Boston, aprile 1721: la nave Seahorse attracca nel porto dalla città, arrivata dalle Indie Occidentali (corrispondenti grossomodo alle isole del Centro America) con il suo carico di merci e di morte. A bordo ci sono persone che hanno contratto il vaiolo, la più terribile e temuta tra le malattie infettive. Non c’è cura, se non la quarantena, sia per le navi attraccate in porto sia per le persone colpite in città, che vengono isolate nel lazzaretto.

Veduta di Boston, 1720-1740 circa

C’è un fuggi fuggi generale: gli abitanti di Boston scappano verso la campagna, l’economia della città si blocca, e in cinque mesi si contano un centinaio di morti.
In meno di un secolo, è la sesta epidemia di vaiolo che colpisce la città.

A Boston vive Cotton Mather (1663-1728), che è un personaggio assai influente, scrittore prolifico e importante ministro della chiesa, esponente di spicco del puritanesimo. Può essere considerato l’artefice di quel clima di sospetto e paura che provoca la caccia alle streghe di Salem, influenza le sentenze durante i processi, prima di chiamarsene fuori per l’evidente parzialità dei giudici, ma questa è un’altra storia.

Cotton Mather

Mather, com’era d’uso all’epoca, possiede degli schiavi, tra i quali ce n’è uno particolarmente sveglio, Onesimus, “un giovane, che è un negro, di un aspetto e temperamento promettenti”. Il suo padrone ne parla come di un “Guramantese”: forse appartiene al popolo dei Berberi, forse proviene dal Ghana o dal Sudan. Al momento dell’acquisto di uno schiavo non è cosa di secondaria importanza appurare se avesse già contratto il vaiolo (la malattia immunizza da successivi contagi). Mather riferisce questa conversazione:

Interrogando il mio negro, Onesimus, che è un tipo piuttosto intelligente, se avesse mai avuto il vaiolo, rispose, sia sì che no; e poi mi disse che aveva subito un’operazione, che gli aveva dato qualcosa del vaiolo e che lo avrebbe preservato per sempre; aggiungendo che era spesso usato tra i Guramantesi e chiunque avesse avuto il coraggio di usarlo era per sempre libero dalla paura del contagio“.

Onesimus descrive qualcosa di già conosciuto in altre parti del mondo, la variolazione:

Inoculare in una persona sana, attraverso una ferita, l’essudato di un paziente malato non in forma grave

La procedura viene usata in Africa, in India, in Cina (dove probabilmente viene sperimentata per la prima volta), nell’impero ottomano, una pratica tramandata di generazione in generazione nelle famiglie dei guaritori.

Incisione del 1802, Confronto fra le lesioni del vaiolo (a sinistra) e della variolizzazione 16 giorni dopo l’inoculazione (a destra):

A Boston la variolazione è sconosciuta, e Mather cerca di convincere i medici della città a sperimentarla. Si trova davanti un muro di ostilità, sia da parte dei dottori sia da parte del clero. I medici lo accusano di voler violare le basi stesse della medicina, infettando individui sani, mentre il clero e i credenti puritani non tollerano chi tenta di ribellarsi alla volontà di Dio:

Le epidemie sono considerate eventi con i quali il Padreterno dimostra la sua collera

Solo il dottor Zabdiel Boylston si dimostra interessato all’esperimento, tanto da provarlo sul suo unico figlio e su due schiavi. Nonostante le intimidazioni ricevute, Boylston “infetta” 242 persone, un numero irrisorio rispetto agli 11.000 abitanti che conta Boston.
Da aprile 1721 a febbraio 1722, quando cessa l’epidemia, muoiono 844 persone, un ammalato su sette. Tra le 242 persone variolizzate da Boylston sono in sei a sviluppare la malattia con esito mortale, una su quaranta.

Immagine della schiavitù negli Stati Uniti d’America George Bourne, 1780-1845

La resistenza dei cittadini di Boston, dei medici, dei ministri della chiesa, nasce da un forte pregiudizio: viene considerata una pratica pagana, che arriva direttamente dall’Africa. Quale buon bianco puritano avrebbe voluto avere a che fare con qualcosa che arrivava da un continente selvaggio e senza Dio. Loro, i Bostoniani, seguono la parola del Signore, e la sua volontà. Allora, che sia fatta la volontà di Dio, in fondo è lui che decide quando finisce il tempo concesso a ogni uomo.

Alla fine comunque, anche loro si arrendono agli evidenti benefici dell’inoculazione del vaiolo, e nel giro di qualche anno la pratica si diffonde.

Mather continua a scrivere e muore nel 1728. Boylston va a Londra, dove nel 1724 pubblica i risultati sulla prevenzione del vaiolo e diviene membro della Royal Society.

Nel 1721 un’epidemia di vaiolo colpisce anche Londra, e nella capitale britannica è una donna, Lady Mary Montagu, a far conoscere la pratica dell’inoculazione, sperimentata su suo figlio, a Costantinopoli, dal medico italiano Jacopo Pilarino. Al contrario di Boston, la variolazione viene accolta con entusiasmo (forse perché proviene da un medico italiano) a Londra, tanto che vi si sottopongono anche i componenti della famiglia reale.

Di Onesimus invece non si sa quasi nulla, se non che diventa un uomo libero ancor prima dello scoppio dell’epidemia. Mather lo affranca a malincuore, tacciandolo in seguito di malvagità e immoralità, ma evidentemente è un giudizio dettato dalla collera, se nel momento dell’epidemia non esita a far tesoro di ciò che l’uomo gli aveva detto, dandogliene credito.

Alla fine la città di Boston è talmente riconoscente allo schiavo africano da inserirlo, nel 2016, tra i 100 migliori bostoniani di tutti i tempi

Nel 1798 l’inglese Edward Jenner sviluppa un vaccino contro il vaiolo, che segna il decisivo passo avanti nella lotta alla malattia. Con buona pace dei no-vax.

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Annalisa Lo Monaco
Annalisa Lo Monaco

Lettrice compulsiva e blogger “per caso”: ho iniziato a scrivere di fatti che da sempre mi appassionano quasi per scommessa, per trasmettere una sana curiosità verso tempi, luoghi, persone e vicende lontane (e non) che possono avere molto da insegnare.