Fra l’una e le due del mattino del 17 luglio 1918, in una casa fortificata nella città di Ekaterinburg, sui Monti Urali, l’ex Zar Nicola II, sua moglie Aleksandra, i loro cinque figli e quattro dei loro servitori rimasti, tra cui il fedele medico di famiglia, Eugene Botkin, furono svegliati da Jakov Jurovskij con la scusa di una rapida partenza notturna. Gli eserciti erano alle porte, e i prigionieri potevano già sentire il fragore dei cannoni dell’Armata Bianca, l’esercito controrivoluzionario che tentò di contrastare l’ascesa al potere dei bolscevichi.

Si radunarono nella cantina della villa, in piedi come per fare un ritratto di famiglia

Aleksandra, che era malata, chiese una sedia, e Nicola II ne chiese un’altra per il figlio maschio, Aleksej, che soffriva di emofilia dalla nascita. Jakov Jurovskij lesse la sentenza di morte per l’intera famiglia, decisa dal soviet degli Urali e approvata da quello di Mosca, di cui Nicola II chiese una seconda lettura, chiedendo confusamente “Cosa? Cosa?”.

Dopo che Jurovskij lesse frettolosamente la sentenza una seconda volta, ordinò al commando di ex-prigionieri di guerra austro-ungarici di far fuoco sull’intero gruppo di persone. Il primo a morire fu Nicola II, seguito dalla moglie Aleksandra, poi il medico Botkin, il cuoco e l’inserviente. In seguito morirono Ol’ga e Tat’jana, mentre 3 dei giovani, Marija, Anastasija e Aleksej, cercarono rifugio in un angolo della cantina, dove vennero finiti a colpi di baionetta. Venne infine uccisa anche la dama di compagnia Anna Demidova.

In tutto morirono 11 persone

I corpi vennero spogliati di tutti i beni (nel resoconto di Jurovskij si lesse che i proiettili rimbalzavano sui vestiti delle donne perché tempestati di pietre preziose) e poi bruciati e sciolti con l’acido solforico, per non lasciare alcuna traccia del loro passaggio. Jurovskij tornò in paese con 9 Kg di gioielli, mentre alcune pietre rimasero sul luogo dell’occultamento, nel bosco di Koptiakij.

I pochi resti dei corpi vennero gettati in un pozzo di una miniera abbandonata o sepolti confusamente per terra. Verranno identificati, tutti, soltanto nell’Aprile del 2008, quando anche i resti di Aleksej e Marija saranno individuati in alcune ossa rinvenute nel bosco. Jakov Jurovskij, organizzatore materiale dell’esecuzione, vedrà la propria figlia deportata al confine durante le purghe staliniste, nel 1934.

Sotto, lo Zar Nicola II posa con un cervo ucciso a Spala, poco prima che il figlio, lo tsarevich Aleksej, avesse una crisi legata alla sua emofilia. Rasputin riuscì miracolosamente a salvare il piccolo, diventando un alleato e consigliere (scomodo e controverso) della famiglia reale.

Nicola II parla con una persona non identificata sullo Yacht imperiale Štandart, probabilmente una delle navi più belle e lussuose della propria epoca:

Il piccolo Aleksej Romanov gioca con un gregge di pecore. Quando venne eseguita la sentenza aveva soltanto 13 anni:

Anna Vybirova (a destra) al mare con le granduchesse Tatyana e Olga. Dopo che la famiglia fu uccisa, Anna volò lontano, in Finlandia, con sei album che includevano le fotografie di questa galleria e altre 2.600 immagini della vita privata dei Romanov. Morì a Helsinki nel 1964:

Lo Tsarevich Aleksej (terzo da sinistra) mentre gioca con alcuni amici:

Olga e Tatiana Romanov con Pierre Gilliard, insegnante di francese. Gilliard seguì la famiglia nella prigionia, ma riuscì a scampare l’esecuzione:

Le ragazze con la madre e due ufficiali:

Tatyana sullo Štandart:

Lo Zar in visita in Finlandia, sulle rive del mare:

Olga, Tatyana e Marja sullo Štandart, nel 1914. Quando moriranno, 3 anni dopo, avevano 22, 21 e 19 anni:

L’imperatrice Aleksandra in posa per una scultura:

Alcune persone del popolo fotografate durante un viaggio dello Zar e della Famiglia. Nonostante Nicola II fosse un fervente appassionato di fotografia, le immagini dei suoi album che raffigurano i non-aristocratici sono pochissime:

Anastasia, la più giovane delle granduchesse, fotografata dopo una partita a tennis con un ufficiale ed il padre. Quando il commando di esecuzione le sparò addosso i proiettili rimbalzarono, e la ragazza iniziò a gridare. Venne finita a colpi di baionetta insieme ai due fratelli nell’angolo della stanza:

Nicola II insieme a tre delle figlie mentre posano in canoa su uno dei canali del palazzo Tsarskoe Selo, nei pressi di San Pietroburgo:

Lo Zar e Aleksej, sempre nei canali del Tsarskoe Selo:

L’imperatrice Aleksandra (a sinistra) con Anna Vyburova e la granduchessa Olga:

L’imperatrice Aleksandra sullo Štandart, durante la cerimonia di saluti alla famiglia:

Due Granduchesse sullo Štandart, con uno dei marinai dedicati che si assicurava che non cadessero fuori dalla nave:

Nicola II con le figlie durante un’escursione in Crimea:

La Granduchessa Tatiana aiuta i rivoluzionari a piantare i vegetali nell’orto, nel 1917, poco tempo prima della sua esecuzione:

Lo Zar e suo figlio Aleksej tagliano il legno durante la prigionia:

I leader del Soviet di Mosca affermeranno che fu Lenin a decidere la morte dei Romanov, dichiarando che “non possiamo lasciar vivere l’emblema vivente delle forze anti-bolsceviche, specialmente nelle difficili circostanze attuali“. Nonostante fosse probabile che le circostanze storiche fossero contro il destino dei Romanov, non è chiaro né storicamente accertato se Vladimir Lenin fosse uno dei mandanti (o anche solo in accordo) con l’esecuzione materiale della famiglia reale.

Le fotografie sono tratte dal Beinecke Rare Book and Manuscript Library, della Yale University.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...