tazio Nuvolari, banchetta con Luchino Visconti e con il noto playboy Porfirio Rubirosa, ha una relazione con l’attrice e ballerina Rita Hayworth. È in contatto con gli scrittori Curzio Malaparte, Alberto Moravia e Giuseppe Tomasi di Lampedusa e si fidanza con Olga Villi, una delle donne più eleganti e desiderate di quegli anni. I due si sposeranno nel 1953 e dalla loro relazione nasceranno due figlie: Venturella e Raimonda, nata dopo la morte del padre.

Con Errol Flynn e Anna Magnani:

Nel frattempo diviene direttore della storica Targa Florio, una delle più antiche corse automobilistiche al mondo, e presidente del Palermo Calcio. È lui a inventare all’Hotel Gallia di Milano il primo prototipo di calciomercato. Insomma il principe Raimondo conosce ed è amato da tutti i personaggi del mondo che conta ed è al centro di tutti i discorsi politici, sportivi e mondani del suo tempo.

Questa sua esplosività ci viene raccontata magnificamente da Susanna Agnelli nel libro Vestivamo alla marinara: “Quando entrava in una stanza era come un fulmine. Tutti smettevano di parlare o di fare quello che stavano facendo. Gridava, rideva, baciava tutti, scherzava. Divorava il cibo come una macchina per tritare rifiuti, beveva come un giardino assetato in un deserto, suonava il pianoforte, telefonava e mi teneva la mano, tutto contemporaneamente“.

Con Errol Flynn:

E ancora: “Correva su per le scale e si fermava, in cima, ansimante; guidava la macchina come un pazzo; si sdraiava sul letto ai miei piedi e parlava senza interruzione, finché, d’improvviso, si alzava, mi baciava e scompariva“.

Aneddoti sulla sua vita mondana del principe ce ne sarebbero a iosa. Ne raccontiamo alcuni.

Pare che durante gli anni di presidenza del Palermo il barone Arcangelo Alù, interessato alla successione al comando della squadra siciliana, abbia sfidato il principe di Trabia a duello dopo uno scherzo che lo stesso gli avrebbe giocato. Il principe per tutta risposta accettò la sfida e si allenò con l’amico Emilio Salafia, schermidore palermitano e vincitore di due medaglie d’argento alle Olimpiadi. Dopo poche schermaglie il duello viene fermato, salvando probabilmente la vita al barone Alù. Sempre durante la presidenza del Palermo si dice che avesse comperato un calciatore tutto per sé da far palleggiare nel salotto di casa per allietare le serate con gli amici.

Da giovane si trova a lottare nelle acque del Mediterraneo con un piccolo squalo e riesce a ucciderlo con un pugnale

E ancora, durante la Seconda guerra mondiale quando Galeazzo Ciano, divenuto Ministro degli affari esteri, prossimo a partire in treno passa dal suo albergo e per burla lo invita all’incontro che dovrà tenere con il capo del governo ungherese. Ciano lo saluta dicendogli tra fragorose risate che però il treno parte tra un’oretta. Poco prima che il treno parta alla volta di Budapest il principe di Trabia arriva in stazione e, in pantofole e pigiama, salta in carrozza lasciando sbalordito il genero di Mussolini.

Con Aristotele Onassis:

Queste storie ci danno un po’ la misura di che personaggio fosse Raimondo Lanza di Trabia. Un guascone pieno di fascino e carisma, un viveur che ha tutto e può avere tutto.

Un uomo che un giorno decide si togliersi la vita

Sorge l’alba del 30 novembre 1954 quando Raimondo Lanza di Trabia, l’ultimo dandy, si affaccia dalla finestra della sua camera all’Hotel Eden di Roma, a due passi da via Veneto.

È completamente nudo. Un attimo dopo spicca il volo sfracellandosi sull’asfalto

La notizia si diffonde subito e sul selciato fuori dall’hotel accorrono Gianni Agnelli, Curzio Malaparte, Edda Ciano e tanti altri curiosi. Sono tutti sorpresi di quel gesto, improvviso ed eclatante, in linea con la vita stessa del principe. Un suicidio senza un motivo ben preciso. Cosa può esserci all’origine di quel salto fatale?

Raimondo Lanza di Trabia, 39 anni al momento del suo suicidio, ha condotto una vita riflettendo quel mondo dorato che aveva conosciuto dai racconti ottocenteschi dei nonni. Ma nel suo animo vive una perpetua malinconia e matura una forte depressione, ben occultata all’esterno dalla vita piena di eccessi, pronta a esplodere.

Il principe sa che il suo mondo di feste e azione, fedele a un tempo ormai andato, è destinato a una fine

La salute è minata da anni di eccessi con l’alcol, di sigarette e di droghe. In quegli ultimi anni, inoltre, il suo patrimonio ha subìto un radicale taglio a causa della crisi delle zolfare e della riforma agraria in Sicilia. Raimondo Lanza di Trabia è conscio che tutto il suo scintillante passato non avrebbe avuto repliche, non sarebbe più tornato. Decide così di andarsene, calare il sipario con un colpo di scena, un gesto spettacolare assolutamente fedele al personaggio che aveva costruito.

Con la moglie Olga:

Un ultimo atto che resta senza una ragione certa, però; il principe non lascia alcun testamento, alcun estremo messaggio, e questa circostanza col tempo non fa che speculare su cosa sia realmente successo in quella suite dell’Hotel Eden, adiacente a quella del fratello Galvano.

Addio al mondo, ai ricordi del passato, a un sogno mai sognato, a un attimo d’amore che mai più ritornerà” si conclude in questo modo Vecchio frack, la dedica di Domenico Modugno al principe Raimondo Lanza di Trabia, il cui teatrale e misterioso suicidio ha messo la parola fine a un’epoca fatta di vecchi nobili, di dandy, di gattopardi.

Di ipotesi ne furono fatte tante, anche sul fatto che non si sia trattato di suicidio, di cui molte connesse alla mafia e alle miniere di zolfo. Una di queste ipotesi, che pone l’accento sulla strana inchiesta che (non) venne condotta, mostra le strane incongruenze della scelta dell’albergo Eden in luogo del Grand Hotel, abituale residenza romana del principe, della caduta dal quarto piano, anzi no: dal secondo (o forse dal primo) nudo e di testa, che fu un modo decisamente strano di andarsene per un dandy di quella portata.

L’ipotesi viene illustrata nel suo libro rimasto incompiuto dal nome “Mi toccherà ballare”, terminato a quattro mani dalla figlia Raimonda Lanza di Trabia e dalla nipote Ottavia Casagrande (edito nel 2014 da Feltrinelli).

La Casagrande ha scritto nel 2018, sempre per Feltrinelli, il romanzo “Quando si spense la notte. Il principe di Trabia, la spia che non voleva la guerra”. Altri libri dedicati alla figura di Raimondo Lanza di Trabia sono il già citato Vestivamo alla marinara di Susanna Agnelli (Mondadori, 1975, e premio Bancarella nello stesso anno), Il principe irrequieto di Vincenzo Prestigiacomo (Nuova IPSA, 2011) e Il grande dandy. Vita spericolata di Raimondo Lanza di Trabia, ultimo principe siciliano di Marcello Sorgi (Rizzoli, 2011). Esiste anche una squadra di pallavolo femminile siciliana che porta il suo nome, la Polisportiva Raimondo Lanza Trabia, attualmente militante in serie C.

Categorie: Attualità

Antonio Pagliuso

Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".