Il nome di Claude Monet è uno dei più citati e stimati dagli storici dell’arte quando si parla di Impressionismo, e non solo. Egli, che ne divenne il capostipite, donò il nome al movimento artistico con il suo quadro “Impressione. Alba.”, raffigurante il porto di Le Havre, sua città natale.

Impossibile non pensare anche alla famosissima serie di tele raffiguranti le ninfee, diventate una vera e propria icona culturale. Sebbene il suo stile sia inconfondibile e ben marcato, Monet non fu sempre adepto all’utilizzo dei colori ad olio, dei pennelli e delle tele.

Impressione, levar del sole conservato al musée Marmottan Monet, Parigi:

Durante i primi anni Cinquanta dell’Ottocento, Monet iniziò a mettere in pratica la sua abilità nel disegno. Trasferitosi con la famiglia in Normandia, al posto di seguire i desideri del padre, il quale lo avrebbe voluto erede della piccola attività ortofrutticola di famiglia, Monet si iscrisse e frequentò la scuola media d’arte di Le Havre. L’arte era già una prerogativa della vita del giovane ragazzo, che però, tristemente, dopo la morte della madre, fu costretto ad abbandonare la scuola, riprendendola soltanto grazie all’interessamento della Zia, anch’essa pittrice dilettante.

All’età di quindici anni, tuttavia, Claude Monet (chiamato familiarmente “Oscar”) era già sulle bocche dei cittadini di Le Havre. Il giovane si dilettava nel disegno caricaturale, e non vi era quasi nessun cittadino che non fosse stato da lui ritratto. Egli era solito regalare i suoi lavori ai passanti che ritraeva, ma, dopo aver constatato il suo successo presso quest’ultimi, cominciò a venderli per 10 o 20 franchi appena.

Caricatura di Henri Cassinelli: “Rufus Croutinelli”, ca. 1855

Soddisfatto della sua produzione e del barlume di benessere economico che ne avrebbe potuto trarre, Claude Monet iniziò a dedicarsi alle caricature a tempo pieno. Ne fece circa un centinaio, tutte firmate “O. Monet”, che riuscì a esporre ottenendo un vero e proprio pubblico che, settimanalmente, osservava il lavoro comico dell’artista.

L’uomo col sigaro, caricatura del 1856:

L’unico serramentista di Le Havre prestò infatti la propria vetrina per esporre i disegni, su Rue de Paris. Questi attiravano nuovi clienti al negozio e catturarono l’attenzione dell’ex-socio dell’imprenditore, Eugene Boudin, aspirante pittore paesaggista.

Quest’ultimo riconobbe immediatamente il valore dei disegni e il talento artistico di Monet, ancora quindicenne. Volenteroso di incontrarlo, chiese più volte all’ex-socio di procurargli un incontro. Il giovane, tuttavia, rimandò spesso l’incontro, preso com’era dal suo lavoro e dall’eccitazione per i primi guadagni.

Léon Manchon veste una giacca (1858 circa):

Caso volle, o forse il destino, che qualche settimana più tardi, recatosi al negozio per portare nuovi disegni da esporre, Monet incontrò finalmente Boudin. Parlarono a lungo d’arte, constatando di avere molti punti di vista in comune.

Boudin divenne infine un mentore per Monet, nonché amico per tutta la vita; egli lo convinse a tralasciare le caricature e a dedicarsi invece alla pittura paesaggista.

Sotto, Eugène Boudin:

Gli insegnò l’utilizzo dei colori a olio, ispirò in lui l’amore per i contrasti, per i colori accesi e per i complicati giochi d’ombre, i quali avrebbero caratterizzato le sue opere e le avrebbero rese immortali.

Nel 1874, Boudin aiutò Claude Monet a organizzare la prima mostra definita “impressionista”. Questa comprendeva le opere pionieristiche di giovani pittori e scultori provenienti da tutta la Francia, i quali nomi sarebbero presto divenuti i più famosi dell’arte Occidentale: Pierre Auguste Renoir, Camille Pissarro, Alfred Sisley ed altri ancora.

Jules Didier 1860:

Anche Boudin espose qualche opera, ma senza avere la pretesa di considerasi un innovatore, al pari invece dei giovani artisti. Egli considerava la sua arte appartenente a quella corrente transitoria tra il Realismo e l’Impressionismo, e fu proprio questa a ispirare Monet per definire una nuova era dell’arte.

Com’è noto, la mostra non ebbe successo e fu commentata negativamente dai critici d’arte del tempo, che la definirono ridicola

Ma sarebbe stato il tempo a sovvertire tali giudizi. Monet e molti dei giovani pittori che esposero le loro opere sarebbero divenuti nomi indelebili della storia dell’arte, e con loro le preziose tele, che adornano ancor oggi musei, saloni di ricchi palazzi o case facoltose, trasformati in icone immortali.

Claude Monet, Il palazzo Ducale a Venezia (1908 circa); olio su tela, 81.3×99.1 cm, Brooklyn Museum, New York, Stati Uniti:

Sotto, Claude Monet nel 1899 in un ritratto di Nadar:

Cecilia Fiorentini
Cecilia Fiorentini

Ho studiato lingue e sono una studentessa di Conservazione dei Beni Culturali, ho 24 anni e una grande passione per l'editoria e la scrittura. Mi diletto nella lettura di saggi sull'archeologia misterica, sulla spiritualità e sulle credenze di antichi popoli come Egizi, Vichinghi o Nativi Americani.