A mille km di distanza dal Polo Nord, al 79° parallelo, nell’isola di Spitsbergen, nelle Svalbard, si trova la città fantasma di Pyramiden, raggiungibile solo via mare attraverso i fiordi tramite una nave rompighiaccio.

La città, che sorge forse nel posto meno ospitale del pianeta, è una miniatura dell’ideale sovietico di società. Una città russa, dunque. In pieno territorio europeo. La sua fondazione risale al 1910, quando una spedizione svedese scoprì, sotto la montagna a forma di piramide che sorge sull’isola, buoni giacimenti di carbone.

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Le condizioni climatiche, però, erano così ostili che decisero di abbandonare il giacimento fino a quando, nel 1930, venne acquistato dalla società mineraria russa Arktikugol divenendo di fatto, soprattutto dopo la Seconda Guerra mondiale, un avamposto sovietico.

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A differenza del resto dell’Unione Sovietica, infatti, Pyramiden era visitabile senza visto, e questo fu il motivo per cui la città, dopo i bombardamenti del secondo conflitto mondiale, venne ricostruita dotata di tutti i comfort e gli svaghi per i propri abitanti, in modo da divenire un vero e proprio sponsor degli ideali sociali di convivenza e condivisione sovietici.

Tra gli anni ’60 e gli anni ’80 vivevano a Pyramiden circa mille persone, per lo più minatori, che erano privilegiati rispetto a molti altri cittadini russi e avevano buoni salari. Si stima che dal 1955 al 1998 il giacimento produsse nove milioni di tonnellate di carbone, di cui un milione consumato nella città stessa e il resto spedito in patria.

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Il giorno di Natale del 1991, Michail Gorbačëv rassegnò le sue dimissioni da Capo dello Stato. Il giorno dopo, al Cremlino, la bandiera dell’URSS veniva ammainata, e molti dei cittadini di Pyramiden, liberi dal regime, decisero di lasciare quel luogo impervio e tornare in patria. Inoltre, nel 1996, il charter della Vnukovo Airlines 2801 proveniente da Mosca si schiantò nelle vicinanze di Longyerbyen uccidendo 130 abitanti di Pyramiden. Nel 1998, ai circa trecento abitanti ancora rimasti vennero dati quattro mesi di tempo per trovare una sistemazione alternativa e la miniera venne definitivamente chiusa.

Il 10 ottobre di quell’anno, gli ultimi cittadini lasciarono per sempre la città

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Oggi Pyramiden conta sei residenti che, a turno, alloggiano nell’unico edificio dotato di energia elettrica, l’hotel Tulipano, affrontando, alternandosi tra loro, le lunghe notti polari e tenendo sempre il fucile sottomano per difendersi da eventuali attacchi di orsi. Lo scopo dei loro turni di guardia alla città fantasma è quello di evitare il degrado degli edifici causato dal totale abbandono.

I sei guardiani non hanno a disposizione né cellulari né internet, e gli unici mezzi di comunicazione con l’esterno sono i telefoni satellitari.

Entrando a Pyramiden, all’ingresso si è accolti da un obelisco alla cui base c’è un carrello nel quale è custodito l’ultimo carbone estratto dalle miniere. Andando oltre si attraversano diversi edifici abitativi, ciascuno con il proprio nome, “Londra” era l’edificio in cui vivevano gli uomini single, “Parigi” quello in cui vivevano le donne single, e “Crazy house” l’edificio che ospitava i nuclei familiari. Negli appartamenti ancora oggi ci sono gli oggetti lasciati dagli abitanti nel 1998, come se il tempo si fosse letteralmente congelato. Tutti i locali erano privi di cucina, dal momento che i pasti venivano serviti in una grande mensa pubblica , ogni giorno, due volte al giorno, e nel retro della grande sala, negli spazi della cucina, ancora oggi è presente l’odore dei cibi, forse conservato grazie alle rigide temperature.

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La città, nella quale era stata trasportata terra dall’Ucraina, disponeva di una serra, di un pollaio e di una stalla, ed era dunque autosufficiente.

Erano presenti poi, oltre a un ospedale, numerosi edifici per lo svago e la vita culturale della città. Aggirandosi per le strade vuote infatti si incrociano il Palazzo della Cultura, all’interno del quale sono visibili tuttora i manifesti degli eventi in programma all’epoca, un cinema/teatro da trecento posti, nella sala di proiezione del quale si trovano, gettate a terra alla rinfusa, centinaia di pellicole di film russi, un edificio all’interno del quale si trova una piscina, che all’epoca era piena di acqua di mare riscaldata, e poi una scuola, sulle cui pareti sono ancora attaccati i disegni dei bambini del 1998 e sui cui banchi sono ancora aperti i loro quaderni.

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Un grande edificio squadrato mostra all’ultimo piano finestre sbarrate da grate. Sono gli uffici del KGB, i quali, seppure ormai abbandonati da anni, non è possibile visitare in alcun modo.

Nella piazza centrale, fulcro della vita sociale di Pyramiden, il monumento a Lenin, che guarda rivolto verso i grandi ghiacciai. È il monumento del leader più a nord del mondo, immobilizzato in una cittadina bloccata negli anni ’90 e che secondo alcuni esperti potrebbe essere, a causa delle rigide condizioni climatiche, l’ultima città a deteriorarsi sulla terra.

Barbara Giannini
Barbara Giannini

Ho studiato Archeologia medievale a La Sapienza di Roma, dopodiché ho intrapreso la strada dell’editoria lavorando per una casa editrice romana come editor e correttrice di bozze. Sono stata co-fondatrice nel 2013 di un’agenzia letteraria per la quale ho continuato a lavorare come editor e talent scout, rappresentando autori emergenti in Italia e all’estero. Attualmente sono iscritta al secondo anno di Lingue e Letterature Straniere all’Università Roma Tre e nel frattempo mi occupo di politiche ambientali. Sono appassionata di letteratura, arte, storia, musica e culture straniere.