Quando si pensa alle isole della laguna veneta, immediatamente vengono alla mente Burano, Murano, Torcello e magari qualche altra meno conosciuta, come la bellissima Sant’Erasmo, o la verace Pellestrina.

Sotto, il video racconto dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Sono in pochi invece a conoscere Poveglia, e per un buon motivo: l’isola è disabitata da molti anni e vietata anche ai turisti, ma comunque meta di un altro genere di visitatori: cacciatori di fantasmi e amanti del soprannaturale, ma anche esploratori urbani affascinati da luoghi proibiti e un po’ macabri.

Dalla fine del ‘700 fino a metà del ‘900 l’isola divenne luogo di quarantena per uomini e merci, ma fu anche l’ultimo rifugio per molti ammalati di peste, che nei secoli precedenti erano stati confinati nelle isole Lazzaretto Vecchio e Lazzaretto Nuovo. In queste ultime, gli scavi archeologici compiuti recentemente hanno portato alla luce migliaia di scheletri di appestati, sepolti in fosse comuni.

Non esistono dati sul numero di morti che giacciono a Poveglia, ma la sua fama di isola ‘maledetta’ ha fatto nascere voci incontrollate: secondo queste, circa il 50% della sua massa di terreno conterrebbe scheletri umani.

Poveglia è sempre stata, nel corso dei secoli, un approdo per persone in fuga: nel VI secolo arrivarono gli abitanti dell’entroterra veneto, che scappavano dalle distruzioni compiute dai longobardi; nel IX secolo si rifugiarono sull’isola 200 servitori rimasti fedeli al Doge Pietro Tardonico, che era stato assassinato. Proprio con loro Poveglia conobbe il suo periodo più florido, grazie alle attività di pesca e alla produzione del sale. Intorno all’anno 1000 sull’isola, conosciuta per la salubrità del suo clima che garantiva una vita lunghissima ai suoi abitanti, si potevano contare oltre 800 case private. Poi, alla fine del 1300, i povegliotti dovettero fare il percorso inverso: abbandonare l’isola, a seguito della guerra di Chioggia.

L’isola rimase abbandonata per molti secoli, fino a che divenne un avamposto fortificato (risalendo da sud) a protezione della laguna, grazie alla costruzione di una piccola fortezza a pianta ottagonale, l’Ottagono di Poveglia. Intanto però l’opera di erosione delle maree, alluvioni e terremoti avevano ridotto di molto l’estensione dell’isola, poi in parte recuperata, ai primi dell’800, con lavori di interramento.

Nel 1782 l’isola passò sotto il controllo del Magistrato della Sanità, che la fece diventare un luogo di quarantena, tuttavia, negli ultimi anni del ‘700 vi furono confinati gli equipaggi di due navi sulle quali era scoppiata la peste. La funzione di “contumacia”, ovvero di isolamento prima dell’ingresso a Venezia, divenne permanente, furono costruiti edifici in muratura per ospitare marinai e passeggeri delle imbarcazioni poste in quarantena, e magazzini dove stipare le merci, sottoposte a un processo di disinfezione. Nulla sfuggiva al sistematico “espurgo” con vapori di cloro o zolfo: effetti personali, documenti, abiti e le navi stesse. La procedura risultò efficacissima, tanto che contenne largamente la devastante epidemia di colera che tra il 1831 e il 1837 fece tante vittime in tutta Europa, giunta da oriente proprio con il traffico marittimo.

Per dare un’idea di quanto fosse esteso il commercio via nave all’epoca, basta ricordare che, tra il 1831 e il 1832, ben 702 bastimenti fecero tappa a Poveglia per rispettare la quarantena.

Probabilmente, proprio per la sua vecchia e macabra funzione di lazzaretto nell’ultima epidemia di peste, durante la quale le persone aspettavano solo di morire, su Poveglia sono nate molte leggende, alimentate anche da incursioni di acchiappafantasmi venuti da oltremare (USA), ovvero il team di Ghost Adventures. Ad aumentare la fama di isola ‘maledetta’ c’è il sospetto, non confermato, che la struttura adibita ad ospitare anziani convalescenti, costruita nel 1922, fosse in realtà utilizzata come manicomio.

