Da una parte c’è lui, il mito, John Wayne: solo il nome evoca attacchi alle diligenze, indiani cattivi, polverose città del selvaggio West. O anche sporchi musi gialli ed eroi un po’ rozzi ma dal cuore buono. Che si apprezzi o meno il suo personaggio, che con l’andare del tempo ha fagocitato l’uomo che ci stava dietro, è innegabile che John Wayne, the Duke (soprannome con cui lo chiamavano fin da bambino), è leggenda.

John Wayne – 1965

Dall’altra parte c’è Michael Munn, uno scrittore britannico un po’ controverso che negli ultimi vent’anni ha dato alle stampe, ad un ritmo degno della ben più famosa Dame Agatha Christie, una serie di biografie sulle più grandi star di Hollywood. Da Steve McQueen a David Niven, da Ava Gardner a Frank Sinatra, da James Stewart a Laurence Olivier, tutti personaggi da lui personalmente conosciuti (con Gardner avrebbe avuto una relazione quando lei aveva 45 anni e lui 17) intorno agli anni ’70. Tutti personaggi che, un po’ stranamente in verità, scelgono lui, un anonimo giornalista che scrive in altrettanto anonime riviste di cinema, come confidente di molti segreti.

Munn non conserva nessuna registrazione dei molteplici incontri con i divi del cinema, va un po’ a memoria, aiutandosi con qualche appunto preso qua e là. E deve avere una memoria formidabile se scrive le biografie dopo oltre trent’anni dagli incontri, quando i protagonisti sono ormai morti, così come molti dei testimoni che via via cita nello scorrere dei racconti. Qualcuno in realtà lo smentisce (i figli di David Niven), ma lui conferma il suo rapporto quasi di amicizia con ciascuno dei soggetti prescelti, e fa un po’ spallucce alle critiche, affermando che non vuole convincere nessuno a credergli, solo scrive quello che si ricorda.

Nel 2001 Munn pubblica la biografia del leggendario Duke: “John Wayne: The Man Behind the Myth”. In mezzo a John Wayne e a Michael Munn ci sta un personaggio di tutt’altro rilievo, che poco ha a che fare con il mondo del cinema hollywoodiano:

Iosif Stalin

Iosif Stalin

Eppure, a detta di Munn, un legame fra i due esisteva, o meglio un’ossessione. L’ossessione del dittatore sovietico di far togliere di mezzo la grande star del cinema, in verità fervente anti-comunista, e impegnato membro della Società cinematografica per la salvaguardia degli ideali americani (insieme, solo per citarne alcuni, a John Ford, Clark Gable, Gary Cooper, Walt Disney, Ronald Reagan), associazione che negli anni del maccartismo e anche oltre si assume il compito di far terra bruciata intorno a chiunque manifesti simpatie per il comunismo.

Ne fanno le spese grandi nomi del mondo cinematografico, personaggi come Charlie Chaplin e addirittura Marilyn Monroe, per via del suo matrimonio con lo scrittore Arthur Miller, che è indagato perché frequenta un circolo letterario in odore di comunismo. La Monroe se la cava, grazie alle pressioni del suo amico presidente, John F. Kennedy, ma a Chaplin, nel 1952, non viene rinnovato il permesso di rientro negli Stati Uniti, e lui si stabilisce in Svizzera.

Copertina di un fumetto di propaganda del 1947: E’ questo il domani – L’America sotto il comunismo

Insomma John Wayne, negli anni dell’immediato dopoguerra e fino agli anni ’70, si prodiga nella sua crociata anticomunista, che arriva, secondo Munn, alle orecchie di Stalin per tramite del regista russo Sergei Gerasimov, presente a una conferenza di pace a New York nel 1949. L’enorme popolarità di Wayne, unita a quel sentimento anti-sovietico, rende l’attore un nemico mortale per Stalin, che decide di farlo uccidere da qualche agente del KGB.

Nel 1983 Munn viene a conoscenza della storia che, sostiene, gli venga raccontata durante una cena addirittura da Orson Welles. Il grande regista/attore ne parla al giornalista così, come fosse una notizia di gossip, precisando però che le sue fonti sono fidate: il regista russo Alexei Kapler (che tra l’altro finisce in prigione per una relazione con la giovanissima figlia di Stalin) ne aveva parlato con il collega Sergei Bondachuk che, incredulo, aveva chiesto conferma a Gerasimov. Tutta questa trafila viene raccontata a Welles da Bondachuk.

Munn riallaccia questa storia a una frase che gli ha detto Wayne stesso:

Lo stunt-man Yakima Canutt una volta gli ha salvato la vita, senza specificare nulla di più

Canutt, intervistato dallo scrittore, racconta che l’FBI aveva avvisato Wayne della presenza di agenti inviati a Hollywood per ucciderlo. L’attore aveva risposto che lasciassero fare, ci avrebbe pensato lui. Non è ben chiaro come, ma insomma Wayne e lo sceneggiatore Jimmy Grant riescono a catturare i due agenti, e inscenano una finta esecuzione su una spiaggia, per spaventarli.

I poveretti, ma in questo caso Munn confessa di non averne la certezza, sarebbero rimasti negli Stati Uniti passando dal KGB direttamente all’FBI. L’episodio dovrebbe essersi verificato all’inizio del 1951.

Ma non finisce qui: sempre a detta di Munn, Wayne corre il rischio di essere ucciso mentre è in Messico, sul set del film Hondo (uscito nel 1953), da alcuni membri di una cellula comunista.

Poi Stalin muore, nel 1953, e al suo posto ci va Nikita Khrushchev, che invece è un grande ammiratore di John Wayne. Nel 1958 i due hanno un incontro privato, durante il quale il russo confida all’attore americano il progetto di Stalin e commenta:

Questa è stata una decisione di Stalin durante i suoi ultimi cinque anni folli. Quando Stalin è morto ho annullato quell’ordine

Ma nonostante questo, i tentativi di assassinare Wayne non si fermano: l’FBI vuole dare protezione all’attore, che rifiuta. In compenso fa infiltrare in alcune cellule comuniste degli stunt-man fidati, che vengono a conoscenza di qualche piano per ucciderlo. Nel 1955 Wayne e i suoi fedelissimi si presentano a una riunione dei sovversivi a Burbank, e ne nasce una scazzottata stile Far West, dove gli eroi di Hollywood hanno la meglio e cacciano dalla città i comunisti. Probabilmente Wayne si riferisce a questo episodio quando asserisce che Canutt gli ha salvato la vita.

Per non essere da meno di Stalin poi, anche il leader cinese Mao Tse-tung decide che Wayne deve morire. Quando nel 1966 l’attore va a portare conforto alle truppe americane in Vietnam, un cecchino gli spara e pare che riesca anche a colpirlo di striscio.

Quando viene catturato è proprio lui a confessare che sulla testa di Wayne c’è una taglia, messa sulla sua testa da Mao in persona

L’episodio viene raccontato a Munn dall’attore, nel 1974. Munn precisa che ha raccolto tutti questi aneddoti sulla vita dell’indimenticabile Duke nei decenni trascorsi a lavorare nell’ambiente cinematografico. Allo stesso tempo si dice convinto che tutti questi sconcertanti episodi (che peraltro avrebbero fatto comodo nell’ottica di una propaganda anti-comunista) non sono mai stati divulgati né da John Wayne né dalla ristretta cerchia delle sue amicizie. Ha posto rimedio lui, autore di biografie a raffica, a oltre vent’anni dalla morte dell’attore.

Chissà cosa ne direbbe the Duke?

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.