Oggi, nel 2025, è ancora utile parlare di pedagogia? E ancora, cosa si intende con il temine pedagogia? Con questa riflessione desideriamo fare chiarezza e sottolineare che la pedagogia fa parte della vita di ciascuno di noi perché ha a che fare con l’educazione e, l’educazione tocca ognuno di noi, sempre e da sempre.

Innanzitutto definiamo il termine: pedagogia è teoria e scienza dell’educazione. La pedagogia è la disciplina che studia i processi dell’educazione e della formazione.

Educazione, appunto, un altro nome… Cosa significa educare oggi? Significa concorrere allo sviluppo integrale ed armonico della personalità. Deriva dal latino educare, “tirare fuori”, “portare alla luce”. In poche righe, ora, possiamo comprendere quanto l’educazione e quindi la pedagogia facciano parte della nostra vita.

Le pagine di cronaca, purtroppo, offrono quasi giornalmente, un aspetto dell’educazione triste, svilente: bullismo, vandalismo, maleducazione e, ancor peggio, indifferenza e apatia.
Tutti sentono in diritto di parlare di educazione, di dispensare consigli, ma pochi lavorano per promuovere il processo educativo.

Un antico proverbio africano recita: “per educare un bambino c’è bisogno di un intero villaggio”. Niente di più vero. Ebbene, dov’è questo villaggio oggi? Cosa facciamo per aiutare i bambini e le bambine, i nostri figli, e le nostre figlie? I nostri nipoti? Insomma, gli uomini e le donne di domani?

La risposta è semplice: poco o meglio, non facciamo abbastanza.

Sì perché da un’analisi immediata e oserei dire anche poco approfondita, il panorama sociale è abbastanza esplicito ed eloquente. Un panorama desolante… Fatto di ipocrisia, dove si sostiene l’importanza del bambino, della sua centralità ma che, di fatto, non trova spazio per nulla.

Dove si realizzano progetti ma mancano la continuità educativa e didattica tra scuola e famiglia e tra i vari ordini di scuola, dove la scuola dell’infanzia (primo gradino di istruzione) non ha ancora una reale voce in capitolo nella società, non è obbligatoria ma solo facoltativa e relegata ai margini dove gli insegnanti si sentono per lo più tate/e babysitter… Ma anche alla cosiddetta “scuola dell’obbligo” la musica non cambia.

Gli insegnanti faticano a rivestire un ruolo autorevole, dove la famiglia è sempre più ingerente. Attualmente si sta vivendo la fatica della valutazione. Sì perché la scuola, oggi, deve essere “qualitativa” e meno “valutativa”, insomma siamo arrivati al punto che se valutiamo non sufficiente un allievo o un’allieva, la “colpa” non è del discente perché non ha studiato ma dell’insegnante che è incapace di insegnante.

Ora, non stiamo dicendo che sia sempre così ma, in un periodo di scrutini, molti docenti si sentono attaccati da genitori increduli e in disaccordo per i voti sulla pagella del proprio figlio/figlia… Scusate ma la domanda sorge spontanea: “Nessuno si permette di andare da un dentista e dare indicazioni riguardanti un’otturazione o da un architetto e disegnare un progetto al suo posto, perché, allora, tutti sia sentono in diritto di disquisire di educazione e di insegnamento?”.

Poniamocela questa domanda e riflettiamo…

Per educare ci vuole coraggio. Il coraggio di dire di no, Il coraggio di dare fiducia, la consapevolezza che si può sbagliare ma che ci si rialza e che questi bambini, considerati dei piccola “Budda” , hanno bisogno di genitori, di capitani e non di genitori “amici”. Gli amici sono un’altra cosa. I nostri bambini hanno bisogno di esempi. La più alta forma di insegnamento è l’esempio… L’esempio dei genitori, degli insegnanti, di una società pensante…

Di relazioni educative vere, non virtuali. La relazione educativa bisogna costruirla sulla lealtà e sulla chiarezza e oggi abbiamo il bisogno di persone che possano pensare liberamente, che abbiamo sviluppato competenze grazie alle loro azioni. La relazione deve essere un processo dinamico di socializzazione (quella vera, non fittizia affidata unicamente ai social), di trasferimento di esperienze e conoscenze, in cui l’individuo non ha il timore di confrontarsi, di mettersi in discussione con i valori che rendono l’uomo un individuo unico, originale e soprattutto pensante…

Per concludere, dopo questa riflessione, possiamo affermare che, oggi più che mai, è necessario parlare di pedagogia e di educazione. È necessario per crescere, evolvere e rompere questo circolo vizioso all’interno del quale, chiunque si sente in diritto di trattare l’argomento con superficialità e pressappochismo, invece di mettersi ala lavoro e produrre esempi virtuosi ed edificanti.

Haidi Segrada

Haidi Segrada. È Esperta in glottodidattica infantile, counselor pedagogico e formatrice. Esperta in comunicazione pedagogica. Si occupa della supervisione pedagogica e didattica in diverse scuole e strutture educative, sia pubbliche che private. Ha maturato un’esperienza pluriventennale nel mondo della scuola ricoprendo diversi ruoli: docente, consulente, coordinatrice e direttrice. Professore associato presso UniCampus HETG.
E' autrice di testi psicopedagogici e didattici come: “Organizzare l’educazione – profili di metodo nella scuola dell’infanzia”, “La comunicazione empatica nella scuola dell’infanzia”, “Mi prenderò cura di te”, “James the storyteller” e “ACA, Ascolto, Comunicazione, Azione”, co - autrice del manuale universitario “La pratica psicopedagogica: dalle teorie all’intervento educativo” edito da Mimesis. Ha scritto, inoltre, il testo di storia della pedagogia: “Impronte di storia della pedagogia dal settecento ad oggi” e “STEAM per l’infanzia. Esperienze e proposte operative”
Autrice delle raccolte di poesie “Il Tramonto all’Alba” e “Con il vento nel cuore”.
Autrice per Vanilla Magazine. 
Formatore Docente e Progettista certificata AIF (Associazione Italiana Formatori) è ideatrice del Marchio “A.C.A” – Metodo educativo – pedagogico e didattico.
E’ Presidente dell’Associazione “ACA - educazione in rete”.

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