Sotto, fotografia di Chris73 via Wikipedia:

I poveri pazienti erano perseguitati e terrorizzati, non solo dai fantasmi degli appestati, ma anche da un sadico medico lobotomizzatore, che però pagò per le sue crudeltà, perché fu spinto al suicidio da quegli stessi fantasmi che tanto spaventavano i suoi malati. Pare che quel dottore fosse lo svizzero Sarles, il primo a praticare una rozza forma di lobotomia nel 1890, su sei disgraziati pazienti ai quali cavò parti del lobo frontale attraverso sei fori praticati nel cranio.

Ammesso e non concesso che la struttura geriatrica fosse un manicomio (in effetti il cartello “Reparto Psichiatrico” è ancora visibile), e che il medico fosse Sarles, la leggenda si conclude con il suicidio del dottore. Oltrepassata la linea di confine tra ragione e follia, il medico si gettò dal vecchio campanile, ma non morì per la caduta. Secondo la testimonianza di un’infermiera presente al suicidio, mentre l’uomo giaceva al suolo una misteriosa “nebbia”, improvvisamente alzatasi dalla terra, avvolse il suo corpo per poi penetrare nel naso fino a soffocarlo.

La struttura sanitaria fu chiusa solo nel 1968, e da allora Poveglia è abitata solo dai suoi fantasmi, che forse si chiamano semplicemente incuria e abbandono.

Eppure, se si cerca sul Web “isola più infestata del mondo”, il risultato è Poveglia, che se la gioca con la britannica isola di Wight. A concorrere alla creazione della triste fama di “isola del male” ci si sono messi anche cinque intrepidi ragazzi arrivati dal lontano Colorado fino alla laguna veneta, proprio per registrare, con sofisticate apparecchiature, la presenza degli ormai famosi (negli USA) fantasmi di Poveglia, come era stato raccontato in una puntata di Ghost Adventures e in una di Scariest Places on Earth.

Un’imbarcazione affondata:

Il 17 luglio 2016 il gruppetto di audaci ghostbusters si fa portare da un taxi veneziano, verso l’imbrunire, sull’isola del male. I cinque ragazzi hanno intenzione di scattare fotografie con la tecnologia dei raggi infrarossi, e registrare qualsiasi suono di origine paranormale con una apparecchiatura particolarmente sensibile. Qualcosa di non ben definito avviene nelle ore successive, perché un navigante solitario che attraversa il canale verso la mezzanotte, sente delle urla disperate provenire da Poveglia: Ghosts, Ghosts!! (fantasmi, fantasmi).

L’uomo avverte i vigili del fuoco, che accorrono a salvare i ragazzi, terrorizzati a tal punto da lamenti, rumori di catene, voci non identificabili, da abbandonare sull’isola tutta la sofisticata attrezzatura da ghostbuster. Gli acchiappafantasmi d’oltremare erano talmente agitati da essere portati addirittura in Pronto Soccorso, dove raccontano ad alcuni giornalisti la loro agghiacciante avventura.

Certo è che a Poveglia nessuno li rivedrà più…

Per dovere di cronaca, occorre precisare che non esiste nessun tipo di racconto, riferibile alla tradizione veneziana, che faccia cenno di fantasmi a Poveglia: gli esperti di storia e di leggende veneziane affermano con tranquillità che mai nessuna presenza spettrale è stata segnalata sull’isola. Ma tant’è, la forza della comunicazione televisiva e di internet può questo e altro…

Il canale di Poveglia:

Tutte le fotografie sono di Matteo Rubboli.

La fonte per il racconto dell’avventura dei ragazzi venuti dal Colorado è: Poveglia, l’isola più infestata del mondo – di Riccardo Bottazzo.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.