Il portafoglio nelle scienze della vita costruito da Nicole Junkermann attraverso NJF Capital, il braccio di venture capital di NJF Holdings, si è formato attorno a un criterio che diverge da quello prevalente in gran parte del capitale di rischio del settore. Anziché sostenere singole molecole o scommesse su un unico asset, NJF Capital ha orientato le proprie posizioni verso piattaforme, sistemi di dati ed ecosistemi di ricerca, sulla logica che il valore strutturale viene generato dal sistema che produce risultati in modo ripetuto, piuttosto che da un esito clinico isolato.
L’approccio si inserisce nel quadro di The Human Code, la filosofia d’investimento che articola l’attività di NJF Holdings e che ha acquisito un peso particolare nella sua applicazione alla biomedicina. Secondo questo principio, i rendimenti più solidi nel lungo periodo provengono da sistemi di cui le persone si fidano e che possono essere trasmessi nel tempo, piuttosto che da quelli che ne accelerano la scalabilità nel breve. Trasferito alla sanità, l’approccio favorisce aziende la cui tesi poggia sull’infrastruttura di ricerca stessa, parallelamente alla capacità operativa di trasformare i dati biomedici in decisioni clinicamente validate.
Il capitale paziente come criterio d’investimento di Nicole Junkermann
Buona parte della posizione dell’investitrice nel settore si fonda su uno scarto tra orizzonti temporali. La biologia non si conforma ai calendari finanziari convenzionali, e una terapia che richiede dodici anni dall’ipotesi iniziale all’accesso del paziente non rappresenta un fallimento di mercato, bensì un processo che ha seguito la propria logica clinica e regolatoria. Secondo la lettura di Junkermann, il disagio che molti investitori manifestano verso il settore deriva proprio dal valutare un’azienda biotech con gli strumenti pensati per misurare un business SaaS, senza riconoscere che i segnali sono reali ma operano su un orologio diverso.
Lungi dal costituire un ostacolo, uno scarto di questa natura definisce l’opportunità. I settori che richiedono tempo tendono a respingere il capitale di breve periodo, il che riduce la concorrenza e apre spazio agli investitori in grado di operare su orizzonti lunghi e con strutture di governance compatibili con tempi prolungati. Il portafoglio di NJF Capital nell’area include aziende come Owkin, Cambrian Biopharma e Tempus, posizioni articolate attorno a piattaforme e sistemi di dati piuttosto che a scommesse su singole molecole. La stessa orientazione ha guidato anche l’attività del gruppo al di fuori della sanità, comprese le partecipazioni nell’infrastruttura sportiva canalizzate attraverso Gameday by NJF Holdings, dove la logica sottostante di costruzione di piattaforme durature si ripete in un settore diverso.
La posizione strutturale dell’Europa nelle scienze della vita
La fondatrice di NJF Holdings colloca l’Europa in una posizione di forza disomogenea quando analizza il panorama delle scienze della vita. Il continente concentra università di primo livello, una base scientifica riconosciuta a livello internazionale e un quadro regolatorio guidato dall’Agenzia europea per i medicinali che figura tra i più rigorosi al mondo, parallelamente a una rete ospedaliera e di ricerca che copre oltre 500 milioni di persone sotto un quadro condiviso. Nonostante questa combinazione di punti di forza, il risultato in termini di aziende scalate commercialmente si rivela più diseguale, con un divario persistente tra la produzione scientifica europea e la realizzazione commerciale di quella ricerca.
Lo schema si è ripetuto negli anni con relativa stabilità. Le aziende fondate in Europa raccolgono capitale di crescita negli Stati Uniti, trasferiscono la sede per avvicinarsi agli investitori e finiscono per quotarsi sulle borse nordamericane. La base di ricerca resta sul continente, mentre la creazione di valore si sposta altrove, una dinamica che l’investitrice ha descritto come il risultato di strutture insufficienti di capitale late-stage, unito a una minore tolleranza culturale verso i tempi lunghi e iterativi che caratterizzano uno sviluppo scientifico serio.
La convergenza con l’intelligenza artificiale sposta alcuni elementi del quadro, sebbene non tutti. Owkin, in particolare, opera con un approccio federato che consente a ospedali e istituti di ricerca di collaborare sui dati biomedici senza trasferire informazioni sensibili sui pazienti, un’architettura che trasforma gli standard europei di protezione dei dati in un vantaggio competitivo piuttosto che in un ostacolo. Secondo Nicole Junkermann, la profondità clinica del continente, unita alla credibilità regolatoria di istituzioni come l’Agenzia europea per i medicinali, costituisce il tipo di asset difficilmente replicabile in altre geografie. Il dispiegamento efficace di tali vantaggi dipende da decisioni di capitale e di governance che il continente non ha ancora preso pienamente.
L’applicazione del quadro Human Code all’orizzonte demografico
L’investitrice tedesca ha collocato la longevità tra gli assi prominenti del portafoglio biomedico, con una distinzione esplicita rispetto alle versioni più speculative del dibattito. Nella sua lettura, la longevità come tesi è valida solo nella misura in cui resta ancorata a una biologia genuina, il che orienta l’interesse verso l’estensione degli anni in salute, la prevenzione avanzata, la salute cognitiva lungo una vita più lunga e la costruzione di sistemi migliori per le fasi finali dell’esistenza. L’argomento demografico opera come base sottostante dell’approccio, dato che le popolazioni di Europa, Nord America e gran parte dell’Asia stanno invecchiando a un ritmo che i sistemi sanitari esistenti non erano stati progettati per assorbire.
La pressione su tali sistemi è strutturale piuttosto che ciclica, il che colloca la domanda di innovazione in una categoria distinta da quella di una tendenza di mercato. Secondo Junkermann, la questione non riguarda il sostegno a prodotti che i consumatori potrebbero desiderare, bensì a infrastrutture di cui le società avranno sempre più bisogno, una distinzione che ha guidato oltre un decennio di attività di NJF Capital all’incrocio tra ricerca biomedica, dati clinici e capitale a lungo termine. L’attività del gruppo nel settore prosegue in tale direzione, in linea con uno schema che ha trovato di recente conferma anche in altri segmenti del portafoglio tecnologico di NJF Capital, compresa l’acquisizione di Groq da parte di Nvidia.


