La città più malvagia della terra”: dopo Sodoma e Gomorra, citate nella Bibbia solo per raccontare la depravazione dei loro abitanti, il porto giamaicano di Port Royal, poco lontano dall’attuale capitale Kingston, conquistò la sinistra fama di luogo più malfamato e peccaminoso al mondo. Come le due città bibliche (sulle quali Dio fece cadere una pioggia di fuoco), anche Port Royal fu (quasi) distrutta da un evento naturale: un terremoto seguito da un maremoto, catastrofe che molti (in particolare gli spagnoli) considerarono una punizione divina.

Port Royal prima del 1692


Erano le 11.43 (l’ora in cui si fermò un orologio da taschino, recuperato dagli archeologi subacquei) del 7 giugno 1692, quando un devastante terremoto colpì la ricchissima e dissoluta città, covo di pirati, prostitute e commercianti di schiavi. L’ira divina, almeno secondo i membri del clero locale, non si accontentò di aver fatto tremare la terra, e scatenò anche uno tsunami.

Morirono tra le mille e le tremila persona, all’incirca metà della popolazione, mentre altre duemila perirono nei mesi successivi, a causa delle epidemie

 Rappresentazione del terremoto e del maremoto che distrusse Port Royal

Prima della devastazione, Port Royal era la più grande città dei Caraibi, sfrontatamente ricca e amorale, il “porto sicuro” dove i corsari prima, e i pirati dopo, potevano vivere senza correre rischi, se non quelli legati alla frequentazione di taverne e bordelli. Questo perché, dopo aver strappato la Giamaica agli spagnoli nel 1655, i governatori britannici affidarono la difesa di Port Royal proprio ai pirati, che da lì partivano per le loro scorrerie contro le navi da carico e le colonie costiere degli spagnoli.

Fino all’arrivo degli inglesi, Port Royal era solo un piccolo porto poco considerato dagli spagnoli, ma poi divenne la seconda colonia britannica più grande dopo Boston, talmente ricca da annoverare ben quattro orafi su una popolazione di circa 6500 persone. Le famose piratesse Mary Read e Anne Bonny conoscevano bene la città, mentre pirati del calibro di Barbanera e Calico Jack sperperavano il loro denaro tra taverne (se ne contava una ogni dieci residenti) e bordelli, bevendo il Kill-Devil Rum, “un caldo, infernale e terribile liquore” che probabilmente accorciò la vita di molti di loro, come ad esempio quella del corsaro Henry Morgan, assiduo frequentatore dei locali più malfamati della città.

Non che avessero molta probabilità di morire vecchi, i pirati, nemmeno a Port Royal. In particolare dopo il 1687, quando la Giamaica approvò le leggi anti-pirateria e il vecchio “porto sicuro” si trasformò nel luogo dove i bucanieri venivano giustiziati.

Port Royal e Kingston

Intanto, quel 7 giugno del 1692, quasi tutti gli edifici di Port Royal erano stati inghiottiti dal mare, perché le costruzioni sorgevano su un terreno sabbioso, saturo d’acqua, che durante il terremoto prese una consistenza fangosa, simile a quella delle sabbie mobili. Gran parte della città scomparve nel giro di poche ore, compresi quattro dei cinque forti difensivi. I cadaveri in decomposizione ammorbavano l’aria e diffondevano malattie, mentre chi era sopravvissuto si dava al saccheggio.

Resti sommersi di Port Royal

Fonte immagine: Youtube

Oggi, dopo molte altre catastrofi naturali (incendi, uragani e altri terremoti), Port Royal è solo un villaggio popolato da meno di duemila persone, ma è anche un importante sito archeologico sottomarino, perché i resti della città vecchia si trovano a pochi metri sottacqua. La storia della città più malvagia della terra potrebbe continuare: da covo di pirati a città sommersa da esplorare, un luogo magico dove storia e leggenda si rincorrono seguendo l’eterno infrangersi delle onde.

Sotto, un breve documentario mostra una taverna sommersa della vecchia Port Royal:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.