La nascita di Poppea (latino Poppaea Sabina) è fatta risalire tra il 30 e il 32, figlia di Tito Ollio, pretore durante il regno di Tiberio Giulio Cesare Augusto, e Poppaea Sabina (la figlia prese il suo nome completo).

Di grande bellezza e intelligenza, doti ereditate dalla mamma morta suicida nell’anno 47, Poppea dapprima sposò Rufrio Crispino, prefetto del pretorio nel corso del regno di Claudio e col quale ebbe un figlio; poi, divorziata, sposò Marco Salvio Otone, futuro imperatore romano e molto amico di Nerone, l’attuale governante. Questa scelta, secondo una certa storiografia, doveva darsi all’intenzione della giovane donna di avvicinarsi a Nerone; secondo un’altra tesi, invece, sarebbe stato proprio Nerone a chiedere all’amico Otone di prendere in sposa Poppea per poi, secondo i costumi dell’epoca, diventarle amante senza destare troppo scandalo.

Ritratto di Poppea, fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Comunque sia, l’imperatore, a sua volta già legato a Claudia Ottavia, figlia dell’imperatore Claudio che lo aveva adottato, si invaghì della ammaliante Poppea e, dopo averla avuta come amante, la sposò nel 62, non prima di aver spedito l’amico Otone – divenuto, nel frattempo, contrario alla politica neroniana – a governare i periferici territori della Lusitania (corrispondente all’attuale Portogallo). Questa non fu l’unica azione che il regnante dovette compiere prima di prendere in sposa la bella Poppea: difatti si trovò a commissionare l’omicidio addirittura della madre, Agrippina minore – che si opponeva fermamente alla sua nuova passione e sul cui omicidio, forse, ha inciso anche la volontà della stessa Poppea –, e a ripudiare, causa sterilità, e a costringere al suicidio, dulcis in fundo, la consorte Claudia Ottavia.

Agrippina incorona d’alloro Nerone. Rilievo di Afrodisia, (Turchia). Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Nello specifico, secondo la tradizione, l’imperatrice consorte fu esiliata nell’isola di Pandataria (ora Ventotene), fu bloccata al muro e le furono tagliate le vene ma, poiché il flusso di sangue era eccessivamente lento, fu poi messa in un bagno  di acqua calda per accelerarne il trapasso. La donna fu poi decapitata per mostrare il capo a Poppea, la nuova imperatrice.

Non è mai stato storicamente appurato se sia stato Nerone a sedurre la prorompente Poppea o viceversa, e questo dubbio ha portato nel corso dei secoli a tramandare l’immagine dell’imperatrice, nel migliore dei casi, come una sfruttatrice senza scrupoli e una feroce maliarda, una femme fatale, per utilizzare una locuzione moderna.

Quella tra Poppea e Nerone fu una relazione destinata a spegnersi presto e in maniera violenta, com’era prevedibile: la giovane imperatrice – dopo aver dato una prima figlia al sovrano (63), Claudia Augusta, morta ancora in fasce –, nuovamente in dolce attesa, secondo la tradizione della damnatio memoriae che investì l’imperatore dopo la morte, morì nell’anno 65 a causa di un animalesco calcio al ventre servitole dallo stesso Nerone durante uno dei consueti momenti di ira. La tesi oggi storicamente accettata – ma sempre seconda a livello popolare al filone del femminicidio ante litteram – vede invece la giovane morta a causa di alcune complicanze con la gravidanza che stava conducendo.

Ritratto di Nerone ai musei capitolini. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Anche il luogo della morte di Poppea è dibattuto, ma, alla versione di un decesso avvenuto nelle stanze imperiali di Roma, si preferisce quella che avrebbe avuto luogo nella villa di Oplontis, corrispondente all’attuale Torre Annunziata, alle pendici del Vesuvio. La villa, come tutta Oplontis, fu sepolta dalla lava e dalla pomice durante la celebre eruzione del Vesuvio del 79.

Calidarium della villa di Poppea ad Oplontis. Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Anche la vita di Nerone non durò molto a lungo. Deposto, con tutto il Senato contro e per il timore concreto di essere ucciso da un giorno all’altro, Nerone fuggì e si fece uccidere dal liberto Epafrodito. Era il giugno del 68. Come riportò lo storico romano Svetonio, in punto di morte il controverso imperatore avrebbe pronunciato la frase Qualis artifex pereo, “Quale artista perisce in me”.

Molto colorito fu un altro episodio che coinvolse indirettamente Poppea: secondo quanto riportò Cassio Dione, storico e politico romano, dopo la morte della seconda moglie Nerone inaugurò la caccia a qualcuno che potesse ricordargli la defunta consorte della quale era ancora innamorato. Curiosamente il volto che ricordava maggiormente i lineamenti di Poppea fu quello di un uomo, il giovane liberto Sporo, per cui Nerone, dopo averne constatato l’eccezionale somiglianza, ordinò l’immediata castrazione. Una volta reso eunuco, l’imperatore lo sposò. Sporo rimase accanto a Nerone anche quando questi sposò in nozze più tradizionali la nobildonna Statilia Messalina e fino agli ultimi istanti di vita del sovrano.

Vasiliy Smirnov, La morte di Nerone:

Nerone ebbe tante relazioni, ma forse la donna che amò più di tutte fu proprio l’ammaliante Poppea. Poco dopo la morte della giovane, l’imperatore Nerone, probabilmente per lavarsi la coscienza dal bestiale omicidio commesso, decise di divinizzarla e ancora oggi, a quasi due millenni dalla nascita, Poppea è una delle donne più conosciute ed emblematiche della storia romana.

Antonio Pagliuso
Antonio Pagliuso

Appassionato di viaggi, libri e cucina, si vede tra vent'anni come un moderno Mattia Pascal; mal che vada ripiegherà sul personaggio di Raskol'nikov. Autore del noir "Gli occhi neri che non guardo più" e ideatore della rassegna culturale "Suicidi letterari".