E’ il 1940 e la partecipazione al conflitto sembra ormai per l’Italia più una certezza che un’ipotesi. Ma prima di imbracciare le armi è necessario provvedere alla messa in sicurezza di ciò che di più prezioso ha il Paese: un patrimonio artistico da far impallidire (quasi) ogni altra nazione. Per il dittatore Benito Mussolini infatti, esso non è solo motivo di vanto e bellezza, rappresenta invece l’esempio lampante del genio e del talento italiano, il motivo per il quale all’Italia spetterebbe di diritto il ruolo di guida dell’Europa intera.

Si dà così inizio a quella che la storia ricorderà come “Operazione salvataggio”. Edifici storici e luoghi di fede vengono rafforzati con mura anti-schegge e anti-crollo, e dove ciò non è possibile si fa ampio ricorso a sacchi di sabbia. Chiese che fino a ieri erano rifugi aperti a ogni anima in pena oggi paiono fortini imprendibili.

Per quanto concerne statue e dipinti, le azioni di protezione sembrano molto più semplici: sarà sufficiente imballare le opere e portarle in un luogo sicuro.

Impresa, per la verità, molto più facile a dirsi che a farsi

Sono le Marche a destare le maggiori preoccupazioni e difficoltà. E’ Pasquale Rotondi, trentunenne Soprintendente d’Urbino, l’uomo scelto dal Ministero dell’Educazione Nazionale per risolvere il ‘problema marchigiano’.

In un primo momento, il Rotondi identifica come possibile ricovero per l’immenso patrimonio artistico mobile delle Marche il Palazzo Ducale di Urbino. Tuttavia la presenza  di depositi di munizioni nel sottosuolo della città feltresca lo porta a un ripensamento. Il Soprintendente passa allora al vaglio altri luoghi – come il Palazzo dei Priori di Sassoferrato, il Palazzo Ducale di Urbania e il castello Brancaleoni di Piobbico – senza trovarli rispondenti al cento per cento alle esigenze.

Sotto, la facciata di Palazzo Ducale a Urbino, fotografia di Florian Prischl condivisa con licenza CC-BY SA 3.0 via Wikipedia:

Alla fine la scelta cade sulla Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro, oggi conosciuta soprattutto per la sua insolita forma a tartaruga. In effetti, quella presa sembra la più felice delle decisioni: l’edificio, realizzato attorno al 1475 su progetto di Francesco di Giorgio Martini, si presenta come una struttura a metà via tra il fortilizio e la dimora signorile. Dunque, i suoi ambienti non sono angusti e mal curati come in una normale costruzione nata e pensata per la guerra, ma vasti e asciutti. Non di meno, la Rocca Ubaldinesca dispone di mura possenti: non potrebbe essere altrimenti, dal momento che risulta essere la prima progettata per resistere alle armi da fuoco e ai terremoti (per approfondire questo e altri incredibili luoghi della Provincia di Pesaro e Urbino puoi consultare Ilfederico, sito di approfondimento della storia e della cultura locale).

Sotto, la Rocca di Sassocorvaro, fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

Davanti a una folla festante, il 10 giugno 1940 Benito Mussolini, con il celebre discorso di Piazza Venezia, annuncia la discesa in guerra dell’Italia. Negli stessi giorni, colonne di camion portano a Sassocorvaro un gran numero di casse contenenti i maggiori capolavori della storia dell’arte, tra i quali, giusto per citarne alcuni, spiccano la Flagellazione e la Madonna di Senigallia di Piero della Francesca, il Miracolo dell’Ostia di Paolo Uccello e poi opere di Raffaello, di Tiziano, del Tintoretto, del Guercino e di Lorenzo Lotto.

Prende in questo modo avvio la più grande azione di salvataggio di opere d’arte che l’umanità abbia mai conosciuto

A intervalli regolari l’inestimabile patrimonio stipato entro la rocca sassocorvarese viene sottoposto a controlli per verificarne lo stato di conservazione. I risultati sono così soddisfacenti che anche da altre regioni si comincia a richiederne l’utilizzo.

