Nel 2013 un gruppo di medievisti britannici rovistò alcune pergamene alla ricerca di rotoli genealogici medievali. Durante la ricerca si imbatterono in un manoscritto della fine del XIII secolo proveniente dall’Inghilterra, dal titolo Royal MS 14 B V. Le pergamene e i manoscritti risalenti al XIII o XIV secolo sono spesso ricchi di ampi margini vuoti, riempiti dai famosi “Marginalia”, note e disegni realizzati dall’autore o dai lettori delle epoche successive. La pergamena era ricca di disegni ai margini, e in uno di questi si osservava un cavaliere che combatteva una lumaca.

La caricatura colpì gli storici, ma gli esperti del periodo non videro nulla di strano. La raffigurazione del combattimento fra una lumaca e un cavaliere è qualcosa di assolutamente normale per il periodo, ricorrente in innumerevoli testi inglesi e fiamminghi. A volte il cavaliere monta a cavallo, altre volte è a piedi. A volte la lumaca è mostruosa mentre altre volte minuscola. Solitamente il disegno raffigura il cavaliere in modo preoccupato, stordito o scioccato dal suo piccolo nemico.

Sono innumerevoli gli storici che hanno affrontato il tema, ma non si è riusciti a raggiungere a una soluzione univoca al dilemma.

Qual è la forza del cavaliere che sfida un animale tanto indifeso?

La rappresentazione della lumaca è certamente metaforica, ed è stata affrontata da numerosi storici. La prima interpretazione è del 1850 da parte del bibliofilo Comte de Bastard, che affermò di aver trovato due miniature di lumache attorno a un’immagine della scena in cui Cristo resuscita Lazzaro. Nonostante appaia improbabile, la lumaca potrebbe esser legata a una simbologia di vita e morte, e in senso lato anche della Resurrezione.

Un’altra spiegazione vuole le lumache simboli della rappresentazione della lotta di classe

Il cavaliere rappresenta l’aristocrazia, mentre le lumache il popolo, che almeno sulla carta prende una rivincita ad armi pari con i ricchi aristocratici. La lumaca inoltre, strisciante e sempre attenta a non perdere la propria casa, potrebbe rappresentare gli arrampicatori sociali, coloro i quali sgusciano via da casa propria per proiettarsi fuori e guadagnare posizioni.

La Lumaca simbolo dei Lombardi

L’interpretazione più articolata è però della storica Lillian Randall nel suo libro “The Snail in Gothic Marginal Warfare“, del 1962. La studiosa propone diverse interpretazioni delle lumache. La prima è quella che le chiocciole siano una sorta di parodia di un nemico altamente corazzato, quindi pericoloso nonostante l’apparente inoffensività. La seconda, maggiormente presa in considerazione, è che la lumaca fosse l’allegoria dei lombardi, un gruppo schernito durante il medioevo e considerato degno di poco onore rispetto agli uomini d’arme dell’area fra l’Inghilterra e la Francia del Nord.

Sotto, Brunetto Latini – Li Livres dou Tresor – circa 1315-1325 via British Library

A sostegno di tale ipotesi vi è l’osservazione di Odofredo, magister in legge dello studio di Bologna, che fu docente a Parigi fra il 1228 e il 1234. Nelle sue memorie del periodo in Francia, Odofredo scrive che gli “ultramontani” (evidentemente riferendosi ai francesi e al passaggio delle Alpi) fossero soliti identificare i Lombardi e tutti gli studenti provenienti dalla penisola italica con il simbolo della Lumaca.

“E’ dicono che’ Lombardi hanno paura della lumaccia” (loro dicono che i Lombardi hanno paura della lumaca)

La frase sopra è tratta dal volume “Cronache” di Dino Compagni, e di Giovanni, Matteo e Filippo Villani, in cui gli autori ricordano la convinzione dei francesi che gli italici avessero paura della lumaca ancora agli inizi del ‘300. La lumaca identificava coloro che erano definiti come “imbelles”, termine di facile traduzione, definizione che veniva usata dagli ultramontani per le popolazioni italiche.

Sotto, il salterio della Regina Maria I d’Inghilterra, c 1310-1320 Photo by British Library

Ancora, nella commedia “De lumbardo et Lumaca“, composta alla fine del XII secolo, un lombardo, identificato come il simbolo del codardo, deve affrontare una lumaca che ne ha invaso le terre. Il momento di massima ironia della commedia arriva al momento dello scontro, quando il cavaliere, bardato di tutto punto, si appresta a combattere lo strisciante e mollusco invasore. Lo slancio d’impeto dell’uomo viene fermato dalla più realista moglie, che lo riporta a più miti intenti constatata la  scarsa preparazione militare del cavaliere.

I popoli del nord avevano sterotipato non tanto i cavalieri delle città stato italiane, nobili come loro, quanto i commercianti che raggiungevano le fiere dell’Europa settentrionale, provenienti dall’Italia e naturalmente di altro spessore culturale e sociale rispetto ai nobili italiani.

La considerazione dei Lombardi come imbelli, identificati in una vasta area di popolazione nord-italiana, era certamente uno stereotipo nazionalista, così come gli italiani pensavano ai Germani come “Barbari”, ai Greci come malvagi e ai Francesi come rissosi.

La genesi di questa considerazione può esser ricondotta alla nascita del Sacro Romano Impero, ovvero a quando Carlo Magno vinse con facilità i Longobardi in Italia, stretti d’assedio nella città di Pavia nel 773. I Longobardi si arresero dopo 9 mesi non tanto per inferiorità militare quanto per la debolezza politica del Re Desiderio e di tutta l’aristocrazia, ma nelle chanson de geste naturalmente l’aspetto eroico di Carlo e dei franchi viene esaltato oltre l’oggettività storica.

Se non è certo che nei testi miniati del XIII e XIV secolo di area Anglo-Francese la lumaca possa rappresentare i lombardi, certamente la soluzione proposta dalla storica inglese è la più documentata e probabile di tutte.

Sotto, un divertente video di Vox anima le Lumache Medievali e illustra la questione della loro interpretazione:

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...