Il patrimonio archeologico italiano è ineguagliabile, ma Pompei rappresenta un sito che, secondo il commissario europeo per le politiche regionali Johannes Hahn, è “emblematico non solo per l’Europa, ma per tutto il mondo“. Peccato che l’incuria, l’inefficienza e la burocrazia lo stiano mandando in malora, facendoci apparire, agli occhi del mondo, ancora una volta, come il paese di pulcinella. Forse per salvare Pompei occorrerebbe una nuova eruzione del Vesuvio.. Nonostante siano disponibili i fondi per provvedere ai lavori di restauro, tutto si blocca per colpa di burocrazia, appalti a rischio di infiltrazioni camorristiche, relative indagini della magistratura.

Si è conclusa da poche ore una riunione al Ministero dei Beni Culturali, dove pare che siano state prese finalmente decisioni operative, come assicura il neo-ministro Dario Franceschini. Speriamo che sia la volta buona, visto che tutti i ministri che si sono succeduti negli ultimi quattro anni avevano fatto le stesse rassicurazioni, senza concludere nulla. Ma perché Pompei è così importante per il nostro patrimonio storico ed artistico? Perché gli scavi hanno portato alla luce, come in un fermo immagine, quella che era la vita quotidiana in una città romana nel 79 D.C.

L’eruzione del Vesuvio seppellì con uno strato di cenere e lapilli Ercolano, Stabia, e Pompei, che è la città meglio conservata di quell’epoca. Tutto quello che è stato recuperato negli scavi, dai vasi alle suppellettili, fino ai mosaici, gli affreschi, le ville, ha consentito di comprendere gli usi, i costumi, l’arte di duemila anni fa. Sappiamo così che, oltre alle ville dei ricchi patrizi, esistevano tre tipologie di case: la domus per il ceto più abbiente, case più piccole per il ceto medio, che comunque potevano disporre di un giardino, e le pergule, piccole case per i commercianti, con una stanza sulla strada adibita a negozio, e sul retro piccoli vani adibiti a magazzino ed abitazione.

Sappiamo che in città operavano ben trentaquattro forni, un centinaio di ‘termopoli‘ che erano locali in cui si vendevano cibi caldi e bevande, moltissime officine per la lavorazione, filatura, tintura della lana. Molti edifici erano dedicati all’intrattenimento: l’anfiteatro, i teatri, le terme, palestre, e lupanari per lo svago sessuale. Il grande impatto che Pompei ha sempre avuto nell’immaginario collettivo, è testimoniato dalla quantità di opere artistiche ad essa ispirate, dai quadri ai romanzi, fino a film, documentari e fiction. Il tempio di Iside ispirò il “Flauto magico” a Mozart, nel 1971 i Pink Floyd tennero un concerto senza pubblico nell’anfiteatro, realizzando poi il film documentario “Pink Floyd live at Pompei”. Innumerevoli i film ispirati al romanzo di Edward Bulwer-Lytton “Gli ultimi giorni di Pompei”, dal primo del 1900 a quello del 1950 girato in parte da Sergio Leone. Anche nella seria animata dei Simpson, c’è una puntata ambientata a Pompei, e un luna park in Virginia (U.S.A.) ha un’attrazione acquatica chiamata “fuga da Pompei”, in cui si attraversa con un battello la ricostruzione delle rovine della città.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.