I Paradummies furono dei paracadutisti-fantoccio utilizzati dall’esercito inglese e americano durante la seconda guerra mondiale, lanciati in massa durante lo sbarco in Normandia e utilizzati sporadicamente dagli Alleati nello scenario Pacifico. Lo scopo del loro utilizzo era causare uno spostamento di forze inutili del nemico, o attrarre truppe in scenari ideali per tendere un agguato.

Alcuni di questi fantocci erano inoltre dotati di esplosivi che detonavano al contatto con il terreno, ma lo scopo non era uccidere il nemico ma convincerlo dell’effettiva presenza di uomini armati nel luogo dell’atterraggio. Oltre l’esplosivo potevano anche trasportare una radio che riproduceva i suoni tipici della guerra, come colpi di mortaio o truppe in marcia.

Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

I Paradaummies vennero chiamati “Rupert” dagli inglesi e “Oscar” dagli americani, e il grido che li accompagnava era:

Vai Rupert, combatti per il Re, per l’Inghilterra e per la Libertà

Una delle operazioni di inganno più insolite del D-Day fu quella dello sgancio di circa 400 “Rupert” in diverse zone dell’invasione, sganci volti a dare il minor numero di indicazioni possibili ai comandi tedeschi riguardo i veri punti di sbarco, le 5 spiagge denominate Omaha, Utah, Sword, Juno e Gold.

Sotto, un “Rupert” usato durante lo sbarco in Normandia. Fotografia condivisa con licenza Creative commons via Wikipedia:

Operazione Titanic

Erano le 2:00 di notte, circa 4 ore prima del primo sbarco a Omaha Beach, quando i tedeschi segnalarono paracadutisti nemici a Cahen, nelle Coutances, a Valognes e Saint-Lô. La 7° armata venne allertata in attesa dell’invasione, ma il generale Hans Speidel, una volta scoperto il trucco, abbassò l’allerta. Un lancio di fantocci indusse però il feldmaresciallo Gerd von Rundstedt a trasferire la 12 esima SS-Panzer-Division “Hitlerjugend” a Liseux. Due reparti di tedeschi, il Kampfgruppe granatieri e la riserva di fanteria della 352-esima divisione si allontanarono dalle spiagge Omaha e Gold.

Sotto, Douglas Culver illustra un fantoccio. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Flickr:

Titanic fu solo una delle operazioni di inganno che coinvolsero la Royal Air Force nel giorno dello sbarco

Altre operazioni furono la Mandrel, Glimmer e  , eseguite dalla squadriglia n°218 e n°617, e dalle squadre di inganno radar n°101 e n°214. Oltre ai soldati fantoccio vennero paracadutate delle truppe vere e proprie dello Special Air Service, SAS, che dovevano attaccare i tedeschi creando più frastuono possibile.

Le squadre della SAS fecero ascoltare ai tedeschi 30 minuti di suoni pre-registrati di uomini che urlavano ed esplodevano dei colpi di armi da fuoco, inclusi i mortai. Tutte le operazioni Titanic, in totale quattro, costarono la vita a 8 uomini della SAS, che vennero uccisi in battaglia o nel campo di concentramento di Berger-Belsen.

Sotto, la mappa con la mappa dell’operazione Titanic, Mandrel, Taxable e Glimmer:

L’operazione di depistaggio Bodyguard, che comprese anche l’esercito fantasma soprannominato “23-esima divisione”, e di cui la Titanic era una delle parti, riuscì a far sbagliare diverse mosse ai comandi tedeschi. In particolare la Titanic, i fantocci lanciati dagli Alleati e dagli Inglesi, fu confermata dalla spia Juan Pujol Garcia, nome in codice Garbo, che riuscì a far credere vere questa e altre diverse operazioni di depistaggio degli alleati.

Fotografia di Douglas Courvel condivisa con licenza Creative Commons via Flickr:

Gli Alleati furono certi che l’operazione Titanic ebbe effetto grazie a un messaggio Radio decifrato con Enigma, in cui si confermava che i tedeschi attendevano le “vere” truppe alleate lontano dagli effettivi luoghi di sbarco, sulla costa di Le Havre. Grazie all’operazione Bodyguard, per sette settimane il Terzo Reich tenne a guardia della città di Calais la 15ª Armata, mentre gli Alleati continuavano nell’opera di liberazione della Francia che li avrebbe portati, in circa 10 mesi, ad abbattere la svastica da tutti i pennoni d’Europa.

Un fantoccio utilizzato nel film “Il giorno più lungo” conservato al museo dell’aeronautica di St. Mere Eglise in Francia. Fotografia condivisa con licenza Creative Commons via Wikipedia:

Fonte: Encyclopedia Britannica.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...