Gli incontri diplomatici tra capi di stato sono solitamente soggetti a severi protocolli formali, che tuttavia qualche presidente non si fa scrupolo di infrangere. Quando poi uno dei protagonisti di un incontro al vertice è notoriamente un amante dell’alcool, potrebbero esserci risultati catastrofici, oppure, incredibilmente esilaranti quanto imbarazzanti.

Boris Eltsin

Fonte immagine: Kremlin.ru via Wikipedia – licenza CC BY-SA 4.0

Nel 2009 il giornalista Taylor Branch rivelò diversi aneddoti, anche imbarazzanti, sugli otto anni della presidenza di Bill Clinton (1993-2001), in un libro intitolato “The Clinton Tapes: Wrestling History with the President”.

Bill Clinton

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In oltre 700 pagine c’è il racconto di tutto ciò che l’allora presidente degli Stati Uniti confidava, registrando su nastro, al suo amico giornalista. Con una mossa forse non proprio amichevole, quelle che dovevano essere conversazioni private sono diventate di dominio pubblico. Ovviamente, nel libro viene citata la stagista Monica Lewinsky, ma molto più divertenti sono gli aneddoti sul presidente russo Boris Eltsin, ovviamente molto apprezzato negli Stati Uniti per aver posto fine al regime comunista dell’URSS. Eltsin però aveva più di qualche pecca, almeno dal punto vista diplomatico: poco amante della “forma”, il presidente era notoriamente un alcolista, e quando era in stato di ebbrezza si comportava come un ubriaco qualsiasi, assai distante dall’etichetta che ci si aspetta da un capo di stato.

Boris Eltsin e Bill Clinton – 1994

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Come quella volta che si fece beccare in piena notte, mentre in mutande vagava per la Pennsylvania Avenue di Washington, alla ricerca di un taxi. Eltsin era negli Stati Uniti per una visita ufficiale, e alloggiava nella residenza riservata alle delegazioni straniere, la Blair House, poco distante dalla Casa Bianca.

Blair House a Washington

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Una pattuglia della polizia vide in mezzo alla strada un uomo in mutande e maglietta, che sbraitava alla ricerca di un taxi. Per fortuna gli agenti lo riconobbero, e tentarono di convincerlo a tornare alla Blair House.

Ma no, il presidente russo voleva una pizza, e subito

Alla fine Eltsin si convinse a rientrare, ma solo dopo la promessa che sarebbe arrivata una pizza. La promessa fu mantenuta.

La biblioteca della Blair House

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Ma non finì lì: un’altra volta, sempre di notte, aveva deciso di uscire per i fatti suoi, senza la fastidiosa compagnia dei suoi agenti o di quella degli uomini dei servizi segreti americani. Finì negli scantinati della Blair House e fu scambiato per un intruso ubriaco, correndo dei seri rischi… poi per fortuna gli agenti sovietici e americani risolsero la questione.

Eltsin e Clinton a New York – 1995

Nel 1995 invece, davanti agli occhi di tutto il mondo, durante una conferenza stampa congiunta, Eltsin definì la stampa americana “un disastro”. E’ vero che era appena uscito da un pranzo ufficiale dove pare avesse particolarmente apprezzato dell’ottimo vino bianco (e probabilmente del cognac…), ma i giornalisti avrebbero comunque potuto offendersi.

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Clinton, per evitare problemi, non trovò di meglio che cominciare a ridere, per tentare di mascherare lo stato di ebbrezza di Eltsin, che dal canto suo si unì alla risata di Clinton, e tutto finì lì.

Un funzionario del Dipartimento di Stato, nel 2014, ha raccontato di quanto Clinton fosse ben consapevole dell’alcolismo di Eltsin, tanto da programmare le telefonate con lui in orari il più possibile mattinieri, nella speranza di trovarlo sobrio. Capitava invece che Eltsin chiamasse Clinton in piena notte, per fargli delle proposte stravaganti, come quella volta che lo invitò a un summit segreto in un sottomarino.

Nonostante le figuracce che collezionò durante la sua presidenza (1991-1999) a causa del suo sempre crescente problema con l’alcol, e nonostante il titolo con il quale il giornale tedesco Der Spiegel lo liquidò quando mori “Ascesa e caduta dello Zar ubriaco”, Eltsin merita di essere ricordato come l’uomo che ha cambiato la storia dell’Unione Sovietica, e di conseguenza del resto mondo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.