Parliamo di Empatia…

Cosa si intende davvero con il termine empatia? Cosa desideriamo comunicare attraverso questo termine tanto inflazionato ed abusato? Scopriamolo insieme…

Iniziamo con l’affermare che l’empatia è innanzitutto un processo dinamico ed interattivo che nulla ha a che vedere con  la famosa frase: “Io la penso come te”.

Empatia e Kairós

L’empatia è una capacità molto importante che, come spesso accade, viene data per scontata e che sovente viene fraintesa. Empatia significa andare oltre la mera comunicazione verbale e non verbale, significa non influenzare, non giudicare, mettersi in ascolto senza che la nostra posizione possa soggiogare e/o modificare il pensiero altrui.

Quando penso a una persona veramente empatica immagino qualcuno che, anche con fatica ma con decisa volontà, possa compiere l’azione di mettersi accanto a me e di guardare dalla mia stessa posizione per comprendere realmente ciò che sto vedendo e comunicando. Successivamente, questa persona potrebbe rimanere della propria opinione, non pensarla necessariamente come me ma, ha compiuto la fatica di venire verso di me, ha compiuto un percorso, un’azione importante di condivisione  di tempi e di sguardi.

E proprio di tempi e sguardi è bene disquisire. Potrebbe apparire strano ma noi italiani, con un bagaglio lessicale e grammaticale molto ampio e antico non abbiamo, nel nostro vocabolario, un termine in grado di mettere insieme tempo e ascolto. I Greci, invece, avevano coniato una parola incredibile: Kairós, ovvero il termine che unisce il tempo debito, quello opportuno (un tempo adeguato, non anticipato né ritardato) con l’ascolto. Un  ascolto privo di fraintendimenti, di pregiudizi che porta alla scoperta dell’altro e che conduce verso l’altro.

Pensare al termine kairós induce a pensare, in un certo senso, a un  “dono”, ovvero a riflettere sul fatto che nella nostra vita quotidiana dovremmo dare maggiormente importanza al tempo, allo spazio e all’ascolto… Un ascolto empatico, un regalo per tutti, in primo luogo per noi e per tutti coloro che ci stanno attorno…

L’Empatia nella comunicazione e nell’atto educativo

Comunicare: parola preziosa e fondamentale in ambito educativo e non solo…

Potersi esprimere, parlare, è un bisogno primordiale, naturale, spontaneo, ma sempre più spesso confondiamo il verbo “comunicare” con “parlare”. Infatti, quando parliamo non necessariamente significa che stiamo realmente comunicando. Comunicare è un processo molto più complesso rispetto al semplice procedimento di parlare. Usando una metafora potremmo dire che “sentire” è una cosa e “capire” è un’altra. Per la comunicazione è lo stesso.

Innanzitutto è bene sottolineare che quando comunichiamo prima che con la voce, comunichiamo attraverso molti altri fattori e variabili che condizionano il processo comunicativo.

Ma cosa si intende per empatia?

Rendere il senso dell’esperienza empatica attraverso le parole è un’operazione molto difficile, in quanto tale complessa e intensa esperienza si basa su un delicato equilibrio di riconoscimento delle somiglianze, ma anche delle differenze con gli altri.

Il termine empatia deriva dal greco empatheia – εμπάθεια e significa “sentirsi dentro l’altro”.

L’empatia è l’abilità di saper entrare nello schema di riferimento dell’altro, la capacità di vedere il “mondo” con gli occhi dell’altro e avere informazioni dal suo punto di vista sia razionale che emotivo (pensieri, vissuti, emozioni, significati) per poter capire le sue richieste e i suoi bisogni. E’ l’abilità di aprirsi all’esperienza di un’altra persona, di seguire, afferrare, comprendere il più pienamente possibile l’esperienza soggettiva della “persona”, ponendosi dal suo stesso punto di vista, senza assumerlo come proprio. E’ la capacità di percepire lo schema di riferimento interno di un altro con accuratezza e con le componenti emozionali e di significato ad esso pertinenti, come se si fosse l’altro, ma senza mai perdere di vista questa condizione di “come se”. Significa perciò sentire la preoccupazione, l’emozione di un altro come lui la sente e di percepire le situazioni come lui le percepisce, ma senza mai dimenticare che è “come se”.

Se questa condizione di “come se” manca, allora non parliamo più di empatia, ma di identificazione

Empatia non è “Io, al suo posto in quella situazione farei, penserei, deciderei, proverei”.

Empatia è contatto e riconoscimento di ciò che mi appartiene, quindi anche di ciò che io farei, penserei, deciderei, proverei in quella stessa situazione, è capacità di silenziare ciò che mi appartiene per “vedere il mondo con gli occhi dell’altro” (compiere l’azione di andare verso l’altro di cui abbiamo parlato prima) e quindi poter riconoscere, accettare e comprendere, senza giudizi e interpretazioni, ciò che l’altro percepisce, pensa, prova o decide e fa in quella stessa situazione

Nell’atto educativo, ad esempio, essere empatici significa essere prima di tutto consapevoli. Essere consapevoli del proprio ruolo professionale, del proprio bagaglio conoscitivo, delle proprie convinzioni. L’empatia va alimentata attraverso la distinzione. Bisogna distinguere per rimanere in contatto con il proprio ruolo e con il proprio sistema di riferimento. Solo distinguendo possiamo riconoscere il nostro io, la nostra emotività per evitare reazioni difensive e/o conflittuali. In sostanza, attraverso la distinzione possiamo attuare un processo di trasparenza nei rapporti e nelle comunicazioni. Grazie alla trasparenza l’interlocutore percepisce lealtà e fiducia ma, se questa viene a mancare, la conseguenza è l’inevitabile chiusura.

Quindi essere empatici significa anche essere coerenti tra ciò che si pensa e si prova e ciò che si esprime con la comunicazione verbale e non verbale. Significa essere capaci di non emettere giudizi, separandosi temporaneamente dal proprio mondo valoriale e percettivo per immergersi in quello dell’altro, “come se” fosse il proprio. Significa evitare la direttività, il consiglio, l’interpretazione. L’empatia è pertanto un’abilità molto complessa, diversa dalla simpatia (con la quale viene fraintesa) che significa “sentire con l’altro”…

In sintesi…

Per concludere questa nostra riflessione è necessario sottolineare quanto l’azione empatica sia importante durante tutto l’arco della nostra vita dalla prima infanzia in poi. L’empatia è un’abilità che si può (e si dovrebbe) allenare, che non bisogna sottovalutare e che i bambini sono in grado di manifestare palesemente, senza pregiudizi e senza le difficoltà che invece l’adulto trova sul proprio cammino.

Probabilmente è proprio questo il segreto dei nostri bambini: che siano loro i nostri veri insegnanti? Io penso proprio di sì… Se l’adulto riuscisse a mettere da parte il proprio ego potrebbe facilmente comprendere che i bambini sono i veri insegnanti dell’empatia e della kairós…


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