Nell’ottobre del 1940 la dimora Ubaldinesca si fa custode anche dei capolavori provenienti dai musei veneziani, dipinti dal valore inestimabile come la Tempesta di Giorgione e il Rio dei Mercanti del Canaletto (ai quali si aggiungono quelli del Bellini, del Veronese, di Carlo Crivelli, del Mantegna e di Luca Signorelli) fanno la loro comparsa in quel di Sassocorvaro.

Sotto, la Tempesta, di Giorgione:

Le stagioni si susseguono e la vita, nel piccolo Comune marchigiano, pare scorrere tranquilla e sempre uguale a se stessa. Ma nell’inverno del ’42 i rovesci subiti dai reparti italiani impegnati sui vari fronti mettono a nudo tutta l’impreparazione dell’esercito. La situazione si fa presto così drammatica da destare preoccupazione per lo stesso territorio nazionale: in effetti, di lì a poco, gli aerei delle forze alleate prenderanno sistematicamente a violare i cieli italiani, sganciando tonnellate di bombe su obiettivi militari, siti industriali e, purtroppo, a volte anche città.

Ora il patrimonio artistico stipato nei rifugi dei grandi centri urbani rischia di andare danneggiato, o peggio, perduto per sempre. E’ ancora Pasquale Rotondi a essere chiamato dalla Direzione Generale delle Arti per togliere le castagne dal fuoco, per trarre in salvo almeno i massimi capolavori della storia dell’arte provenienti da Lazio e Lombardia. D’altra parte quale luogo migliore di Sassocorvaro?  Di quella Sassocorvaro così lontana dalla ferrovia, dalle fabbriche e dai depositi di armi?

Solo che la Rocca Ubaldinesca di bellezza è già colma. Il soprintendente urbinate decide allora di allestire un nuovo ricovero nel solido e vicino Palazzo dei Principi a Carpegna. In questo seicentesco edificio troveranno posto la Dama con Liocorno e la Fornarina di Raffaello. E a far compagnia ai lavori del Divin Pittore, quelli del Caravaggio, del Pinturicchio, del Bramante, di Antonello da Messina, del Beato Angelico e di molti altri artisti che hanno saputo scrivere pagine indimenticabili nel grande libro dell’arte.

La Dama col Liocorno di Raffaello:

Adesso il Rotondi è direttamente responsabile del destino di oltre diecimila capolavori di inestimabile valore. La sorte, tuttavia, non sembra essere né dalla parte del Soprintendente né tantomeno dell’Italia: nell’estate del ‘43 la situazione legata agli eventi bellici, semplicemente, precipita. Il 10 luglio gli alleati sbarcano in Sicilia e, in barba agli ordini di Mussolini che asserisce di inchiodare il nemico sul bagnasciuga, tanto la marina quanto l’aeronautica restano ferme. L’isola verrà conquistata in soli trentotto giorni.

Il 25 dello stesso mese il dittatore viene destituito e arrestato. L’8 settembre il generale Badoglio annuncia l’armistizio. Il peggio è passato? Tutt’altro.

La notte del 19 ottobre un reparto di SS in completo assetto da guerra si presenta presso il Palazzo dei Principi di Carpegna, occupandolo. I tedeschi, assieme ai custodi messi lì dal Rotondi, prendono a ispezionare l’edificio e vedendo le casse si fanno l’idea che queste possano contenere munizioni. Ne aprono una e rimangono delusi oltremodo:

Contiene soltanto vecchie scartoffie

In realtà quelle “vecchie scartoffie” portano impresse delle note, note scritte di proprio pugno da Gioachino Rossini. Tanto per la cronaca, se i nuovi occupanti il palazzo avessero controllato la cassa a fianco avrebbero trovato niente meno che il Tesoro di San Marco.

