Tutti sappiamo che gli Stati Uniti d’America sono dal 1776 una Repubblica, tuttavia pochi sanno che per un periodo ci fu un uomo che si proclamò Imperatore degli Stati Uniti d’America e protettore del Messico.

Si chiamava Joshua Abraham Norton e nacque nella Londra di inizio ‘800 da genitori di origine irlandese. I genitori viaggiavano per lavoro e pertanto il giovane Joshua trascorse l’infanzia in Sudafrica prima di emigrare, per inseguire il suo sogno, a San Francisco, dove, con l’eredità del padre pari a 40.000 dollari, si buttò a capofitto negli affari, facendo fortuna.

Tuttavia arrivò un giorno del 1855 in cui la dea bendata gli voltò le spalle

Quell’anno la Cina aveva bloccato le esportazioni di riso a causa di una carestia, causando un enorme aumento del prezzo del cereale. Così, quando Norton apprende che nel Porto di San Francisco stava per approdare una nave di ritorno dal Perù carica di riso, decide seduta stante di acquistare l’intero carico.

L’imperatore Norton in divisa e abiti militari, con la mano sull’elsa di una sciabola cerimoniale, fotografia del 1875:

Subito dopo aver firmato il contratto, molte altre navi cargo tornano dal Perù con partite di riso, e il prezzo torna immediatamente al livello precedente. Joshua è rovinato, ma non si dà per vinto: intraprende una causa legale che andrà avanti fino al 1857 per rendere nullo il contratto, portando come giustificazione il fatto che la qualità del riso non era quella pattuita e che quindi il venditore lo avrebbe ingannato.

La corte gli dà torto

Ormai senza più un soldo, Joshua si allontana da San Francisco per una sorta di esilio volontario. Fa ritorno in città nel 1859, in evidente stato di confusione mentale. Persi i suoi averi, quello che un tempo era stato un rampante imprenditore entra ora a far parte della schiera dei poveri e dei disadattati che affollano le strade della città. Ma nel suo breve esilio Joshua ha maturato, anche a causa della sua vicenda personale, una visione precisa sull’inadeguatezza del sistema giudiziario americano e sull’ingiustizia degli organi politici del suo paese. Così, presa carta e penna, scrive ai giornali cittadini una risoluzione in cui si proclama imperatore degli Stati Uniti.

Una rappresentazione fantasiosa di Norton vestito da Papa ai funerali del cane randagio Lazzaro:

È il 17 settembre del 1859, e la lettera recita così:

A perentoria richiesta e desiderio di una larga maggioranza di questi Stati Uniti, io, Joshua Norton, un tempo cittadino di Algoa Bay, Capo di Buona Speranza, e oggi e per gli ultimi scorsi 9 anni e 10 mesi cittadino di San Francisco, California, dichiaro e proclamo me stesso Imperatore di questi Stati Uniti; e in virtù dell’autorità in tal modo acquisita, con la presente ordino ai rappresentati dei diversi Stati dell’unione di riunirsi in assemblea presso il Music Hall di questa città, in data primo Febbraio prossimo venturo, e lì procedere alla modifica delle leggi esistenti dell’Unione al fine di correggere i mali sotto i quali questa nazione si trova ad operare, e in tal modo ripristinare la fiducia, sia in patria che all’estero, nell’esistenza della nostra stabilità e integrità.

Norton I, imperatore degli Stati Uniti“.

Il suo proclama venne ignorato da tutti tranne che che dal San Francisco Bulletin che lo pubblicò, un trafiletto che infine gli generò una grandissima fama. I cittadini gli si avvicinavano, gli chiedevano consiglio e lui si procurò una vecchia uniforme blu e un bastone che usava a mo’ di Sciabola.

Un annuncio senza data dell’imperatore Norton I in merito all’assunzione delle sue prerogative da parte di “alcune parti” esposte al Wells Fargo History Museum di San Francisco, in California.:

Nel 1859 ordinò al Congresso di sciogliersi, si nominò anche Protettore del Messico e soprattutto iniziò a stampare monete e banconote di piccolo taglio con la sua effige con le quali pagava i vari negozianti, che accettavano di buon grado il denaro dell’uomo.

I cittadini iniziarono a volergli bene e a rispettarlo; addirittura una volta un poliziotto lo arrestò e la comunità si mobilitò in massa per farlo scarcerare. Anche la polizia iniziò a portargli un bonario rispetto e ogni volta che passava lo onorava il saluto ufficiale.

Una volta, durante una sommossa Anti-Cinese, il suo intervento fece placare gli animi: si mise fisicamente fra le fazioni pur di fermarli. La sua vita proseguì in modo bizzarro sino al 1880, quando Norton morì, e al suo funerale si radunarono 30.000 cittadini per dare l’ultimo saluto al loro imperatore, una folla immensa per un uomo che era considerato tutto tranne che un infermo o un “pazzo”.

Sotto, 10 Dollari di Norton I:

Chi fosse realmente Norton è un mistero, un soggetto affetto da disturbi mentali, o un “vero imperatore”, non si saprà mai. L’uomo fu oggetto di leggende e ne fu millantata una presunta parentela con Napoleone III, mentre altri invece dissero che fosse promesso sposo della regina Vittoria. Tuttavia, oggi la sua figura è riconoscibile nella figura del Re nel romanzo “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, che fu suo concittadino e uno fra i suoi più sfegatati sostenitori.

Una targa del 1939 commemora il ruolo di Norton nella storia del Bay Bridge era originariamente alla Cliff House, San Francisco e poi al Transbay Terminal, oggi demolito. Ora si trova al Transbay Transit Center. Fotografia di pubblico dominio via Wikipedia:

Oggi non si ricorda molto della sua figura fatto sta che, pur non essendolo per davvero, Norton fu un vero Sovrano.

Vittorio d Andrea
Vittorio d Andrea

Studente di giurisprudenza da sempre con la passione per le persone che hanno fatto la storia! In particolare per le donne e le dinastie reali europee.