E’ giunta finalmente l’ora di riscrivere gli indici dei libri, soprattutto quelli di Storia dell’Arte. E’ arrivato il momento di dare la giusta rilevanza all’operato di artiste donne che con la propria prospettiva sul mondo hanno lasciato un segno indelebile al pari dei propri colleghi uomini nel panorama dell’Arte internazionale. Presso l’imponente sede di Palazzo Strozzi a Firenze, fino al 12 Gennaio 2020, è possibile ammirare una emozionante serie di lavori frutto della fantasia e dell’intelletto dell’artista russa Natalia Goncharova (1981-1962), prima artista donna della modernità a cui la Fondazione Palazzo Strozzi sceglie di dedicare la propria attenzione.

Mikhail Larionov – Ritratto di Natalia Goncharova del 1915:

In un viaggio appassionante, fatto soprattutto di colori dai toni brillanti e vivaci, la mostra (curata da Ludovica Sebregondi), conduce lo spettatore in un universo che raramente potrà dimenticare, all’interno della biografia artistica di Natalia, a cavallo tra tradizione e innovazione, tra vita contadina e vita cittadina, e tra ricerca del dettaglio e ricerca dell’essenza delle cose. “Natalia Goncharova. Tra Gauiguin, Matisse e Picasso” rappresenta davvero un esempio di mostra per il piacere di tutti, in quanto presentata al grande pubblico in maniera dinamica ed efficace, ma anche minuziosamente spiegata nei particolari per gli “addetti al settore”.

In primis quello che è avvincente è proprio il percorso esistenziale di Natalia, legato a doppio filo a quello del marito Mikhail Larionov (anche lui artista), e parallelamente, come dice il titolo dell’esposizione, ad alcuni importanti e celebri nomi di quello che all’epoca era lo star system artistico. Ma non si tratta solo della storia di una vita “controcorrente”. E’ davvero la persona di Natalia Goncharova ad essere un concentrato travolgente di carisma e talento, che si traduce nella costante necessità di esprimersi attraverso il proprio inconfondibile idioma artistico, con una forza autentica e al contempo originale e prorompente. “Non ho paura della volgarità della vita, che trasformo in forme artistiche” recita il “Credo Creativo” della Goncharova nel 1913.

Oltre ad essere pittrice Natalia fu anche grafica, scenografa, performer, decoratrice, stilista, costumista e illustratrice. Nel 1910 espose dei nudi femminili e per questo fu processata per offesa alla pubblica morale e pornografia. “…Donne…dovete credere che tutti, donne comprese, hanno un intelletto a forma e immagine di Dio, che non ci siano limiti alla volontà e alla mente umana” diceva nel 1913, animando con la propria personalità e autonomia di pensiero al femminile non soltanto la scena russa.

Natalia Goncharova – Autoritratto con fiori – 1907

Se infatti Natalia e il marito si trasferirono a Parigi (dove poi entrambi si spensero anche), occorre ricordare il rapporto importante con il futurismo italiano e dunque con l’Italia. In Italia Natalia ebbe modo di incontrare Picasso, che come lei ha lavorato per l’impresario teatrale Sergei Diaghilev sui Balletti Russi. In mostra è possibile anche ammirare questa parte cosí concreta del lavoro dell’artista (vedere dal vivo alcuni dei bozzetti per gli abiti e la loro realizzazione ha veramente qualcosa di magico).

Natalia Goncharova – Washing the Canvases – 1910

Insomma, non soltanto Natalia Goncharova è un personaggio da conoscere a prescindere, e da citare con orgoglio quando si parla di artiste al femminile, ma è un segnale estremamente positivo constatare che attorno alla figura di una donna così eccezionale sia stata costruita una mostra tanto ricca e accattivante, sia dal punto di vista artistico, che dal punto di vista dell’esperienza in sè per sè (ogni sala vi travolgerà infatti con temi e colori diversi ad esempio), esperienza che lascia senza dubbio il visitatore soddisfatto della propria visita, e desideroso di saperne ancora di più.

Diana Di Nuzzo
Diana Di Nuzzo

Si occupa di Arte Contemporanea e di Arti Visive in genere. E' fissata con la Semiotica e Alice nel Paese delle Meraviglie. Si ritiene un "interprete", nel senso che traduce il linguaggio visivo in quello verbale, e vede sempre tutto in technicolor.