Priest Holes (i nascondigli dei sacerdoti) è il termine che fu dato alle cavità per i sacerdoti che furono realizzate all’interno di moltissime case di cattolici durante la persecuzione cristiana, che ebbe inizio con il regno della Regina Elisabetta I, nel 1558. Le leggi volte a perseguitare i cattolici che furono promulgate poco dopo l’incoronazione della sovrana divennero pericolose soltanto dopo la rivolta dei Papisti nel 1569 (Rising of the North), che costrinse la Regina ad applicare il pugno di ferro contro i cattolici presenti in Inghilterra.

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Premessa storica

La legge prevedeva pene crescenti in base al numero di infrazioni. Se un membro della Chiesa cattolica Romana veniva scoperto mentre celebrava i riti della propria fede veniva punito la prima volta con una multa, la seconda con un anno di carcere e la terza con il carcere a vita. Nel caso in cui il sacerdote si fosse rifiutato di pronunciare il “Oath of Supremacy“, il “giuramento di supremazia” richiesto a qualsiasi persona che ricoprisse una carica pubblica o ecclesiastica in Inghilterra, il suddito diveniva un alto traditore, con conseguenze facilmente immaginabili.

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Nel caso in cui un “Papista” fosse stato colto in flagrante durante la conversione di un anglicano (o credente in altre forme di protestantesimo), entrambi sarebbero stati giustiziati per alto tradimento. Nel mese di novembre del 1591 un sacerdote fu impiccato davanti alla porta di una casa a Gray Inn Fields per aver detto Messa il mese precedente. Le leggi contro i sacerdoti e i “dissidenti” divennero una vera e propria persecuzione a seguito della Congiura delle Polveri del 1605, il famoso episodio avvenuto durante il regno di Giacomo I. Dopo quell’anno l’arresto per un prete significava la reclusione, e sovente la tortura con conseguente esecuzione.

I Nascondigli dei Sacerdoti

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Per prevenire la morte sotto tortura, che nel XVII secolo non era certamente qualcosa di umano, cominciarono ad esser realizzati dei nascondigli segreti all’interno di grandi case e castelli di famiglie cattoliche. Alle volte non veniva realizzato soltanto un nascondiglio per il prete, ma addirittura cappelle intere per officiare la messa in modo del tutto nascosto. Nelle case era presente spesso un nascondiglio anche soltanto per gli abiti da cerimonia, che venivano occultati in modo ancora più sicuro rispetto ad intere camere per le persone.

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Nicholas Owen, il santo/artigiano che realizzò i nascondigli

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Sopra: Edward Oldcorne e Nicholas Owen, ritratti da Gaspar Bouttats.

Moltissimi di questi nascondigli furono attribuiti ad un gesuita laico, Nicholas Owen (morto nel 1606), che dedicò la maggior parte della propria vita alla costruzione di questi luoghi per proteggere la vita dei sacerdoti perseguitati. Egli realizzava dei pertugi di difficile accesso, spesso preceduti da antri labirintici, che riuscivano ad occultare efficacemente le persone che dovevano sfuggire agli ufficiali della corona.

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Sopra: la morte di Nicholas Owen nel 1606 nella torre di Londra

La parte più difficile della realizzazione del nascondiglio era, però il camuffamento nelle pareti dell’edificio. Se la cavità aveva un ingresso facilmente identificabile sarebbe stato inutile qualunque tipo di labirinto, prima o poi il sacerdote sarebbe stato scoperto. Owen realizzò tantissimi nascondigli, ma non riuscì a nascondere se stesso dalla morte. A seguito della Congiura delle Polveri egli fu catturato a Hindlip Hall, nel Worcestershire, portato nella torre di Londra e torturato a morte, rifiutandosi di svelare l’ubicazione di anche solo uno dei suoi segreti. L’artigiano fu canonizzato da Paolo VI nel 1970, e ci sono molti che sostengono che alcuni dei suoi antri siano ancora da scoprire.

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Harvington Hall nel Worcestershire, in Inghilterra, oggi è un edificio aperto al pubblico, ed è riconosciuto come uno dei migliori esempi per vedere i nascondigli dei sacerdoti in Gran Bretagna. All’interno della magione furono creati così magistralmente che nessun sacerdote fu mai scoperto, nonostante le ricerche degli ufficiali reali.

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Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...