Erano gli anni ’60, un decennio che avrebbe portato come forse nessun altro un cambiamento delle idee, dei costumi sociali, dell’arte e della moda nella vita di miliardi di persone. Di quel periodo è fondamentale ricordare il Civil Right Act negli Stati Uniti del 1964, che sanciva la fine del periodo della discriminazione razziale nel più ricco paese al mondo, la pillola anticoncezionale del 1961 che “liberò” moltissime donne dal rischio gravidanza e naturalmente la Summer of Love di San Francisco, oltre i movimenti giovanili di protesta fra il ’68 e il ’69 in diverse zone del mondo.

Se non hai modo di leggere e preferisci ascoltare questa è la lettura dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Ragazzi a Woodstock:

Un dato importante per comprendere appieno quel periodo storico è forse quello demografico: negli anni ’60 la popolazione sotto i 18 anni degli Stati Uniti rappresentava il 36% del totale, un numero impressionante che rende il metro di un’enorme massa di giovani con idee, desideri e sogni completamente differenti da quelli dei propri genitori.

E d’altronde è nel 1969 che si svolge il festival musicale più famoso della storia, Woodstock, dove in tre giorni si esibirono artisti del calibro di Jimi Hendrix, Joan Baez, Carlos Santana, Janis Joplin, The Who, Jefferson Airplane, Joe Cocker e tantissimi altri.

La moda rifletteva questa voglia di cambiamento con minigonne, abiti multicolore, top di ridottissime dimensioni e così via in base ai diversi tipi di stile scelti. Dalla raffinatezza casual dei primi anni ’60, alle influenze Pop Art e Op Art dei Mod, l’abbigliamento di milioni di persone subì un cambiamento radicale.

Di quel periodo oggi rimane moltissimo nell’immaginario collettivo, e le rivoluzioni culturali di quei giovani hanno ampliato enormemente la libertà dei ragazzi nei confronti dei propri genitori. Della loro moda rimangono le idee di innovazione, la libertà e la voglia di stravolgere l’ordine costituito…

Ragazze di Woodstock#6:

Ragazze di Woodstock#7:

Ragazze di Woodstock#8:

Ragazze di Woodstock#9:

Ragazze di Woodstock#10:

Ragazze di Woodstock#11:

Ragazze di Woodstock#12:

Ragazze di Woodstock#13:

Ragazze di Woodstock#14:

Ragazze di Woodstock#15:

Ragazze di Woodstock#16:

Ragazze di Woodstock#17:

Ragazze di Woodstock#18:

Ragazze di Woodstock#19:

Ragazze di Woodstock#20:

Ragazze di Woodstock#21:

Ragazze di Woodstock#23:

Ragazze di Woodstock#24:

Ragazze di Woodstock#25:

Ragazze di Woodstock#26:

Ragazze di Woodstock#27:

Ragazze di Woodstock#28:

Ragazze di Woodstock#29:

Ragazze di Woodstock#30:

Ragazze di Woodstock#31:

Ragazze di Woodstock#32:

Ragazze di Woodstock#33:

Ragazze di Woodstock#34:

Ragazze di Woodstock#36:

Ragazze di Woodstock#37:

Ragazze di Woodstock#38:

Ragazze di Woodstock#39:

Ragazze di Woodstock#40:

Ragazze di Woodstock#41:

Ragazze di Woodstock#42:

Ragazze di Woodstock#43:

 

Ragazze di Woodstock#44:

Ragazze di Woodstock#45:

Ragazze di Woodstock#46:

Ragazze di Woodstock#47:

Ragazze di Woodstock#48:

Ragazze di Woodstock#49:

Ragazze di Woodstock#50:

Ragazze di Woodstock#51:

Ragazze di Woodstock#53:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...