Ogni tanto, i turisti che visitano il mercato dei fiori di Seattle si avvicinano ad un venditore e chiedono qualcosa che più o meno suona così:

“Ho visto una vecchia seduta per terra, dall’altra parte. Sembrava una nativa americana, o almeno aveva tanti cestini indiani su una coperta, come se fossero in vendita. Volevo comprarne qualcuno, così mi sono avvicinato, ma lei non c’era più. Chi era?”

Di solito i venditori di fiori sorridono e rispondono: ”Era la Principessa Angeline.”  Chi conosce la sua storia, impallidisce; chi non la sa rimane perplesso, fino a che il commerciante spiega che la Principessa Angeline è morta da oltre cento anni.

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Nel 1895 Edward S. Curtis, il fotografo americano che con il suo enorme lavoro ha consentito di mantenere viva la memoria storica dei nativi americani, realizzò il suo primo ritratto di un nativo: un’anziana e rugosa donna indigena, con un fazzoletto rosso in testa, che ricompensò con un dollaro per il disturbo. Anni dopo, uno dei molti ritratti della donna realizzati da Curtis lo avrebbero reso un fotografo molto apprezzato, e di fama internazionale.

Fotografia di Edward Curtis

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Per quanto le fotografie di Curtis siano tutte estremamente incisive, il suo primo soggetto ha la storia più interessante da raccontare: era più di una vecchia donna nativa americana, con la fronte e le labbra segnate dal tempo e dalle difficoltà della vita, lei era la Principessa Angeline, la figlia maggiore di Capo Seattle, la donna che per molti anni rappresentò una figura di collegamento tra nativi e coloni.

Fotografia di Frank la Roche – 1893 circa

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Nata intorno al 1820 a Lushootseed, nei pressi della moderna Seattle, Kikisoblu era la prima figlia di Capo Seattle, il capo di una Tribù Suquamish e Duwamish. Quando i coloni americani arrivarono nel suo territorio, Capo Seattle fece amicizia con uno di loro, David Swinson “Doc” Maynard.

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Quando la seconda moglie di “Doc” Maynard, Catherine Maynard, vide la bella Kikisoblu, le disse: “Tu sei una donna troppo bella per portare in giro un nome come quello, e io ora ti battezzo Angeline.”

Fotografia di Darius Kinsey

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Nel 1855, quando Angeline aveva circa 35 anni, il governo degli Stati Uniti, con il Trattato di Point Elliott, costrinse tutti i Suquamish ad abbandonare le loro terre e a ritirarsi in una riserva. Angeline però si rifiutò di lasciare la sua casa a Seattle e rimase nella sua capanna, sul lungomare della città che aveva preso il nome di suo padre.

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Angeline era chiamata “principessa” perché figlia di un grande Capo Indiano, ma anche per il comportamento coraggioso e dignitoso che manteneva, nonostante la sua difficile vita.
La Principessa Angeline rimase sempre fedele alle sue radici, ma doveva comunque procurarsi di che vivere, così faceva la lavandaia per i coloni, e vendeva dei tipici cestini indiani, fatti a mano durante la sera. Kikisoblu-Angeline viveva in due mondi: uno che stava lentamente scomparendo, e del quale era una sorta di fantasma , e l’altro nel quale era una donna sola e povera.

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Con il passare degli anni, Angeline si ammalò di artrite, ma questo non le impedì di continuare la sua routine quotidiana. Si trasformò in un personaggio conosciuto da tutti a Seattle, con il suo scialle e un inconfondibile fazzoletto rosso in testa, e la gente del posto le era molto affezionata.

Seguendo la strada del padre, Angeline si convertì al cristianesimo, e divenne cattolica. Alla sua morte, il 31 maggio 1896, alla principessa Angeline fu fatto un funerale solenne nella chiesa della Madonna del Buon Aiuto. La sua bara aveva la forma di una canoa.

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Un giornale dell’epoca riportò:

“29 maggio 1896. Con la morte di Angeline, a Seattle è scomparso l’ultimo dei discendenti diretti del grande Capo Seattle, da cui questa città ha preso il nome. Angeline – Principessa Angeline – com’era generalmente chiamata, era famosa in tutto il mondo … Angeline era una figura familiare delle nostre strade, piegata e rugosa, un fazzoletto rosso sopra la testa, uno scialle, camminava lentamente e dolorosamente con l’aiuto di un bastone; non era infrequente vedere questa povera vecchia donna indiana seduta sul marciapiede a recitare devotamente il rosario. La gentilezza e la generosità del popolo di Seattle verso la figlia del Capo … è stata mostrata nelle sue esequie funebri, che hanno avuto luogo nella Chiesa della Madonna del Buon Aiuto. La chiesa è stata splendidamente decorata; in un catafalco cupamente drappeggiato, una cassa a forma di una canoa, riposano i resti mortali della principessa Angeline.”

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Dopo qualche anno dalla sua scomparsa, la capanna di Angeline fu abbattuta, e il luogo divenne solo una piccola striscia del lungomare, fino a quando, molto vicino a dove sorgeva la casetta, si insediò il mercato dei fiori. Non si sa bene da quando, ma da un certo momento in poi, la gente ha iniziato a vedere una anziana donna indiana, tranquillamente seduta per terra, con diverse ceste ai suoi piedi.

Quasi tutti coloro che nel corso degli anni l’hanno vista, hanno parlato di lei come di una persona viva, anche se vestita stranamente, un’apparizione del tutto naturale, che però spariva quando ci si avvicinava. Qualche tempo fa, alcuni dei commercianti del mercato hanno fatto intervenire uno sciamano, che ha tentato di allontanare gli spiriti presenti. Probabilmente però, nemmeno lui è stato in grado di convincere Kikisoblu a lasciare la sua amata terra natìa…

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.