L’e-commerce, strumento di vendita e acquisto in continua e costante crescita, ormai sposta cifre che si conteggiano in trilioni di dollari (4,2 trilioni nel 2020). Fonda la sua forza sulla possibilità, garantita da una semplice connessione Internet, di raggiungere nelle proprie case milioni di persone, che non devono spostarsi dalla sedia per acquistare ogni genere di prodotto, in qualsiasi parte del mondo.

La polemica, peraltro non peregrina, che contrappone i fautori dell’e-commerce con quanti auspicano forme di acquisto più tradizionali, che consentano la sopravvivenza dei negozi locali, magari proprio quelli sotto casa, non scalfisce il costante aumento delle vendite on-line.

Vendite on-line che sono le dirette discendenti di un tipo di mercato che un tempo si chiamava “vendita per corrispondenza”, quando ancora si usava spedire via Posta degli ordini, tramite lettere debitamente affrancate, ad aziende che proponevano i loro prodotti (tra i più disparati) in cataloghi rigorosamente cartacei.

In Italia, la prima e più grande società di vendita per corrispondenza è stata Postal Market (che resusciterà proprio quest’anno), una creatura nata dall’intuizione felice di una nota imprenditrice milanese, Anna Bonomi Bolchini (chiamata “la signora della finanza” o anche “compro io” per i suoi svariati affari in molti campi, meriterebbe una narrazione a parte per la sua ascesa da umile figlia di una portinaia ad asso pigliatutto della finanza milanese), che nel lontano 1959 decide di tentare in Italia la strada della vendita per corrispondenza, già vincente negli Stati Uniti.

Probabilmente, nemmeno la vulcanica e quasi inarrestabile signora Anna conosceva Pryce Pryce-Jones, un altro personaggio che costruì un impero partendo dal niente: il primo commerciante al mondo a inventarsi la rivoluzionaria (per l’epoca) vendita per corrispondenza, nell’ormai lontano 1861.

Pryce Pryce-Jones

Senza l’ausilio di Internet o di App dedicate, il giovane Pryce-Jones arriva a vendere stoffe e indumenti di pregiata lana gallese in tutta la Gran Bretagna, poi in Europa e quindi anche in America e Australia.

Il tutto, partendo non da una grande città come Londra, ma da un luogo tutto sommato remoto, Newton, nel Montgomeryshire, in Galles. Lui, il lungimirante Pryce-Jones, non poteva certo immaginare quanto la sua intuizione avrebbe cambiato il mondo del commercio con la sua azienda, che oggi qualcuno paragona al colosso dell’e-commerce Amazon. E non a torto, non solo per il volume d’affari stratosferico per quei tempi, ma anche per la capacità di sfruttare tecnologie innovative per l’epoca, che nella fattispecie erano le neonate ferrovie britanniche.

Una strada di Newton nel 1890 circa

Pryce Pryce-Jones nasce nel 1834 in un piccolo villaggio vicino Newton, dove l’attività principale è la tessitura della lana. A 12 anni abbandona la scuola per diventare apprendista in un negozio di stoffe di un certo John Davies, attività che Pryce-Jones rileva alla morte del padrone, nel 1856. Tre anni dopo apre un negozio di tendaggi, il Royal Welsh Warehouse, proprio quando a Newton arriva la ferrovia.

L’attività di Pryce-Jones va bene, in particolare quella di vendita della flanella, e i suoi clienti non sono solo persone del luogo, ma di tutto il circondario. Rimane comunque una piccola azienda confinata in mezzo alla campagna.

Il giovane Pryce-Jones guarda i treni arrivare e partire, e un’idea pionieristica si fa strada nella sua mente: perché non vendere i suoi prodotti a clienti lontani, grazie alle ferrovie e al servizio di consegna pacchi fornito dalla Royal Mail?

Inizia inviando dei campioni di merce e il listino prezzi a chi è già suo cliente, con un bel riscontro di vendita per posta; nel 1861 esce il suo primo catalogo di vendita per corrispondenza, ma è solo quando la ferrovia collega Newton direttamente a Londra che la sua attività praticamente esplode.

Tanto che deve più volte traferire la sede in locali più grandi, finché costruisce un magazzino enorme, proprio a ridosso della ferrovia, dotato all’interno di un ufficio postale.

Immagine di Alex Liivet via Flickr condivisa con licenza Creative Commons

E’ giovane e geniale Pryce-Jones, con una grande passione per le innovazioni tecnologiche: è la prima persona in Galles ad avere un telefono in casa e un sistema automatico antincendio (di quelli detti “a pioggia”) nella sua fabbrica, che neanche a dirlo, ha un binario che la collega con la stazione, mentre i “suoi” vagoni sono personalizzati con il marchio dell’azienda. In realtà è la London and North Western Railway Company a fornirgli tre vagoni, che immancabilmente tutti i giorni trasportano i suoi pacchi, recapitati in gran parte della Gran Bretagna nel giro di 24 ore dall’ordine (e senza sovrapprezzo per la consegna rapida!).


Negli anni, riesce ad annoverare tra i suoi clienti nientemeno che la Regina Vittoria e altre grandi famiglie reali di tutta Europa, compresa quella russa, che per il suo esercito acquista (60.000 pezzi) un’invenzione di Pryce-Jones, la coperta di lana Euklisia, praticamente il primo modello di sacco a pelo.

Nel 1880 l’azienda di Pryce-Jones conta oltre 100.000 clienti e nel 1887 la sua più famosa acquirente, la regina Vittoria, gli conferisce il titolo di baronetto.

Sir Pryce Pryce-Jones muore nel 1920, poco prima che la sua attività inizi a soffrire per la Grande Depressione degli anni ’20 e ’30, tanto da essere venduta, nel 1938, a una società di Liverpool.

Oggi sono in pochi a ricordarsi di lui, persino nella sua città, ma se ai giorni nostri è possibile a tutti “acquistare con un click”, è un po’ anche merito suo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.