Giovanni Malatesta, chiamato Gianciotto (Johannes Zoctus: Giovanni zoppo) anche nei documenti ufficiali, aveva la sfortuna di essere poco attraente, oltre che zoppo. Forse per il poco fascino di cui era dotato subì l’affronto di essere tradito dalla bella e giovane moglie Francesca con il fratello, Paolo Malatesta, detto il Bello.

Paolo e Francesca – Gustave Doré

Eh sì, pare che Paolo avesse tutte quelle qualità che mancavano a Giovanni: era tanto colto, gentile e bello, quanto il fratello era (secondo tradizione) brutto, rozzo, e di animo crudele. Gianciotto non esitò a lavare l’onta del tradimento, ancora più doloroso perché l’amante della moglie era proprio suo fratello, con il sangue di entrambi.

Sotto, Paolo e Francesca sorpresi da Gianciotto, dipinto di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Delitto d’onore quindi… o forse no?

Difficile saperlo, ma in un’epoca nella quale i matrimoni nulla avevano a che fare con l’amore, ma erano piuttosto strettamente collegati a interessi politici e a intrighi di potere, si può dubitare della versione passata alla storia grazie al V canto dell’Inferno della Commedia di Dante Alighieri.

Perché il poeta toscano, raccontando la vicenda di Paolo e Francesca, voleva dimostrare quanto facilmente l’amor cortese, cantato anche da lui in giovinezza, potesse trasformarsi in tentazione e poi in peccato. A dimostrazione di ciò, nei suoi versi i due cognati si arrendono all’amore (anche fisico) mentre leggono un libro che racconta la storia d’amore di Ginevra e Lancillotto: “Galeotto fu il libro e chi lo scrisse: quel giorno più non vi leggemmo avante”.

“Quel giorno più non vi leggemmo avante”

Dante si ispirò a una vicenda reale, con personaggi esistiti veramente. Il poeta potrebbe addirittura aver conosciuto personalmente Paolo Malatesta, che fu Capitano del Popolo a Firenze tra il 1282 e il 1283. E probabilmente venne a sapere del fattaccio durante gli anni dell’esilio (1318-21) a Ravenna, visto che fu ospite di Guido Novello da Polenta, nipote di Francesca.

Dante alla corte di Guido Novello da Polenta

Cosa Dante venne a sapere della tragedia, avvenuta all’incirca una trentina d’anni prima del suo arrivo a Ravenna, non è possibile saperlo, e ha poca importanza. A lui interessava rendere Paolo e Francesca il simbolo dell’amore passionale, certo infelice e sventurato, ma pur sempre peccaminoso.

Probabilmente non ricevette molte informazioni, perché dell’omicidio non c’è traccia in nessun documento, come pochissimo si sa, del resto, della vita dei protagonisti.

Giovanni, nato intorno al 1245, era (probabilmente) il primogenito di Malatesta da Verucchio. Uomo d’armi, pare violento di carattere, aiutò Guido Minore da Polenta a sconfiggere la famiglia Traversari e diventare signore di Ravenna. Per rinforzare l’alleanza tra i Polentani e i Malatesta serviva un bel matrimonio: nel 1275 Francesca fu data in sposa a Gianciotto Malatesta. Non a Paolo il Bello, che aveva già fatto un matrimonio conveniente, ma al poco attraente Giovanni. Tanto poco attraente che le famiglie, paventando un rifiuto da parte della ragazza, pensarono bene di fare un matrimonio per procura: alla cerimonia non intervenne lo sposo, ma si presentò Paolo.

Quindi, almeno secondo il poeta Giovanni Boccaccio, Francesca fu ingannata, e scoprì il vero aspetto del marito solo dopo la prima notte di nozze

Comunque siano andate le cose, Paolo sparì per un po’ dalla vita di Francesca, che nel frattempo diede alla luce due figli, Francesco e Concordia. Poi, all’inizio del 1283, Paolo tornò a Rimini e probabilmente iniziò a frequentare la cognata, che viveva nel castello di Gradara, mentre il marito stava a Pesaro a fare il Podestà, un ruolo che gli impediva di tenere la famiglia vicina.

Il Castello di Gradara

Forse e probabilmente sono d’obbligo, perché l’unica fonte della vicenda è letteraria:

Per Dante si trattò di un delitto d’onore

Si può immaginare la scena: Gianciotto irrompe nella stanza del castello mentre Paolo e Francesca si baciano; il “Bello” tenta di fuggire da una botola, ma inciampa e cade; Francesca gli fa scudo col suo corpo, e Giovanni li trafigge entrambi. Non si sa la data esatta, né il luogo: tradizione vuole che il delitto si sia consumato nel castello di Gradara, probabilmente nel 1284.

Eppure, visto il contesto politico-familiare, le cose potrebbero essere andate molto diversamente. Perché l’uscita di scena del fratello Paolo e della moglie Francesca, agevolava molto le mire politiche di Gianciotto. Forse Giovanni era invidioso del successo del fratello, che aveva ottenuto il prestigioso incarico a Firenze dal Papa.

Più probabilmente aveva bisogno di liberarsi di Francesca, per stringere una nuova vantaggiosa alleanza politica con la città di Faenza. Tanto è vero che, dopo un minimo periodo di lutto, sposò Zambrasina Zambrasi da Faenza (che gli diede cinque figli).

E se il tradimento non avesse mai avuto luogo?

Che Paolo e Francesca fossero amanti lo attesta solo Dante, in un contesto letterario che poco ha a che fare con la realtà storica. Poi ne parla un scrittore del 14° secolo (successivo a Dante), che nelle sue cronache riminesi cita Paolo, ucciso dal fratello “causa luxuriam”.

Forse, la tresca fra i due cognati potrebbe essere stata inventata per giustificare il duplice delitto, avvenuto per ben altri motivi. Si tratta ovviamente di ipotesi, impossibili da verificare, perché non esiste nessun documento che parli dello “stano caso” avvenuto in una delle dimore dei Malatesta. Non esiste nessun resoconto nemmeno nelle cronache del tempo, probabilmente perché entrambe le famiglie, sia i da Polenta sia i Malatesta, avevano interesse a nascondere la vicenda, per non rompere la loro alleanza.

“E paion sì al vento esser leggieri”

Comunque siano andate le cose, Paolo e Francesca rimarranno per sempre il simbolo dell’amore che va oltre la morte: anche nell’oscurità dell’inferno le loro anime volano leggere nella “bufera infernal”, insieme per l’eternità.

Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.