Pitcairn Island è una paradisiaca isola dell’Oceano Pacifico, dove però nessuno vuole vivere. Il cibo e l’acqua sono abbondanti, la terra è fertile, e il mare che la circonda è tra i più incontaminati del mondo. Tuttavia, si prevede che la sua popolazione – composta quasi esclusivamente dai discendenti di marinai inglesi sbarcati sull’isola 228 anni fa – arriverà ad estinguersi naturalmente nel 2045.

Gli abitanti, che risiedono nella giurisdizione nazionale meno popolata del mondo, discendono da quattro ceppi familiari principali, i cui cognomi ancora rimandano ai loro antenati che, dopo essere sbarcati sull’isola, decisero di tagliare tutti i ponti con i luoghi d’origine, dando fuoco alla loro imbarcazione.

Potrebbe sembrare una storia romantica e avventurosa, magari adatta alle orecchie di un bambino, ma non è così, anzi. Pitcairn Island non è un luogo adatto ai bambini: nonostante l’isola sia un territorio d’oltremare della Corona britannica, l’Ufficio Estero di Regno Unito e Commonwealth dal 2016 non permette ai suoi dipendenti di portare in quel luogo paradisiaco i propri figli, perché un passato oscuro continua a gettare la sua ombra sul presente.

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Quando l’isola fu scoperta era completamente disabitata – i polinesiani che vi avevano vissuto si erano estinti da almeno un secolo – quando il quindicenne Robert Pitcairn la avvistò, nel 1767, dalla nave HMS Swallow. Il comandante la battezzò con il cognome del giovane marinaio, ma commise un errore di mappatura, posizionando Pitcairn Island circa 330 chilometri più a ovest della sua reale posizione. Quando, sei anni più tardi, il capitano Cook fu mandato a esplorare l’isola, ovviamente non fu in grado di localizzarla. 17 anni dopo “riscoprirono” l’isola gli uomini più ricercati dall’Impero Britannico, gli ammutinati del Bounty.

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I membri dell’equipaggio della HMS Bounty, guidati dal 1° ufficiale Fletcher Christian, erano a tutti gli effetti dei ricercati dalla legge del Regno Unito, dopo l’ammutinamento del 28 aprile 1789, che aveva consentito loro di appropriarsi della nave. Nei cinque mesi trascorsi a Tahiti per caricare una grande quantità di piante di albero del pane, l’equipaggio aveva familiarizzato con la popolazione locale, e la grande libertà sessuale delle donne aveva conquistato i marinai britannici. Probabilmente il vero motivo dell’ammutinamento fu il desiderio di fermarsi a vivere in quei luoghi, un paradiso in terra per uomini abituati alle rigide regole di una società puritana.

Sotto, un fotogramma dal film: Gli Ammutinati del Bounty

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Il comandante e altri 18 membri dell’equipaggio furono abbandonati su una lancia, con la quale riuscirono miracolosamente a percorrere, in 47 giorni, 6700 chilometri in mare aperto, solo con l’ausilio di una bussola e un orologio, e poche razioni alimentari, ma questa è un’altra storia…

La locandina della pellicola:

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Dopo aver tentato di fondare una colonia sull’isola di Tubuai, gli ammutinati dovettero desistere, per il rischio rappresentato dal cannibalismo degli indigeni. Tornati a Tahiti, sedici degli uomini decisero di rimanervi, mentre in otto seguirono Christian, che cercava un rifugio maggiormente sicuro. Insieme a sei uomini e undici donne indigene arrivarono a Pitcairn Island, dalla quale nessuno sarebbe mai più ripartito, perché il Bounty fu incendiato, per evitare che navi della Marina Britannica potessero localizzalo.

Ed effettivamente fu solo nel 1808 che la piccola comunità di ammutinati fu trovata per caso da una nave americana, quando solo uno dei marinai inglesi, John Adams, era ancora in vita. Il sogno di Fletcher e compagni non si realizzò come speravano: nei primi anni sorsero forti contrasti fra gli inglesi e gli uomini polinesiani, che venivano trattati come schiavi.

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Più della metà degli ammutinati, fra cui Christian, furono uccisi o si uccisero a vicenda, anche a causa dell’alcolismo provocato da un liquore estratto da una radice locale. Nel 1800 John Adams era l’unico uomo rimasto sull’isola, e si preoccupò di riportare la serenità a Pitcairn educando, seguendo la Bibbia salvata dal Bounty, le nove donne rimaste e i diciannove bambini nati in quegli anni difficili.

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La storia dell’ammutinamento del Bounty è stata raccontata in numerosi film e libri, i ribelli sono stati descritti come eroi che non potevano più sopportare le angherie del comandate, ma si tratta verosimilmente di una versione romanzata della realtà, che non è mai stata appurata.

La vita su Pitcairn non è stata facile neppure in epoca moderna: il picco di popolazione, 233 abitanti, fu raggiunto nel 1937, due anni dopo l’uscita del film Gli ammutinati del Bounty, con Clark Gable nelle vesti di Christian.

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Oggi sull’isola ci sono solo 50 residenti, il luogo al mondo con la più bassa densità abitativa. Ma il vero problema, venuto a galla nel 2004, sono le molestie sessuali ai danni di bambine e giovani ragazze, da parte di numerosi uomini di Pitcairn; quasi un terzo della comunità maschile – 13 persone –  è stata imputata di questo reato, che probabilmente è stato perpetrato attraverso diverse generazioni.

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La comunità:

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Attualmente, per tutti i minori di 16 anni, deve essere effettuata una “domanda di autorizzazione all’ingresso”, per poter sbarcare sull’isola. A tutti coloro che sono mandati a lavorare su Pitcairn dal British Foreign and Commonwealth Office, è proibito portare i propri figli.

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Le difficoltà che caratterizzarono il periodo iniziale della vita nella colonia, sembrano protrarsi nel tempo. Nonostante molti sforzi, il governo di Pitcairn non riesce ad attrarre nuovi coloni, e solo pochissimi fra coloro che hanno lasciato l’isola nel corso degli anni si dicono disposti a tornare.

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Non tutti però possono permettersi di emigrare a Pitcairn: ogni nuovo arrivato deve avere circa 20mila euro di risparmi, e la possibilità di costruirsi una casa, al costo medio di 95 mila euro.

Il costo della vita è però molto inferiore alle medie occidentali: circa 500 euro al mese. Chiunque sia interessato, nonostante la sgradevole storia che caratterizza l’isola, può presentare la richiesta di insediamento formale.

Sotto, il trailer de: Gli Ammutinati del Bounty del 1962, con Marlon Brando:

Mentre sotto quello del 1935 con Charles Gable e Charles Laughton:

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.