Dimenticate muri grigi, uffici angusti, ore trascorse nella Metro per raggiungere il vostro luogo di lavoro e la fibra ottica; immaginate di accendere il computer di fronte ad un’isola disabitata, cullati dalle onde del mare e rinfrescati dalla brezza del mattino. Non è un sogno impossibile ma quello che offre CoBoat, il primo spazio di lavoro condiviso che si trova sopra ad una barca che gira per il mondo. L’idea nasce da alcuni innovatori in vacanza in Thailandia, che hanno realizzato il proprio sogno di viaggiare in compagnia di altri innovatori.

L’idea si è subito trasformata in business, in grado di collezionare centinaia di prenotazioni da tutto il mondo. Lavorare in uno spazio comune con altre persone simili è certamente stimolante, ma farlo in un catamarano da 25 metri è qualcosa di assolutamente unico, originale e al tempo stesso divertente.

L’imbarcazione è alimentata interamente a energia solare ed eolica con un generatore di riserva in caso di guasti, e consente a 20 persone di vivere e lavorare in ogni parte del globo. I 20 partecipanti saranno accompagnati da un capitano, un cuoco, un community manager e, sulle tratte più impegnative, alcuni marinai di supporto. I passeggeri possono accedere a internet, lavorare sui computer portatili, rilassarsi in cabine condivise, mangiare e bere sotto le stelle ed esplorare, di volta in volta, differenti luoghi di tutte le nazioni della terra.

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La vacanza non è infatti standard per tutti ma prevede diverse rotte in base al periodo dell’anno, a prezzi che partono da 980 euro fino a quasi 3000, e prevedono il pacchetto tutto compreso. Sino ad oggi CoBoat ha venduto oltre 125 posti e alcune settimane dell’anno non sono più prenotabili, con il cliente tipo che di mestiere è grafico, programmatore, blogger, imprenditore e, più in genere, un innovatore. Per maggiori informazioni e magari per prenotare una settimana di lavoro in vacanza questo il sito ufficiale di Coboat.

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Categorie: Viaggi

Matteo Rubboli

Matteo Rubboli

Sono un editore specializzato nella diffusione della cultura in formato digitale, fondatore di Vanilla Magazine. Non porto la cravatta o capi firmati, e tengo i capelli corti per non doverli pettinare. Non è colpa mia, mi hanno disegnato così...