Protetto in uno scrigno di roccia, guardiano secolare della Valle Scrivia, in Liguria, il Castello della Pietra di Vobbia (in genovese: Castello de Pria), è uno degli esempi di architettura medievale più spettacolari presenti in Italia.

Sotto, il Castello di Vobbia, antica fortificazione ligure. La fortezza è costruita tra due speroni di roccia suggestivi. Immagine di Andou, licenza CC BY-SA 3.0 via Wikipedia

Situato nel Parco naturale regionale dell’Antola, il castello è composto da due edifici, e presenta un avancorpo disposto su tre piani. Un maestoso salone centrale accoglie i visitatori, stupendoli con un soffitto a volte e con rientranze dove un tempo grandi camini scaldavano l’ambiente. Per l’autonomia del castello, fondamentale è stata la costruzione di un sistema di cisterne in grado di raccogliere l’acqua piovana, ancor oggi visibili attraverso camminamenti interni ed esterni. Le verdeggiante natura circostante fa da cornice al luogo, ed è osservabile attraverso chiostri esterni e passerelle di recente costruzione.

Sotto, il salone centrale del castello. Immagine di Davide Papalini, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikipedia

Il castello custodisce fra le sue mura, oltre a innumerevoli storie, il mistero della sua edificazione. Sebbene i ricercatori siano concordi sul datarne la costruzione prima o attorno al XII secolo, non esistono documenti ufficiali che possano confermare o smentire tale ipotesi. Tra le poche fonti attendibili vi sono gli “Annali”, del XIII secolo, dello storico Caffaro, dove viene descritto l’aspetto del castello esattamente come appare oggi.

Addentrandosi nell’ancora lacunosa storia del Castello della Pietra, si evince che i suoi primi abitanti, secondo quanto riportato da cronache di epoca Longobarda, furono i monaci provenienti dall’Abbazia di San Colombano di Bobbio, in Emilia-Romagna, i quali possedevano allora il dominio della zona.

Sotto, la visuale del castello visto dal sentiero sottostante. Immagine di Davide Papalini condivisa con licenza CC BY-SA 3.0, via Wikipedia

Caratteristica peculiare di questo ordine monastico era quella di insediarsi in edifici ricavati da formazioni rocciose profonde, o di costruirli in posti arroccati, difficilmente raggiungibili; luoghi raccolti e impervi dunque, che potessero proteggerli dalle intemperie e dagli assalitori. Non è difficile immaginare il loro stupore di fronte al grandioso conglomerato roccioso, luogo ideale per un’imprendibile fortezza.

Lo scopo del castello mutò, quando divenne roccaforte militare strategica sotto la famiglia dei Della Pietra, che vi si insediò nel 1252 circa (come testimoniano da alcuni documenti, che citano come feudatario della zona Opizzone della Pietra).
Fu proprio lo stretto legame che si instaurò tra il castello e la famiglia che le fece guadagnare l’appellativo di “della Pietra”.

Sotto, veduta esterna del castello. Immagine di Davide Papalini, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikipedia

L’ultimo discendente a possedere il castello fu Guglielmo della Pietra; dopo la sua morte, furono i nobili genovesi Spinola ad ottenere la proprietà della fortezza, fino al 1518, quando essa venne ceduta, il 7 Giugno 1518, da Tolomeo Spinola tramite lascito testamentario ai fratelli Antoniotto e Gerolamo Adorno.

Il Castello della Pietra fu casa di numerosi nobili liguri per altri due secoli: preda di vandali nel 1579, ma riconquistato da Giorgio Centurione per il volere del Senato della Repubblica di Genova, esso sembrava destinato a rimanere una fortezza militare solida e affidabile.

Sotto, la vista dal torrione del castello. Immagine di Davide Papalini, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikipedia

Tuttavia, alla fine del XVIII secolo, il suo declino divenne concreto e inevitabile.

Quando Napoleone Bonaparte arrivò in Italia, nel 1797 il veto che egli pose al sistema dei Feudi Imperiali (i territori che erano fino ad allora dipendenti dal Sacro Romano Impero) tramite il Trattato di Campoformio, decretò la fine dello scopo del Castello come fortezza militare: fu così che il suo ultimo castellano, Michele Bisio, dovette abbandonarlo.

Sotto, l’originale del Trattato di Campoformio del 17 Ottobre 1797. Immagine di ArchivesNationalesBot, Pubblico Dominio via Wikipedia

Qualche anno più tardi, il castello venne avvolto dalle fiamme di un disastroso incendio, il quale avrebbe irrimediabilmente portato la struttura a un progressivo degrado. In rovina, ma ancora in possesso della famiglia Adorno, l’edificio passò poi in mano ai Cusani Visconti nel 1882, che a loro volta lo vendettero a Giovanni Battista Beroldo di Vobbia nel 1919. Fu grazie a quest’ultimo se, nel 1979, il Castello della Pietra divenne finalmente proprietà pubblica, venendo da lui donato al comune di Vobbia.

Sotto, una targa commemorativa in memoria di Giovanni Battista Beroldo. Immagine di Davide Papalini, licenza CC BY-SA 3.0, via Wikipedia

E finalmente, nel 1981, i lavori di restauro cominciarono a riportare alla luce il vero aspetto che la magnifica fortezza doveva aver sfoggiato in epoca medievale. Perla tra le rocce, il Castello della Pietra affascina chiunque vi posi lo sguardo. Ad aumentarne l’inestimabile valore storico e culturale, è il suo potere di far viaggiare l’immaginazione di chi lo osserva, che incondizionata da fatti storici documentati, può ipotizzare e sognare dei suoi antichi fasti, avvenimenti, conflitti e abitanti.

E se, alla sua vista, dovessero mancare le parole, il poeta genovese Edoardo Firpo ne ha scritte alcune di grande bellezza, per colmare i nostri stupefatti silenzi:

“Grigio dragone quassù pietrificato,
che ha ancora potenza di magia,
ecco da Vobbia rapida e sonante… il Castello della Pietra”

Sotto, un bel video mostra il Castello della pietra anche dal cielo:

Categorie: Storia

Cecilia Fiorentini

Cecilia Fiorentini

Sono una studentessa di lingue e letterature straniere, ho 24 anni e una grande passione per l'editoria e la scrittura. Mi diletto nella lettura di saggi sull'archeologia misterica, sulla spiritualità e sulle credenze di antichi popoli come Egizi, Vichinghi o Nativi Americani.