Rotondi vive momenti di assoluta angoscia nel sapere che da un momento all’altro i nuovi nemici potrebbero caricare tutto il ben di Dio che giace sotto i loro nasi su camion e spedirlo a nord, in Germania, come hanno fatto in Francia e nei territori occupati. E la preoccupazione cresce pensando al vicino ricovero sassocorvarese che potrebbe essere ormai scoperto in ogni attimo.

Nel suo diario, il Soprintendente annota: “Non posso rassegnarmi all’idea che i tedeschi abbiano a loro disposizione opere insigni come la Pala d’Oro di Venezia, lo Sposalizio della Vergine di Raffaello o l’Amor Sacro e l’Amor Profano di Tiziano… ma certo non è facile sottrargliele”.

Sotto, la Pala d’Oro di Venezia, fotografia di Sailko condivisa con licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia:

E infatti il buon Pasquale non si rassegna, anzi si dirige immediatamente presso la Rocca Ubaldinesca per portare in salvo almeno i lavori di maggior pregio: la Tempesta di Giorgione, il San Giorgio del Mantegna, alcune Madonne del Bellini e altre opere del Tintoretto e del Lotto, come per una magia, scompaiono da Sassocorvaro per riapparire il giorno dopo – ben nascoste – in un vano sotterraneo del Palazzo di Urbino. Il successo della missione dà al Rotondi il coraggio per nuovi trafugamenti, ed egli passa i giorni seguenti in viaggio costante.

San Giorgio di Andrea Mantegna:

Ma è Carpegna il luogo più esposto all’insidia delle SS. Il giovane Soprintendente urbinate, lo sa bene, da solo non può fare molto altro per le opere custodite presso Palazzo dei Principi. Quale atteggiamento assumere, dunque, se non quello di chiedere aiuto al collega veneziano? Il piano è semplice e ardito: vengono compilati documenti, coinvolti uomini di chiesa, e redatta la richiesta – non a nome dello Stato Italiano, bensì a quello del Vaticano – di ritiro di alcune casse contenenti beni di proprietà di luoghi di fede della città lagunare. La domanda viene accolta dai tedeschi e Pasquale Rotondi, che staccando preventivamente dagli imballaggi le etichette con su scritto provenienza e contenuto, dimostra di averci visto lungo:

Tra una cassa e l’altra infila un po’ quel che vuole

Coraggiosamente l’operazione viene ripetuta di nuovo a distanza di qualche settimana, questa volta con la complicità di Milano e del professor Pacchioni.

A pochi giorni dal Natale del 1943, poi, Pasquale Rotondi riceve un dono insperato e inaspettato. Un regalo che ha le fattezze di Emilio Lavagnino – ispettore centrale del Ministero dell’Educazione Nazionale – e di una colonna di automezzi. L’ispettore, che opera a nome della Santa Sede e con il benestare dell’ambasciata di Germania, ha il compito di ritirare dai rifugi non più sicuri le opere appartenenti alla Chiesa e di trasferirle presso la Città del Vaticano.

L’arte è salva

La storia di Pasquale Rotondi e del salvataggio delle opere d’arte italiane rimarrà praticamente sconosciuta sino agli anni ’80, quando il Sindaco di Sassocorvaro, Oriano Giacomi, svelerà al mondo questa incredibile serie di eventi. Pasquale Rotondo, nella sua infinita modestia, non aveva mai fatto proclami della sua opera che, come dicono in molti, ha:

Salvato l’anima dell’Italia

Sotto, la “Lista di Pasquale Rotondi”, documentario prodotto da RAI:

Categorie: Arte e Design

Marco Toccacieli

Marco Toccacieli

Affatto incline a seguire il tempo imposto dallo spartito, ho abbandonato la carriera di musicista da osteria per seguire quella di libraio. I pochi attimi che non dedico a famiglia e lavoro li spendo per dire i luoghi e le storie dell’antico Ducato d’Urbino, per raccontare la mia terra a chi ancora possiede la capacità di lasciarsi stupire.