Nel 1904 il traghetto SS Penguin naviga nelle pericolose acque dello stretto di Cook, in Nuova Zelanda. Un passeggero, forse un po’ ubriaco, spara con un fucile a un delfino che precede la nave.

La SS Penguin

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Per fortuna non lo uccide, ma quel delfino si ricorderà della Penguin, e mai, mai più, accompagnerà la nave fuori dal French Pass, un canale infido e pericoloso. Perché questo faceva quel delfino: scortava le navi fuori da quella difficile strettoia marina.

Il French Pass

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La costa nord dell’Isola del Sud della Nuova Zelanda è un intrico di baie e sounds, valli sommerse dal mare. In questa costa frastagliata c’è il French Pass, evitato dalle navi che nel 19° secolo incrociano in quelle acque, per via delle forti correnti, capaci di trascinarle contro le scogliere.

Se ne rende conto per primo l’ammiraglio francese Jules Dumont d’Urville, che nel 1827 sta mappando le coste dell’Isola del Sud. Ordina di entrare nel canale, che scorre tra Rangitoto ki te Tonga, oggi conosciuta anche con il nome D’Urville Island, proprio in onore dell’ammiraglio, e la costa continentale. Il French Pass è una scorciatoia che consente di risparmiare 15 miglia nel percorso tra l’Isola del Sud e quella del Nord. La rotta alternativa circumnaviga l’isola ed è quindi più lunga e, comunque, attraversa acque agitate.

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L’Astrolabe, comandata da D’Urville, è una robusta nave della Marina francese, ma quando si approssima alla parte più stretta del canale inizia a rollare mentre la marea in salita la trascina verso la costa. Dopo quell’incidente D’Urville (esploratore e cartografo di fama che ha condotto spedizioni in Australia, Nuova Zelanda e Antartide) consiglia di non attraversare il French Pass se non in casi di estrema necessità.

Alla fine del 19° secolo sono però molte le navi azzardano quella rotta guidate da un delfino, soprannominato Pelorus Jack.

Anche se può sembrare incredibile, per ventiquattro anni quello straordinario mammifero aspetta le navi nelle vicinanze del French Pass per nuotare poi avanti a loro.

Pelorus Jack fotografato da A. Pitt nel 1909

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Tanta è la fiducia dei marinai in Pelorus Jack, che molti di loro fermano la nave fino a quando non compare.

Un delfino di Risso

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Pelorus Jack è un delfino di Risso (Grampus griseus), raro nei mari neozelandesi, lungo circa quattro metri, che spicca nel blu dell’acqua per il suo colore bianco e la bella testa rotonda.

Si fa notare la prima volta nel 1888, quando spunta davanti a una goletta, la Brindle, che si sta avvicinando al French Pass. Se non fosse stato per l’intervento della moglie del comandante probabilmente sarebbe stata anche l’ultima apparizione del delfino, perché i marinai della Brindle vogliono ucciderlo. La donna si mette di mette di mezzo e il delfino, chissà perché, guida la nave attraverso il canale.

Pelorus Jack nel 1909

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Da allora in poi lo farà per anni, e quando c’è lui mai nessuna nave ha un incidente. Pelorus Jack ha però delle preferenze: non ama le navi di legno e nemmeno quelle a vela, mentre si diverte a giocare con le onde generate dalla prua di navi veloci con scafo in acciaio. In quel caso il suo divertimento è assicurato e anche la sicurezza delle navi.

Pelorus Jack deve il suo nome a Pelorus Sound, la tortuosa valle allagata dove nuota in attesa dell’arrivo delle navi, che accompagna per circa otto chilometri, senza però mai oltrepassare la fine del French Pass. Se ne torna sempre indietro, facendo da guida alle imbarcazioni che fanno il percorso inverso.

Nel corso degli anni le imprese di Pelorus Jack vengono raccontate dai giornali neozelandesi e anche esteri, tanto che sono in molti a spingersi su quelle coste solo per vederlo (come lo scrittore Mark Twain).

Nel 1906 una signora scrive al London Daily Mail: “Negli ultimi vent’anni non si è saputo che nessun piroscafo abbia attraversato questo Stretto senza essere accompagnato, almeno per una parte del percorso, da un grosso pesce bianco, in parte squalo e in parte delfino, chiamato Pelorus Jack. (… ) Viene notato per la prima volta mentre salta dal mare in lontananza, ma in pochi istanti sta nuotando nell’acqua proprio davanti alla prua della nave. A volte resta solo pochi istanti a saltare fuori dall’acqua e nuotare poco più avanti; poi scappa via dalla vista. Ma altre volte resta per una decina di minuti. Si dice che non venga mai per velieri o piroscafi con fondo di legno; ma non importa da che parte un piroscafo attraversi lo stretto, sia di giorno che di notte, Pelorus Jack è sempre presente come una sorta di pilota.”

 Pelorus Jack in una fotografia di Edgar Warwick

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Nel 1904, dopo quel tentativo di ucciderlo a fucilate, il governo neozelandese (attraverso un’istituzione del Commonwealth) mette sotto protezione Pelorus Jack con una legge ad hoc:

E’ probabilmente la prima legge in tutto il mondo a protezione di un singolo animale

Dall’aprile del 1912 più nessuno vide Pelorus Jack, e molti pensarono a un incidente con l’elica di qualche nave o addirittura che fosse stato arpionato da una baleniera norvegese. E’ più probabile che fosse morto di vecchiaia, visto che la vita media di un delfino di Risso è di 25/30 anni. D’altronde, già nell’ultima parte della sua esistenza Pelorus Jack aveva mostrato qualche segno di stanchezza, tanto che spesso le navi rallentavano l’andatura per consentirgli di precederle, come aveva sempre fatto.

Si può dire che in Nuova Zelanda la scomparsa di Pelorus Jack rappresentò un lutto nazionale, e la notizia fu riportata persino in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, anche se un po’ ironicamente. Il New York Times scrisse una sorta di necrologio:
“Ho conosciuto Pelorus Jack nel 1886. Era un delfino giovane e intelligente, di colore blu e bianco splendente. Certamente era il pesce più gentiluomo che abbia mai incontrato. Era l’ultimo dell’aristocrazia pinnata degli Antipodi.”

Merita una nota a margine la storia della SS Penguin, il traghetto che Pelorus Jack non scortò più dopo che qualcuno a bordo aveva provato a sparargli. Nel 1909 affondò al largo del porto di Wellington, a causa del cattivo tempo. Trenta persone si salvarono ma ne morirono 75: molte donne e bambini sulle scialuppe di salvataggio furono travolti dalle onde. Quell’incidente rappresenta il peggior disastro nella storia della navigazione neozelandese. Consola il fatto che nemmeno Pelorus Jack avrebbe potuto salvarli: la Penguin era molto lontana dal French Pass, in acque dove, probabilmente, il delfino bianco non aveva mai nuotato.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.