Sono le 2:42 di pomeriggio dell’11 aprile 1945, al largo della costa dell’isola di Kikaijima, nelle acque giapponesi. Uno Zero Nipponico si sta lanciando con il suo carico di esplosivo contro la USS Missouri, la nave che divenne poi teatro della firma della resa Giapponese e che pose definitivamente la parola fine alla Seconda Guerra Mondiale. A bordo dell’aeroplano c’è un ragazzo, Setsuo Ishino, che ha appena 19 anni.

Con sé porta un carico da 226 chilogrammi di esplosivi, un quantitativo sufficiente a provocare un enorme danno alla nave, se non di affondarla

Sotto, Setsuo Ishino:

Nonostante la violenza delle difese contraeree, lo Zero si avvicina alle mura di sinistra della Missouri, e tenta di schiantarsi contro la nave sotto al ponte principale, a 6 metri altezza dall’acqua circa.

Sotto, lo Zero Giapponese sta per schiantarsi contro la Missouri. Fotografia di Len Smith, il cuoco della nave:

L’aereo riesce a colpire la nave, ma il danno che produce è solo meccanico. L’esplosivo a bordo dell’aeroplano infatti non detona, e i danni si limitano a un piccolo incendio e ad alcune parti della nave rotte. Sul ponte della Missouri giungono alcune parti dell’aeroplano e la parte superiore del corpo di Ishino, ovviamente morto nell’impatto.

Sotto, la USS Missouri negli anni ’80:

Le ali vengono usate dall’equipaggio per realizzare souvenir, mentre il Capitano della Missouri, William M. Callaghan, ordina che il corpo del pilota venga conservato e destinato a un funerale con gli onori di guerra. Il cadavere viene trasportato nell’infermeria e spogliato di tutti i vestiti rimanenti (compresi occhiali e casco da aviatore), e poi messo all’interno di un sacco appesantito con stracci per mascherare l’inganno.

Sotto, il capitano William Callaghan:

Come è facile immaginare, l’equipaggio è invece desideroso di vendetta, e non vuole un funerale per un nemico tanto “odioso” come un giapponese. I nipponici sono famosi per la Marcia della morte di Bataan, dove morirono un imprecisato numero di soldati statunitensi prigionieri, per il Massacro di Nanchino e, forse primo evento per importanza, per l’attacco a Pearl Harbor, effettuato senza una preventiva dichiarazione di guerra.

Nonostante questi dati di fatto, il capitano Callaghan rimane fermo nella propria decisione

La sua determinazione a fornire un momento di rispetto a un pilota nemico è inamovibile, anche se non facile. Due anni prima aveva infatti perso il fratello, Daniel Callaghan, perito durante uno scontro contro l’esercito giapponese. Eppure, ordina agli uomini di recuperare quanto più possibile del corpo del pilota e conservarlo in una sacca dell’infermeria. Il giorno seguente Setsuo Ishino viene sepolto in mare con tutti gli onori, con la bandiera giapponese che copre la sacca con i resti dell’uomo.

Il cappellano della nave pronuncia alcune parole di rito, e viene sparata una raffica di fucile per onorare il nemico caduto

I resti di Ishino vengono quindi gettati in mare.

Secondo il direttore del museo della USS Missouri, oggi ancorata a Pearl Harbor, Callaghan affermò che la cerimonia era:

Un tributo a un compagno guerriero che aveva mostrato coraggio e devozione, e che aveva pagato con il bene più alto il servizio al proprio paese

Poco dopo l’evento, il 14 Maggio 1945, il capitano Callaghan (in seguito salito sino al grado di vice-ammiraglio) cedette il comando della Missouri al Capitano Stuart Murray, che organizzò le operazioni per la firma della resa giapponese del 2 Settembre 1945.

Sotto, la Resa del Giappone del 2 Settembre 1945 firmata sul ponte della Missouri:

Junko Kamata, nipote del pilota caduto, dichiarò: “Voglio ringraziare il capitano Callaghan per la sua considerazione umanitaria per i soldati kamikaze“. Minoru Shibuya, console generale giapponese, definì le azioni di Callaghan “un atto glorioso per salutare il coraggio [del pilota]“. Nonostante l’immediato malcontento generale dei militari a bordo e la loro frustrazione per l’accaduto, in un ritrovo di molti anni dopo, nel 1998, l’approvazione per il gesto del Capitano Callaghan fu generale.

Tutte le immagini sono di pubblico dominio. Fonte: Wikipedia.

Matteo Rubboli
Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...