Il 31 luglio 1968, su una spiaggia disegnata da Charles M. Schulz, Charlie Brown fa la conoscenza di un nuovo compagno di giochi. Quel bambino è Franklin, il primo personaggio afroamericano a essere introdotto nelle strisce dei Peanuts. In quell’incontro apparentemente semplice si nasconde un gesto di inclusione in un’America attraversata dalle tensioni razziali.
L’anno del debutto di Franklin infatti non è casuale, ma è fortemente legato al contesto sociopolitico dell’epoca. Gli Stati Uniti stavano attraversando una fase di profonda trasformazione, che sfociò nelle lotte per i diritti civili. La comunità black perse nell’aprile del 1968 la sua figura di riferimento, con l’assassinio di Martin Luther King, e le battaglie si esacerbarono, diventando più violente. Fu in seguito alla morte di King che, il 15 aprile, Harriet Glickman, un’insegnante di Los Angeles, scrisse una lettera a Schulz. Nella missiva la donna suggeriva di inserire nelle strisce dei Peanuts un personaggio afroamericano, con l’intento di promuovere la convivenza pacifica fra persone bianche e nere. Glickman sottolineò il forte impatto che questa scelta avrebbe potuto avere sulla coscienza pubblica, e in particolare su quella dei bambini, che costituivano il futuro dell’America. Il 26 aprile, la donna ricevette una risposta da Schulz. Pur ringraziandola per il suggerimento, il fumettista si dimostrò riluttante a introdurre un personaggio di colore all’interno della sua opera. Come spiegò l’autore infatti: «Affronto lo stesso problema condiviso dagli altri fumettisti che desiderano esaudire la sua richiesta. A noi tutti piacerebbe farlo, ma ciascuno di noi teme che risulterebbe paternalistico nei confronti dei nostri amici neri. Non so quale sia la soluzione». Glickman proseguì la sua corrispondenza con Schulz, dimostrando di comprendere le sue preoccupazioni ma riuscendo nell’intento di convincerlo. Fu così che, al termine del luglio di quell’anno, Franklin fece la sua prima apparizione. Questo evento fu particolarmente significativo per una parte del pubblico americano, che ne comprese l’importanza, ma non fu esente da una serie di contestazioni. Negli anni successivi Schulz raccontò di avere subito pressioni da parte dei suoi editori, che percepivano Franklin come un personaggio divisivo e da eliminare. Il fumettista però non cedette mai alle loro richieste di censura, comprendendo l’importanza della rappresentazione dei bambini neri. In particolare, Schulz citò un episodio durante il quale uno dei suoi editori lo rimproverò per avere disegnato Franklin e Piperita Patty seduti nella stessa aula scolastica, a cui l’autore, noto per la sua natura timida e mite, rispose: «O stampi le strisce così come le ho disegnate o mi ritiro. Che ne dici?».
La forza del personaggio di Franklin è stata quella di essere ritratto come un bambino con gli stessi interessi e passioni degli altri Peanuts, fra cui il baseball. Franklin è l’amico più gentile di Charlie Brown e sembra l’unico a non condividere le ansie e nevrosi degli altri personaggi, risultando il ragazzino più sereno all’interno del gruppo. A tale proposito, Schulz riconobbe i suoi limiti riguardo alla caratterizzazione del bambino: «Non sono un esperto della razza, non so cosa significhi crescere come un bambino nero e penso che uno dovrebbe disegnare solo quello che capisce veramente, a meno di voler smuovere le cose e insegnare alla gente qualcosa». Seppure troppo “perfetto” e poco memorabile rispetto ad altri Peanuts, l’impatto avuto da Franklin è innegabile.
Nonostante le intenzioni inclusive di Schulz, il suo lavoro è stato criticato in più occasioni e talvolta percepito come razzista. Nello specifico, in occasione della messa in onda nel 1973 dello speciale televisivo A Charlie Brown Thanksgiving, scaturì una polemica legata a una scena in particolare. Durante il giorno del Ringraziamento, Franklin è infatti seduto da solo al lato opposto del tavolo rispetto ai suoi amici, scelta che alcuni spettatori interpretarono come escludente nei confronti della comunità afroamericana. Nel 2019, Jean Schulz, moglie del fumettista, difese il marito dalle accuse di razzismo: «Anche se al momento non si può sapere quale animatore abbia disegnato quella particolare scena, si può essere certi che non ci fosse alcun secondo fine. Sparky (soprannome di Schulz) ha creato il personaggio di Franklin con sincerità, con l’intenzione di essere inclusivo».
Questa controversia è giunta a un epilogo nel 2024, con l’uscita dello speciale televisivo Welcome Home, Franklin, il primo corto in cui il personaggio appare come protagonista. In una scena dello special, Franklin è nuovamente mostrato seduto da solo di fronte ai suoi amici, i quali però lo incoraggiano a raggiungerli al loro lato del tavolo, avendogli tenuto il posto. Welcome Home, Franklin rappresenta un lieto fine per un personaggio che è passato dall’essere secondario al venire messo in primo piano. Il cortometraggio è stato scritto da Robb Armstrong, un fumettista afroamericano principalmente noto per essere l’autore di Jump Start. Armstrong ha dichiarato di essere stato ispirato nel suo percorso artistico dai Peanuts e dal personaggio di Franklin, come spiegò a Schulz stesso quando i due si conobbero, stringendo un’amicizia durata fino alla morte del creatore di Charlie Brown. Schulz, in segno di stima nei confronti del collega, gli chiese il permesso di dare il suo cognome al personaggio di Franklin, che, a partire dal 1994, divenne Franklin Armstrong. Franklin rimane un simbolo di amicizia, uguaglianza e rappresentazione, ricordando che anche un semplice incontro su una spiaggia può avere un significato storico e sociale profondo.

