Le storie di Romolo e Remo, Osiride e Mosè condividono tutte un elemento comune. La passione degli antichi per qualcuno che galleggia in un fiume, ignaro del proprio destino e perseguitato da un antagonista malvagio.

La storia di Romolo e Remo

Nella storia di Romolo e Remo, i fratelli gemelli fondatori dell’antica Roma vengono adagiati lungo le acque del fiume Tevere, all’interno di una cesta, da due schiavi dopo che la madre, la principessa Rea Silvia, era stata messa a morte dal re Amulio, che aveva usurpato il trono di suo fratello, Numitore. I due bambini vengono trovati prima da una femmina di lupo, che li allatta, e poi da due contadini, Faustolo e Acca Laurenzia.

La Lupa come esposta ai musei capitolini. Fotografia di Rabax63 via Wikipedia:

La storia di Osiride

Nella storia di Osiride lui e sua moglie, Iside, sono gli amati capi del popolo egiziano. Il fratello di Osiride, Seth, è avido di potere ed escogita un piano per sbarazzarsi di Osiride. Costruisce un sarcofago galleggiante e inganna suo fratello per farlo entrare all’interno, dopodiché lo rinchiude e lo getta lungo il fiume Nilo. La sua bara galleggiante viene quindi trovata dalla regina Iside, ma è troppo tardi: Osiride è morto, ma riesce comunque a mettere incinta la moglie (!) e dal loro amore nascerà Horus.

Triade divina: Horo, Osiride ed Iside. Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

La storia di Mosè

Nella storia di Mosè, sua madre Yochebed è terrorizzata perché il Faraone ha emesso un editto per uccidere tutti i bambini maschi del regno gettandoli nel fiume. La donna lo manda alla deriva lungo il Nilo all’interno di una cesta, e il futuro profeta viene scoperto dalla figlia del faraone in persona, Bithia, che lo raccoglie e lo alleva come proprio. La madre di Mosè però non si disinteressa del figlio e si fa assumere come nutrice da Bithia stessa, che le affida il neonato su consiglio di Miriam, sorella di  Yochebed.

Il Mosè di Michelangelo. Fotografia di Jörg Bittner Unna condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Confronto delle tre storie

Fatta eccezione per alcuni dettagli, gli inizi di queste storie sono molto simili. Un antagonista rappresenta una minaccia e i protagonisti finiscono a navigare lungo il fiume. Ad aspettarli sulle rive del corso d’acqua c’è tuttavia qualcuno che, grazie alla fortuna o al caso, riesce a risolvere la situazione.

La conclusione delle tre vicende

Romolo e Remo alla fine diventano uomini, uccidono l’usurpatore Amulio e sono protagonisti di una faida fratricida per la futura città di Roma. Ha la peggio Remo, che finisce ucciso dal fratello (durante una mischia), e Romolo battezza la futura città eterna.

Anche Mosè diventa adulto e guida il suo popolo al di fuori della schiavitù egiziana verso la nuova patria. Osiride viene trovato da Seth che lo smembra in mille pezzi spargendoli per tutto l’Egitto. Iside e le altre divinità riescono però a ricomporre le parti e mummificano i resti, consentendogli di diventare così il signore dell’aldilà. Il figlio di Iside e Osiride, Horus, riesce a sconfiggere infine Seth e diviene il primo Faraone Egizio.

Le somiglianze

I racconti finiscono naturalmente in modo diverso, funzionali alla storia delle origini del popolo che era necessario glorificare. Quello dei fondatori di Roma è simile alla narrazione di Mosè perché è una femmina che li salva dalle acque del fiume, nel caso di Romolo e Remo una Lupa (che viene interpretata anche come una prostituta dalla definizione “lupanare – casa di piacere”) mentre Mosè viene salvato dalla Principessa Bithia. Anche Osiride viene salvato da una donna, in questo caso Iside, che nel tentativo di salvarlo rimane incinta.

Il fratello antagonista è presente sia nel racconto di Romolo e Remo sia in quello di Osiride e Seth. In entrambi i casi la faida si consuma a causa della volontà di uno dei due di raggiungere il potere assoluto. Naturalmente in tutte e tre le narrazioni la somiglianza più evidente è la discesa lungo il fiume.

Nut e Geb, genitori di Osiride, Iside, Nefti e Seth, separati da loro padre Shu.:

I motivi della somiglianza

1: La fondazione di una nazione implicava una versione di questa storia.

Ogni nazione antica è caratterizzata da una storia mitica, e spesso queste sono somiglianti fra loro. Gli scrittori antichi erano quindi in competizione per creare un mito più affascinante dei loro predecessori. Inoltre, nel caso del mito di Osiride e Romolo e Remo, fu Plutarco a tramandarne il mito, quindi l’autore della storia giunta sino a noi è addirittura lo stesso.

2: Le storie si ispirano a quella di Sargon il Grande

Prima del Regno Egizio, dell’Impero Romano e della civiltà Ebraica un Re, Sargon il Grande, era stato protagonista di una vicenda del tutto simile. Sargon di Akkad, il terzo sovrano unificatore dei territori Sumeri, fu re dell’Impero accadico dal 2335 a.C. al 2279 a.C. e capostipite della dinastia Akkad. Il sovrano è il soggetto di una vicenda del tutto simile a quella di Romolo e Remo e di Mosè.

Sargon il Grande, fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

 

La sua storia ci viene narrata da un testo neo-assiro del VII secolo:

Non conobbi mio padre e mia madre fu scambiata alla nascita. La mia madre scambiata mi concepì e in seguito mi partorì. Mi mise in un cesto di giunchi, sigillò il coperchio con del bitume e mi gettò nel fiume. Il fiume mi portò alla casa di Akki, estrattore d’acqua, il quale mi prese come figlio e mi allevò“.

Anche in questo caso il fiume, la cesta e il mito dell’acqua come luogo di nascita e resurrezione sono gli elementi più evidenti della vicenda, che potrebbe essere alla base di tutti i miti successivi.

3: I dettagli delle storie si sono persi nelle diverse versioni

I miti del passato ci giungono dopo secoli di rimaneggiamenti e trascrizioni di tradizioni orali che si accavallano le une sulle altre. Di Osiride scrive Plutarco nel suo “Su Iside e Osiride”, mentre di Romolo e Remo sempre Plutarco è uno degli autori maggiormente letti, nonostante non sia stato il primo a raccontarne la vicenda.

La vicenda di Mosè, che si trova narrata nella Bibbia e in altri scritti antecedenti, potrebbe riprendere alcuni elementi dalla tradizione orale riguardo il mito di Sargon, ed esser stata resa più simile alle vicende di Romolo e Remo soltanto dai traduttori di epoca successiva.

4: l’Acqua è il mezzo per la vita

Quel che traspare infine dalla narrazione è che l’acqua dolce, personificata dal fiume, è il mezzo attraverso il quale un predestinato riesce a trovare la via del proprio destino. L’acqua è stata salvifica per tutti i protagonisti, e una donna (simbolo della maternità) li ha infine tratti dalle acque consentendo loro di compiere la propria missione di vita.

Una donna e l’acqua, dunque, sono necessari ai protagonisti della fondazione di imperi, nazioni e città per riuscire a raggiungere il proprio obiettivo di vita. Al giorno d’oggi spesso ce ne dimentichiamo, ma questo antico assunto è più che mai attuale.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...