Peter Nirsch: il cannibale tedesco

Nella macabra storia dei criminali spesso emergono figure che hanno commesso delitti efferati e disturbanti. Uno di questi personaggi è Peter Nirsch, un assassino di cui non si conosce quasi nulla. Persino la sua data di nascita rimane avvolta nel mistero. La sua “carriera” da omicida ebbe inizio nel 1575 e si concluse solo con la sua condanna a morte il 18 settembre 1581. Durante questi anni, Nirsch si prese la vita di circa 520 persone, senza discriminazione di ceto sociale. Tuttavia, tra le sue vittime vi era una categoria preferita: le donne in stato di gravidanza. Addirittura ventiquattro di esse furono uccise dal famigerato criminale, tra cui la sua stessa moglie.

Nel 1580, Peter Nirsch si stabilì nella regione tedesca della Franconia insieme alla sua consorte, che allora portava in grembo un figlio. Tuttavia, l’oscurità che avvolgeva l’anima dell’uomo si manifestò nella sua forma più orribile. Egli uccise sua moglie, ne squarciò il ventre per strapparne il feto e consumare il cuore della povera creatura. Sembrerebbe che questa esperienza antropofaga non fosse la prima che Nirsch avesse sperimentato.

Dopo tale esperienza nefanda, il criminale tedesco si trasferì in Alsazia, dove entrò in contatto con un garzone che lo iniziò alla magia nera. Fu proprio questa pratica oscura a convincere Nirsch che uccidere donne incinte e strappare i loro feti potesse portargli prosperità e benessere. Convinto di essere posseduto dal demonio e perciò immune alle conseguenze delle sue azioni, l’assassino mieté circa 200 vite su entrambe le sponde del Reno, comprese nove donne in stato di gravidanza, dai cui corpi strappò i feti, portandoli così alla morte. Spostatosi nella regione del Württemberg, altre 123 persone scomparvero per sempre per mano di Nirsch.

Successivamente, il criminale si trasferì in Austria, dove, tra le molte altre vittime, colpì cinque donne in dolce attesa. Quando giunse a Praga, la sua scia di morte si allungò ulteriormente, con circa 140 persone che trovarono la loro fine per mano sua, tra cui otto donne incinte.

La sua ultima tappa fu Neuenmark, una località vicino a Norimberga, dove trovò dimora per pochi giorni in un’osteria. Ignaro del destino che lo attendeva, l’assassino si recò ai bagni della cittadina per lavarsi, affidando all’oste la sua borsa contenente gli strumenti della magia nera. Fu in quei bagni che alcuni uomini, preoccupati dalla serie di omicidi che avevano sconvolto la regione, discutevano animatamente, ignari che il colpevole fosse lì tra loro ad ascoltare la loro conversazione. Uno dei bagnanti ricordò che questo misterioso criminale aveva alcune dita deformi e una cicatrice sulla mascella. Osservando meglio Nirsch, l’uomo ne notò effettivamente una deformazione ad alcune delle sua dita e molte vecchie cicatrici, probabilmente causate dai tentativi di difesa di una vittima, tra le quali una sul volto, proprio all’altezza della mascella.

Nel frattempo, Nirsch rimase indifferente alle parole dei bagnanti. Mentre si faceva controllare i capelli per assicurarsi di non avere i pidocchi, due uomini si diressero verso l’osteria in cui alloggiava l’assassino e costrinsero l’oste ad aprire la borsa dell’uomo sospetto. Al suo interno essi trovarono gli inquietanti strumenti della magia nera. Decisero quindi di consegnare la borsa alle autorità locali, che affidarono il caso al responsabile della giurisdizione cittadina. Quest’ultimo ordinò che Peter Nirsch fosse legato a un carro carico di letame e portato di fronte a lui per l’interrogatorio.

L’assassino fu sottoposto a torture fino a quando confessò tutti gli omicidi commessi nel periodo dal 1575 al 1581, per un totale di 520 vittime, tra cui ben ventiquattro donne incinte. La sua condanna a morte fu inevitabile. L’esecuzione di Peter Nirsch, avvenuta dal 16 al 18 settembre 1581, fu un atto di estrema crudeltà. Prima di tutto, il suo corpo fu ferito ripetutamente e le ferite furono successivamente coperte con olio bollente. Fu poi costretto a cavalcare un cavallo di ottone riscaldato a fuoco vivo e subì l’agonia del piombo fuso versato sulle piante dei piedi. Infine, venne legato a una ruota che gli fratturò braccia e gambe. Il suo corpo fu successivamente smembrato e ogni suo arto venne appeso a un palo, ciascuno “esposto” su una delle quattro strade principali che portavano alla città.

La tragica fine di Peter Nirsch rimane un triste ricordo di un periodo oscuro e di un assassino che si nascondeva tra le ombre. La sua storia serve come monito e spunto di riflessione sulla fragilità della mente umana e sulle conseguenze nefaste dei desideri di potere e distruzione.

FONTI:

La tela Nera, Historische.


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