Il mondo dei tatuaggi è in evoluzione da migliaia di anni, e fra i più antichi si possono ricordare quelli di Ötzi, la mummia del Similaun, e poi anche quelli del popolo dell’Antico Egitto, con i famosi occhi di Ra e altri simboli rituali.

Se non hai modo di leggere e preferisci ascoltare questa è la lettura dell’articolo sul canale Youtube di Vanilla Magazine:

Il tatuaggio in Europa (e relative colonie) divenne un tabù per molti secoli dopo l’epoca antica, e fu riscoperto dal grande pubblico durante l’epoca vittoriana, grazie ad artisti come Sutherland Macdonald, un tatuatore inglese di fine ‘800.

Prima del grande pubblico erano i marinai a tatuarsi la pelle, disegnandola con dei simboli dal significato preciso. Dall’epoca Vittoriana in poi, l’arte di dipingere il proprio corpo ha coinvolto un numero di persone sempre crescente, sino a diventare una moda completamente sdoganata negli anni 2000.

Fra tutti coloro che si tatuano c’è un detto comune, che recita che:

I tatuaggi devono essere sempre dispari

L’origine di questa consuetudine non è nota a tutti, e approfondirne la ragione è una ricostruzione storica interessante.

Perché i tatuaggi devono essere sempre dispari?

L’usanza scaramantica ha origine durante i viaggi dei navigatori Europei nelle lontane terre dell’Oceano Pacifico e del Nuovo Mondo, all’epoca delle grandi colonizzazioni. I marinai venivano assoldati nei principali porti delle capitali di tutta Europa, per poi finire a migliaia di chilometri di distanza in terre sconosciute. I viaggi erano tutto meno che sicuri, e spesso gli equipaggi finivano dispersi, senza fare più ritorno.

La richiesta di marinai “non galeotti” (quindi non incatenati come rematori) crebbe fra il XVIII e il XIX secolo, e la prospettiva di buoni guadagni (a titolo di esempio, a Venezia alla fine del ‘700, un rematore incassava subito 100 Ducati più la prospettiva di una buona paga mensile: Fonte Journal Online) spinse moltissimi a imbarcarsi per mare.

Raggiungere le lontane isole del Pacifico oppure riuscire a doppiare Capo Horn non era impresa da tutti, e per festeggiare il passaggio della Terra del Fuoco ci si tatuava un veliero completamente armato:

Il tatuaggio veniva fatto una volta compiuta l’impresa, ma non era il primo che si faceva il marinaio.

Questi si era fatto un tatuaggio alla partenza, come buon auspicio, e poi si faceva un tatuaggio raggiunta la meta prefissata. Intrapreso il viaggio di ritorno, una volta arrivato al porto iniziale si faceva un altro tatuaggio, per festeggiare il ritorno a casa.

Il numero totale delle opere era 3, appunto un numero dispari

Durante la navigazione di ritorno i marinai avevano quindi solo 2 tatuaggi, un numero pari, mentre durante l’andata ne avevano soltanto 1, un numero dispari. La scaramanzia legata alla parità è sicuramente un’associazione di idee moderna, mentre per gli imbarcati era importante tatuarsi dei simboli che testimoniassero la loro esperienza per mare, di cui abbiamo spiegato il significato nell’articolo dedicato.

 
Vanilla Magazine Club
Gruppo Chiuso · 4986 membri
Iscriviti al gruppo
Il gruppo ufficiale di Vanilla Magazine. Hai un suggerimento, un'idea o una semplice opinione per nuovi post, correzioni per quelli già pubblicati o ...
 

Inoltre, nel caso in cui i viaggi dei marinai fossero più d’uno, il numero delle opere poteva diventare ciclicamente pari (ad esempio al secondo viaggio sarebbero stati 6, al quarto 12 e così via).

Di quegli antichi marinai oggi rimane la consuetudine di tatuarsi un numero di volte dispari, un pensiero che all’epoca probabilmente non sfiorava la testa degli interessati.

I tatuaggi, per secoli considerati un tabù, divennero comuni grazie ai viaggi verso la Polinesia, dove gli uomini si tatuavano abitualmente il corpo come rito propiziatorio. La parola “Tattoo” (in italiano tatuaggio) deriva proprio da un termine polinesiano.

Scrive il Capitano James Cook nel suo: “The Voyage”, diario del viaggio del 1771:

“Decorano i loro corpi con piccole incisioni, o pungendo la pelle con piccoli strumenti fatti di ossa e denti di animale. Le incisioni vengono colmate con una mistura blu scura o nera ottenuta dal carbone di una pianta oleosa. Questa operazione, chiamata dagli indigeni tattaw, lascia un segno indelebile sulla pelle. Generalmente viene applicata ai bambini dai dieci anni in su in diverse parti del corpo”.

Dalla parola “Tatau”, che in polinesiano significa battere o picchiettare, deriva quindi il moderno Tattoo, un simbolo e opera d’arte che deve essere, ovviamente, sempre dispari.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...